Liste di attesa, oltre due anni per una mammografia (Foto Pixabay)

Nell’attesa della cura, il malato si aggrava. Le liste di attesa infinite sono una seria minaccia per la tutela del diritto alla salute. Quale prevenzione si può fare, e quale diritto di accesso alle cure tutelare, se ci sono due anni di attesa per una visita ginecologica in classe programmabile, quindi da erogare entro 120 giorni, e 764 giorni per una mammografia? E come si può spiegare un’attesa di oltre 900 giorni per una colonscopia totale?

Federconsumatori e Isscon hanno aggiornato il monitoraggio sui tempi di attesa nelle strutture sanitarie, basato su dati raccolti a novembre 2024. E spiegano che, nonostante le misure annunciate, la situazione rimane e critica e continua a minacciare l’accesso alle cure da parte dei cittadini.

L’accesso alle cure, per 4,5 milioni di cittadini italiani, risulta compromesso – denuncia Federconsumatori – e il ricorso al settore privato sta crescendo, aggravando ulteriormente il divario tra chi può permettersi cure rapide e chi è costretto a subire lunghe attese, o addirittura a rinunciare alle cure”.

Liste di attesa, tempi inaccettabili

Il report evidenzia che, sebbene alcune regioni abbiano cercato di migliorare le performance, persistono gravi carenze in tutta Italia. I tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, specialistiche e diagnostiche, continuano a essere inaccettabili e segnano picchi di attesa che arrivano a oltre 700 giorni.

I dati sono allarmanti. Federconsumatori stila una classifica dei tempi record per visite ed esami diagnostici.

I tempi di erogazione più eclatanti sono di 748 giorni per una visita specialistica ginecologica, in classe P (max 120 gg.), nell’Ospedale di Tolmezzo in Friuli-Venezia Giulia; 471 giorni per una visita endocrinologica, in classe P, in Friuli-Venezia Giulia nell’Ospedale di Cividale; 415 giorni per una visita pneumologica, in classe P, nell’Ospedale di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia.

Fra i tempi di attesa più alti, ci sono i 402 giorni per una visita cardiologica in classe P nell’Ospedale di Cividale in Friuli-Venezia Giulia. Da segnalare anche i 107 giorni per una visita oncologica in classe D (differibile: entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per le prestazioni strumentali ) nell’Azienda sanitaria Napoli 1 Centro in Campania.

I tempi record degli esami diagnostici fanno impressione. Si parla addirittura di 904 giorni per una colonscopia totale, in classe P, nell’azienda 8 di Cagliari in Sardegna; 764 giorni per una mammografia bilaterale, in classe P, in Friuli-Venezia Giulia nel Distretto di Udine; 661 giorni per un elettrocardiogramma da sforzo, in classe P, nell’azienda Sanitaria di Lecce in Puglia; 610 giorni per una RM della colonna in toto in classe P nell’azienda sanitaria di Lecce in Puglia.

Liste di attesa, quale trasparenza?

C’è poi un problema di trasparenza dei dati e dei controlli. Da Nord a Sud, spiega Federconsumatori nel monitoraggio sulle liste di attesa, si rilevano “opacità sui monitoraggi regionali e aziendali e tempi di attesa lunghissimi, mentre cresce il dirottamento della domanda pubblica di salute verso il privato convenzionato e/o a pagamento”.

Molte aziende sanitarie e regioni “persistono nella ritardata pubblicazione delle performance di erogazione dei servizi”.

Nel monitoraggio di Federconsumatori, le Regioni che hanno siti regionali attrezzati con cruscotti che offrono la lettura dei tempi di attesa in tempo reale sono Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Toscana e Veneto.

Le Regioni dove è stato possibile rilevare i dati delle performance regionali di erogazione delle prestazioni sono Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Toscana e Veneto.

Ci sono casi in cui i report regionali non sono omogenei, in altri rimangono criticità nella possibilità di attingere a report regionali e aziendali. Molte regioni dunque, spiega Federconsumatori, “non sono riuscite a garantire una corretta pubblicazione dei dati relativi ai tempi di attesa, ostacolando la trasparenza e la comparazione dei servizi”.

Spiega Federconsumatori: “Il fenomeno delle liste di attesa è aggravato dal sottofinanziamento della sanità pubblica, dalla carenza di risorse umane e dall’insufficienza dei percorsi di tutela per i cittadini, non sempre garantiti. Le regioni che riescono a mantenere standard adeguati sono ancora troppo poche, e anche in quelle più “virtuose”, le difficoltà legate alla scarsità di risorse e personale hanno conseguenze deleterie per i cittadini”.

Ne deriva il rischio di non poter accedere alle cure. E in mancanza di prevenzione e cura, muore il diritto alla salute.

PDF: Federconsumatori report liste di attesa

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