Bambini esposti a sostanze tossiche, EEB: serve un’azione urgente (Foto Pixabay)
Bambini esposti a inquinamento da sostanze tossiche, EEB: serve un’azione urgente
Bottiglie in plastica, vestiti, giocattoli: attraverso i prodotti di uso quotidiano i bambini sono esposti a sostanze chimiche tossiche e a PFAS. L’European Environmental Bureau ha chiesto alla Commissione europea di migliorare e aggiornare il quadro normativo
I bambini di tutta Europa sono minacciati dall’esposizione quotidiana a sostanze tossiche presenti nei prodotti di consumo. Dalle bottiglie all’abbigliamento, dai giocattoli ai vestiti, spesso i più piccoli finiscono per essere esposti a una serie di sostanze chimiche pericolose o delle quali non si conoscono gli effetti – a partire dalla plastica, che gli esperti definiscono come “una scatola nera”. Alcune sono sostanze forever chemicals, come i Pfas, altri sono additivi chimici.
Da questo allarme, sulla base di diverse ricerche, ong e società civile riunite nell’EEB (European Environmental Bureau) hanno chiesto alla Commissione europea di migliorare e aggiornare al più presto il quadro normativo per proteggere la salute dei bambini dall’inquinamento e dall’esposizione a sostanze chimiche tossiche. Queste, comprese alcune che sono vietate, si trovano in oggetti d’uso quotidiano come bottiglie di plastica, vestiti, giocattoli, rivestimenti per pavimenti.
Spiega Tatiana Santos, responsabile della politica in materia di sostanze chimiche presso l’EEB: «L’UE deve agire ora e vietare le sostanze chimiche più dannose in tutti i prodotti di consumo, in particolare quelli per bambini. Non possiamo permettere che i nostri figli vengano danneggiati dai loro vestiti o dai loro biberon solo perché le normative sono obsolete o incoerenti».
I rischi che vengono dalla plastica
Uno studio, condotto dalla Fondazione Tegengif nei Paesi Bassi, in collaborazione con cinque ONG europee, ha scoperto che le bottiglie di plastica per bambini rilasciano diisobutilftalato (DIBP), un additivo chimico vietato della plastica, che agisce sugli ormoni e danneggia la riproduzione e lo sviluppo del feto. «Sebbene le quantità di DIBP rilevate siano inferiori al limite europeo, la sola presenza di questa sostanza nei prodotti per bambini è allarmante», ha detto Annelies den Boer, direttrice della Fondazione Tegengif.
Il prodotto è uno delle tante sostanze “everywhere chemicals” che si possono trovare nei giocattoli, in prodotti in plastica, in abiti e nei rivestimenti per pavimenti.
Lo studio, riferisce l’EEB, ha anche portato alla luce una scoperta preoccupante: solo una piccola frazione delle centinaia di sostanze chimiche che fuoriescono dalle bottiglie è stata identificata, lasciando genitori ed esperti all’oscuro di cosa siano queste sostanze e quali danni possano causare.
«Questo significa che non sappiamo quali sostanze siano e cosa facciano, stiamo esponendo i bambini a sostanze chimiche non identificabili. La plastica è diventata una scatola nera – ha sottolineato den Boer – Semplicemente non sappiamo a cosa sono esposti i nostri bambini».
Abbigliamento outdoor e PFAS
Ma a preoccupare non è solo la plastica. Ci sono poi PFAS negli abiti, sostanze forever chemicals che finiscono nell’abbigliamento outdoor per bambini.
La ricerca Toxics in Our Clothing di Arnika/IPEN ha rivelato che oltre la metà delle giacche outdoor per bambini e di altri indumenti per bambini contiene PFAS, sostanze chimiche altamente persistenti. Su 72 campioni, inoltre, 16 campioni di giacche presentavano PFAS a livelli superiori ai limiti proposti dall’UE; 13 giacche contenevano almeno un PFAS superiore al limite; e altri 3 giubbotti avevano livelli superiori ai limiti per la categoria di PFAS nota come PFCA. In 17 giacche è stato trovato PFOA, una sostanza chimica PFAS nota per essere altamente tossica e vietata a livello globale. Si parla qui di sostanze tossiche cancerogene, che hanno un effetto sul sistema immunitario, riproduttivo e ormonale.
Lo studio, che è di novembre 2023, ha però dimostrato che si possono produrre indumenti privi di Pfas. Le alternative più sicure esistono, tanto è vero che sono state trovate 21 giacche impermeabili o antimacchia senza PFAS.
“Aggiornare il REACH”
La richiesta che arriva dalla rete dell’EEB è dunque quella di aggiornare al più presto il REACH, il sistema di controllo delle sostanze chimiche dell’UE, che ha quasi vent’anni. “Attualmente – spiegano le ong – ci vogliono in media più di 19 anni per eliminare gradualmente le sostanze chimiche con profili di pericolo ben noti, mentre molte altre sostanze chimiche sono consentite sul mercato nonostante le proprietà sconosciute. Il sistema è in ritardo rispetto al consenso scientifico, con sostanze chimiche come PFAS, bisfenoli, ritardanti di fiamma alogenati e PVC che rimangono sul mercato”.

