Corruzione, Transparency International: l’Italia peggiora
L’Indice di percezione della corruzione, elaborato annualmente da Transparency International ,assegna al nostro Paese il 52esimo posto a livello globale e il 19esimo tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Un passo indietro rispetto al passato
La lotta alla corruzione in Italia fa un passo indietro. Lo certifica la classifica di Transparency International, che ieri ha presentato l’indice di percezione della corruzione in un evento a Roma.
L’organizzazione non governativa riconosce al nostro Paese il 52esimo posto a livello globale e il 19esimo tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea. L’Indice di percezione della corruzione (Cpi), elaborato annualmente da Transparency, assegna un punteggio a 180 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne.
Nel 2024 l’indice riconosciuto a Roma è di 54, cioè due punti in meno rispetto all’anno scorso. Si tratta della prima inversione di tendenza per l’Italia negli ultimi 13 anni, che però costa una perdita di ben dieci posizioni nella classifica globale. Nel 2023, infatti, l’Italia aveva confermato un indice di 56.
Peggiora la media europea sulla percezione della corruzione
La media regionale per l’Europa occidentale e l’Ue è stata 64, in calo rispetto al 65 dello scorso anno. Secondo Ti, prima del 2023 questo punteggio non era sceso per circa un decennio.
Secondo il rapporto di quest’anno, la capacità dell’Europa di combattere la corruzione è insufficiente e ostacola la risposta del blocco alle sfide che vanno dalla crisi climatica allo sfilacciamento dello Stato di diritto e ai servizi pubblici sovraccarichi.
Per un certo periodo di tempo le lacune legali, la scarsa applicazione della legge e la scarsità di risorse hanno impedito ai Paesi dell’Ue di lottare efficacemente contro la corruzione.
“Ma ora alcuni governi si stanno spingendo oltre – hanno affermato gli analisti di Transparency International per l’Europa – minando o politicizzando i quadri anticorruzione e permettendo l’erosione dello stato di diritto”.
“Ci sono motivi di preoccupazione per l’Italia”, ha detto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, nel suo intervento.
“Stiamo facendo un cammino inverso rispetto al passato, non dobbiamo nascondercelo. Questo brusco salto indietro è un impoverimento dal punto di vista economico e della partecipazione, infatti incide negativamente sulla fiducia dei cittadini, quanto mai preziosa in questo delicato momento storico, oltre a ridurre l’attrattività del nostro Paese agli occhi degli investitori esteri, con conseguente perdita di occasioni di crescita e sviluppo”.
Il presidente dell’Anac ha segnalato alcune scelte recenti, che hanno pesato sulla retrocessione dell’Italia di dieci posizioni nell’Indice: innanzitutto, “l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che ha lasciato aperti diversi vuoti di tutela, o l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti di servizi e forniture fino a 140mila euro, che oltre a ridurre la trasparenza, rischia di far lievitare la spesa pubblica”.
Corruzione e crisi climatica si intrecciano
“Due delle più grandi sfide che l’umanità si trova ad affrontare sono fortemente intrecciate: la corruzione e la crisi climatica”, ha dichiarato Ti nella prefazione all’indice di quest’anno.
Secondo il rapporto, la mancanza di adeguati meccanismi di trasparenza e responsabilità aumenta il rischio che i fondi per il clima possano essere utilizzati in modo improprio o sottratti, mentre i conflitti di interesse tra i politici e le pressioni esercitate dalle industrie inquinanti sui responsabili delle decisioni sono fonte di preoccupazione.
“Questi fattori hanno ostacolato l’adozione delle politiche e delle misure ambiziose necessarie per affrontare il cambiamento climatico, favorendo gli interessi di gruppi ristretti rispetto al bene comune”, ha dichiarato Transparency International.
“La corruzione è un enorme ostacolo alla soluzione della crisi climatica”.

