Lavoro minorile, Unicef: in Italia scarsa percezione dei rischi e alta disinformazione (fonte foto: pixabay)
Lavoro minorile, Unicef: in Italia scarsa percezione dei rischi e alta disinformazione
Si è insediato l’Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile dell’Unicef. I dati ufficiali in Italia parlano di oltre 50 mila minorenni coinvolti nel mondo del lavoro nel 2021 ma va aggiunto chi lavora senza contratto. È una piaga ancora sottostimata
«In Italia c’è una scarsa percezione del lavoro minorile e dei rischi legati al suo sfruttamento, un’elevata disinformazione e sottovalutazione di un tema che può creare enormi danni a tutti i minorenni coinvolti». Così la presidente del Comitato Italiano per l’Unicef Carmela Pace per l’insediamento dell’Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile.
Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile
Ieri a Roma, presso la sede nazionale dell’Unicef, si è infatti insediato l’Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile sia regolare, sia irregolare, alla presenza, tra gli altri, della Presidente del Comitato Italiano per l’Unicef, Carmela Pace e del prof. Domenico Della Porta, docente straordinario di Medicina del Lavoro, nonché coordinatore dell’Osservatorio.
Qual è la dimensione del lavoro minorile in Italia?
Sostiene il coordinatore Della Porta: «Nel 2021 sono stati oltre 51.600 (fonte: INPS) i minorenni coinvolti nel mondo del lavoro, in aumento rispetto ai 35.505 del 2020; sono soprattutto lavoratori dipendenti (oltre 45mila), ma sono anche 4.653 i minorenni impegnati come operai agricoli. A questi dati vanno aggiunti i minorenni che lavorano senza contratto, che intendiamo individuare e monitorare come Osservatorio».
«In Italia c’è una scarsa percezione del lavoro minorile e dei rischi legati al suo sfruttamento, un’elevata disinformazione e sottovalutazione di un tema che può creare enormi danni a tutti i minorenni coinvolti. Per questo, come Comitato Italiano per l’Unicef abbiamo avviato oggi l’istituzione di un Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile sia regolare, sia irregolare, partendo dall’analisi dei danni provocati alla salute del minorenne, dovuti all’esposizione a rischi lavorativi e dalle modalità di identificazione di tali rischi e pericoli sul posto di lavoro», ha dichiarato Carmela Pace, Presidente del Comitato Italiano per l’Unicef.
All’Osservatorio per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile hanno aderito finora: l’Associazione Italiana Aziende Ospedaliere Pediatriche, la Fondazione Studi Consulenti per il Lavoro e il Laboratorio di “Sanità pubblica per l’analisi dei bisogni di salute delle comunità” dell’Università di Salerno. Anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro è stata invitata a partecipare ai lavori dell’Osservatorio.
Presentato oggi l’Osservatorio sui danni alla salute da #lavorominorile, promosso dall’UNICEF con il coordinamento del prof. Domenico Della Porta e
con l’adesione di @FondazioneStudi @AopiOspedali Laboratorio Sanità Pubblica @UniSalerno 👉 https://t.co/nBYMmjXJ6Q pic.twitter.com/VrWQqcMZl2— UNICEF Italia (@UNICEF_Italia) June 28, 2022
Lavoro minorile, piaga mondiale
Il lavoro minorile è una piaga globale che non risparmia l’Italia. In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile dello scorso 12 giugno, Save the Children ha ricordato che sono milioni nel mondo i bambini e gli adolescenti a cui viene sottratta l’infanzia, perché costretti a lasciare la scuola e a lavorare.
«A livello globale, sono 160 milioni i bambini tra i 5 e i 17 anni, nelle maglie dello sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà – 79 milioni – costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che possono danneggiare la loro salute ed il loro sviluppo psico-fisico. Alcune stime parlano di 9 milioni di bambini in più che rischiano di essere spinti verso il lavoro minorile entro la fine di quest’anno a causa della pandemia», ha detto Save the Children.
Il lavoro minorile in Italia
Quanti sono i giovanissimi che in Italia lavorano ancor prima dell’età legale per farlo?
Una ricerca della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, pubblicata nel 2021, stima che ben 2,4 milioni di occupati in età 16-64 anni hanno iniziato a lavorare prima dei 16 anni, complessivamente il 10,7% degli occupati nel 2020. Un fenomeno leggermente più diffuso nelle regioni del Nord Italia e con più di 230mila (4,7%) occupati con meno di 35 anni che dichiarano di aver svolto una qualsiasi forma di lavoro retribuita già prima dei 16 anni. Nel 2019 l’Ispettorato del Lavoro ha accertato solo 243 casi di occupazione irregolare e illecita di minori di età inferiore ai 16 anni, un dato sceso a 127 l’anno successivo date le alterazioni dello scenario causate dalla pandemia Covid-19.
«Numeri senza dubbio sottostimati, a causa della mancanza, nel nostro Paese, di una rilevazione sistematica in grado di definire i contorni del fenomeno in modo puntuale e continuativo», commenta Save the Children.
Il lavoro minorile, prosegue l’associazione, è spesso causa o effetto della dispersione scolastica, nodo critico in Italia. I giovani 18-24enni che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica, i cosiddetti Early Leavers from Education and Training, nel 2020 è pari al 13,1%. Sono più di mezzo milione di giovani che rischiano l’esclusione o un debole inserimento in un mercato del lavoro precario e non qualificante.
In Italia è alto anche il numero di ragazzi e ragazze NEET, ovvero coloro tra i 15 e 29 anni fuori da percorsi di istruzione, formazione e lavoro. Sono più di 2 milioni, il 23,3%, tra le percentuali più alte in Europa.
Contro il lavoro minorile
Le norme contro il lavoro minorile esistono ma gli obiettivi di sviluppo sostenibile non sono ancora stati raggiunti, se si considera che pongono al 2025 (fra tre anni) lo stop a tutte le forme di lavoro minorile.
Secondo l’articolo 32 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”.
A garanzia di questo, la Convenzione n. 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) del 1999 afferma la necessità e l’urgenza di adottare delle strategie per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, senza perdere di vista l’obiettivo di lungo periodo di eliminare tutte le forme di lavoro minorile nel mondo.
A questo si aggiunge l’Agenda 2030 con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che al punto 8.7 richiama alla necessità di intraprendere azioni edadottare misure per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2025. L’obiettivo prevede infatti di “Adottare misure immediate ed efficaci per eliminare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani e assicurare la proibizione e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, incluso il reclutamento e l’impiego di bambini-soldato, e, entro il 2025, porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme”.

