Decreto salva casa, Legambiente: è un “condono mascherato”
Secondo Legambiente il decreto Salva casa licenziato dal Consiglio dei ministri “è un provvedimento sbagliato che richiede modifiche profonde perché rischia di essere un condono mascherato”
Il recente decreto salva casa, approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì 24 maggio, di fatto in campagna elettorale, ha suscitato forti critiche da parte di Legambiente, che lo ha definito un “condono mascherato”. La preoccupazione principale dell’associazione ambientalista riguarda il principio del silenzio-assenso: se gli uffici comunali non rispondono entro 45 giorni, gli abusi edilizi saranno automaticamente sanati.
Le critiche di Legambiente al decreto
Legambiente ha analizzato il testo del decreto e ha evidenziato diversi punti problematici, come l’eliminazione della Clausola di Doppia Conformità, poiché il decreto introduce nuove possibilità di sanatoria, cancellando la clausola che richiedeva che gli interventi abusivi fossero conformi sia al momento della loro realizzazione sia al momento della richiesta di sanatoria.
Altro dato riguarda l’innalzamento delle soglie di tolleranza, in quanto le modifiche all’articolo 34 del DPR 380/2001, permettono la sanatoria di difformità costruttive fino al 5% per le unità abitative inferiori a 100 metri quadrati, rispetto al limite attuale del 2%. Questo cambiamento rende sanabili difformità che attualmente non lo sono.
Ulteriore perplessità rispetto al silenzio assenso: il nuovo articolo 36 bis prevede che le istanze di accertamento di conformità siano automaticamente accolte se il Comune non risponde entro 45 giorni. Questo sostituisce l’attuale regime di silenzio-diniego e significa che la maggior parte delle istanze sarà automaticamente accolta, viste le difficoltà materiali degli uffici tecnici di verificare le pratiche in tempi così brevi. Inoltre, l’accoglimento sarà definitivo e non revocabile, anche in presenza di errori o dichiarazioni mendaci.
Ed infine, il ricalcolo delle sanzioni pecuniarie, considerando che le sanzioni per il rilascio del permesso in sanatoria saranno ricalcolate al ribasso. Finora, l’importo dell’oblazione si basava sul doppio del costo di costruzione o sull’aumento del valore venale dell’immobile. Con il nuovo decreto, la sanzione sarà compresa tra 1.032 e 30.984 €, ma è prevedibile che la sanzione effettivamente erogata sarà quella minima, con una riduzione significativa degli introiti per le casse comunali.
Legambiente teme che il decreto possa spalancare la strada a nuovi abusi edilizi: “Il decreto Salva casa licenziato oggi (venerdì, ndr) dal Consiglio dei ministri, dopo mesi di annunci e indiscrezioni, è un provvedimento sbagliato che richiede modifiche profonde perché rischia di essere un condono mascherato”.
Così, dopo aver esaminato il testo, l’Associazione denuncia alcuni punti: “viene cancellata la clausola della doppia conformità con nuove possibilità di sanatoria, è un colpo di spugna sulle sanzioni per le violazioni superiori al 2%, vengono ricalcolate al ribasso le sanzioni pecuniarie e, soprattutto, vale il principio del silenzio-assenso che sostituisce il silenzio-rigetto per gli abusi edilizi formali. Nessun Comune sarà mai in grado di esaminare una pratica di sanatoria entro i 45 giorni stabiliti e si potranno quindi presentare sanatorie illegittime senza che nessuno le possa rigettare. Una norma perfetta per spalancare la strada a nuovi abusi. Presenteremo a tutte le forze politiche i nostri emendamenti per evitare altri guai ad un paese cronicamente maltrattato dal cemento illegale”.
Questa norma, secondo Legambiente, è perfetta per favorire nuovi abusi edilizi.
Le proposte di Legambiente
Per evitare ulteriori danni al territorio, Legambiente presenterà emendamenti a tutte le forze politiche. Quattro sono le azioni principali che l’associazione propone: dare pieno potere ai prefetti per demolire gli immobili che non vengono abbattuti dai Comuni; applicare sanzioni più severe per chi, violando la legge, consente l’allaccio delle utenze agli abusivi; fornire più risorse per le demolizioni decise dalle amministrazioni locali e dalla magistratura; offrire incentivi ai Comuni per rispondere ai milioni di domande di condono ancora senza risposta.
Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha concluso sottolineando la necessità di interventi decisi e puntuali per fermare il mattone illegale in Italia: “Il problema di fondo è che in Italia, come denunciamo da anni con il report Abbatti l’Abuso, le demolizioni delle costruzioni illegali procedono a rilento, mentre ciclicamente vengono proposte nuove forme di sanatoria. Per fermare il mattone illegale servono interventi decisi e puntali non più rimandabili”.

