"Cittadinanza a punti", il Garante Privacy avvia istruttorie su tre progetti
“Cittadinanza a punti”, il Garante Privacy avvia istruttorie su tre progetti
Per il Garante Privacy sono preoccupanti i meccanismi di scoring che premiano i cittadini “virtuosi”, a causa dei rischi connessi a meccanismi di profilazione che comportino una sorta di “cittadinanza a punti” e delle possibili conseguenze sui soggetti più vulnerabili
Diversi enti locali stanno mostrando un interesse crescente verso iniziative basate su soluzioni di tipo premiale, che fanno ricorso a meccanismi di scoring associati a comportamenti “virtuosi” del cittadino in diversi settori (ambiente, fiscalità, cultura, mobilità, sport). Tale interesse per questa sorta di “cittadinanza a punti” ha richiamato l’attenzione del Garante Privacy.
L’Autorità ha avviato, infatti, tre istruttorie – d’ufficio e su segnalazione – relative a una serie di progetti promossi da soggetti pubblici e privati, i quali prevedono l’assegnazione di punteggi anche riguardo a raccolte di dati conferiti “volontariamente” dagli interessati.
“Gli interventi dell’Autorità – spiega il Garante in una nota – si sono resi necessari a causa dei rischi connessi a meccanismi di profilazione che comportino una sorta di “cittadinanza a punti” e dai quali possano derivare conseguenze giuridiche negative sui diritti e le libertà degli interessati, inclusi i soggetti più vulnerabili”.
“Il Garante – si legge nella nota – si riserva l’adozione di eventuali provvedimenti conseguenti ai risultati delle istruttorie in corso”.
Cittadinanza a punti, le istruttorie
Un’istruttoria appena avviata riguarda il “Progetto Pollicino”, un’indagine statistica a carattere sperimentale – promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, dal Ministero della transizione ecologica e dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili – attraverso la quale il cittadino viene invitato a condividere i propri dati (apparentemente “in forma anonima”), per consentire un’analisi della mobilità.
Al termine dell’indagine, è previsto che il cittadino riceva premi offerti dai partner privati del Progetto. L’indagine interesserà per primo il Comune di Bologna; l’Autorità ha quindi richiesto chiarimenti alla Fondazione, al Comune di Bologna e ai Ministeri interessati per conoscere, in particolare, il ruolo dei soggetti pubblici e privati coinvolti, la base giuridica del trattamento, le modalità di funzionamento del sistema dell’app e i trattamenti ad essa connessi.

Un’altra istruttoria recentemente avviata su temi analoghi ha riguardato l’iniziativa “smart citizen wallet” del Comune di Bologna, nell’ambito della quale è previsto che i cittadini possano aderire su base volontaria ad un sistema che consente di accumulare “crediti” all’interno del proprio “wallet” (portafoglio), da spendere accedendo ad una serie di premi/incentivi messi a disposizione dal Comune e da partner accreditati.
In precedenza, infine, il Garante si è occupato di un progetto avviato dal Comune di Fidenza, che aveva introdotto, con proprio Regolamento, la cosiddetta “carta dell’assegnatario” degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
“Anche in questo caso – spiega il Garante – è previsto un meccanismo di scoring associato al comportamento tenuto dagli assegnatari degli alloggi, attraverso un sistema di punteggio finalizzato al riconoscimento di benefici e sanzioni, inclusa la risoluzione e/o la decadenza del contratto di locazione, con possibili conseguenze pregiudizievoli in capo a categorie di soggetti vulnerabili”.
Nel richiamare tutti gli enti locali a valutare con la massima attenzione eventuali future adozioni di progetti di “social scoring” o sue derivazioni, il Garante ribadisce, dunque, la necessità che queste iniziative siano sempre e comunque anticipate da puntuali valutazioni di impatto e rispettino i principi fondamentali del Regolamento Ue.

