PFAS nell'acqua potabile, Greenpeace: dati preoccupanti in tutte le Regioni d’Italia

PFAS nell'acqua potabile, Greenpeace: dati preoccupanti in tutte le Regioni d’Italia (foto Pixabay)

Il 79% dei campioni di acqua potabile risulta contaminato da PFAS: è quanto emerso dalle analisi condotte da Greenpeace nell’ambito della campagna “Acque senza Veleni“, realizzata tra settembre e ottobre 2024 per verificare la contaminazione da PFAS (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) dell’acqua potabile in tutte le regioni d’Italia (qui l’indagine completa).

In 206 campioni su 260 analizzati è stata trovata almeno una delle 58 sostanze PFAS monitorate, mentre solo in 54 campioni (21%) non è stata registrata la presenza di alcun contaminante.

“I PFAS, noti anche come “inquinanti eterni”, – ricorda l’organizzazione –  sono sostanze chimiche usate in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo, che si accumulano nell’ambiente e che sono da tempo associate a gravi rischi per la salute“.

PFAS nell’acqua potabile, i risultati delle analisi

Come riportato da Greenpeace, sono almeno 3, in ogni Regione, i campioni risultati contaminati da PFAS, ad eccezione della Valle d’Aosta, dove i campioni contaminati erano 2 su un totale di 2 analizzati.

In particolare, è emersa una situazione critica in Liguria (8/8), Trentino Alto Adige (4/4), Valle d’Aosta (2/2), Veneto (19/20), Emilia Romagna (18/19), Calabria (12/13), Piemonte (26/29), Sardegna (11/13), Marche (10/12) e Toscana (25/31).

Mentre le Regioni in cui si riscontrano meno campioni contaminati sono, nell’ordine, Abruzzo (3/8), l’unica regione con meno della metà dei campioni positivi alla presenza di PFAS, seguita da Sicilia (9/17) e Puglia (7/13).

Inoltre – si legge nel report – considerando il parametro di legge “Somma di PFAS”, ovvero la somma di 24 molecole il cui valore, a partire dal gennaio 2026, non dovrà superare 100 nanogrammi per litro, Greenpeace ha rilevato concentrazioni più elevate nelle città di Arezzo, Milano (Via Padova) e Perugia, seguite da Arzignano (VI), Comacchio (FE), Olbia (SS), Reggio Emilia, Ferrara, Vicenza, Tortona (AL), Bussoleno (TO), Padova, Monza, San Bonifacio (VR), Ceccano (FR) e Rapallo (GE). In particolare, la situazione più critica risulta essere quella di Milano.

 

Contaminazione di PFAS nei comuni italiani monitorati
Contaminazione di PFAS nei comuni italiani monitorati (fonte: Greenpeace)

 

“In molte aree d’Italia – spiega Greenpeace – viene attualmente erogata acqua potabile che in altre nazioni non viene considerata sicura per la salute umana. Il 41% dei campioni che abbiamo analizzato in Italia supera ad esempio i limiti vigenti in Danimarca sui PFAS nell’acqua, mentre il 22% supera le soglie introdotte negli Stati Uniti. A oggi la presenza dei PFAS non è regolamentata nelle acque potabili nazionali e, solo tra un anno, a inizio 2026, entrerà in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184, che prevede un valore limite relativamente alla presenza complessiva di 24 PFAS pari a 100 nanogrammi per litro. Un provvedimento, tuttavia, che non tutela in modo adeguato la salute umana“.

“I parametri europei – prosegue l’organizzazione – sono stati superati dalle più recenti evidenze scientifiche e dalle valutazioni di importanti enti (ad esempio EFSA), tant’è che recentemente l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha dichiarato i futuri limiti inadeguati a proteggere la salute umana. Per questo numerose nazioni europee (Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e regione belga delle Fiandre) e gli Stati Uniti hanno già adottato limiti più bassi. Anche al governo italiano chiediamo di impegnarsi con urgenza in tal senso“.

Le richieste di Greenpeace

Secondo quanto emerso dalle analisi di Greenpeace, “sono pochi i territori italiani non intaccati dalla contaminazione, con le maggiori criticità che emergono in quasi tutte le Regioni del Centro Nord e in Sardegna”.

L’organizzazione, dunque, chiede al Governo di “varare una legge che vieti l’uso e la produzione di tutti i PFAS in Italia; definire limiti più severi alla presenza di PFAS consentita nelle acque potabili, allineando tali soglie a quelli vigenti in altre nazioni come Stati Uniti e Danimarca; garantire a tutta la popolazione l’accesso ad acqua potabile priva di PFAS; fissare per le industrie un valore limite allo scarico di queste sostanze in ogni matrice (acqua, aria, suoli) oltre a limiti restrittivi nei depuratori civili e industriali e nei fanghi; supportare i comparti produttivi nazionali in un piano di riconversione industriale che faccia a meno dei PFAS, puntando su soluzioni alternative già disponibili”.

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