Vendite al dettaglio, Istat: a gennaio 2025 meno 0,4% in valore e meno 0,6% in volume (Foto Pixabay)
Vendite al dettaglio, Istat: a gennaio frenata mensile sia in valore che in volume
Secondo i dati Istat resi noti oggi a gennaio le vendite in valore al dettaglio scendono su base mensile sia in valore sia in volume. Nel confronto annuale, le vendite dei beni alimentari aumentano del 2,1% in valore ma sono ferme in volume
L’anno si apre con una frenata nelle vendite al dettaglio, che su base mensile diminuiscono sia in valore sia in volume. Un movimento che questa volta interessa sia i beni alimentari sia quelli non alimentari. L’Istat a gennaio 2025 stima infatti, per le vendite al dettaglio, un calo sia in valore (-0,4%) sia in volume (-0,6%). Diminuiscono sia le vendite dei beni alimentari (rispettivamente -0,3% in valore e -0,5% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (-0,5% in valore e -0,7% in volume).
“Il 2025 si apre con cali congiunturali delle vendite al dettaglio, sia su base mensile sia su base trimestrale, per entrambi i principali settori merceologici – spiega l’Istat – Solo per i beni alimentari, limitatamente ai dati in valore, si registra un incremento su base trimestrale. Andamenti simili si rilevano, a gennaio, nel confronto con l’anno precedente; a un modesto incremento dei valori, interamente dovuto ai prodotti alimentari, si contrappone un calo dei volumi complessivi”.
Su base tendenziale, dunque nel confronto con gennaio dello scorso anno, a gennaio 2025 le vendite al dettaglio aumentano dello 0,9% in valore e calano dello 0,2% in volume. Le vendite dei beni alimentari sono in crescita del 2,1% in valore ma sono stazionarie in volume, mentre quelle dei beni non alimentari non subiscono variazioni in valore e diminuiscono in volume (-0,3%).
Andamenti diversi ci sono nelle vendite dei beni non alimentari. L’aumento maggiore riguarda Abbigliamento e pellicceria (+1,9%) e Prodotti farmaceutici (+1,8%), mentre registrano il calo più consistente Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia (-3,5%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,3%).
Uno sguardo alle forme distributive evidenzia che, su base annua, le vendite al dettaglio aumentano solo per la grande distribuzione (+2,1%); sono ferme nelle imprese che operano su piccole superfici e sono in calo invece le vendite al di fuori dei negozi (-1,0%) e il commercio elettronico (-3,3%). I discount di alimentari continuano a segnare un aumento di vendite su base annua dell’4,1%.

Assoutenti: garantire i “consumi di cittadinanza”
È una frenata che preoccupa le associazioni dei consumatori.
«Sul fronte dei beni alimentari assistiamo ad una debacle completa, con il commercio del settore che registra numeri fortemente negativi sia su base congiunturale che tendenziale – spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – A gennaio le vendite alimentari calano sia in valore che in volume rispetto al mese precedente, ma l’allarme arriva dal confronto con gennaio 2024: a fronte di una sensibile crescita in valore del +2,1% le vendite in volume risultano totalmente ferme. A pesare su tale situazione è la crisi delle materie prime che sta portando a sensibili rialzi dei prezzi per prodotti alimentari di largo consumo, beni che registrano in alcuni casi una inflazione a due cifre che fa salire il costo del carrello pagato dai consumatori nei negozi e nei supermercati».
«Per questo – conclude Melluso – sollecitiamo il governo e il mondo della politica a studiare misure per garantire alle famiglie in difficoltà i cosiddetti “consumi di cittadinanza”, ossia beni di prima necessità e servizi essenziali come forniture di acqua, luce e gas, che sono un diritto universale dei consumatori»
Secondo l’Unione Nazionale Consumatori l’anno inizia nel peggiore dei modi. E il divario con gennaio fra dati in valore e il volume, spiega il presidente Massimiliano Dona, «diventa abissale per gli alimentari: +2,1% in valore a fronte di una variazione nulla nelle quantità acquistate. Unica magra consolazione è che, a differenza del passato, gli italiani almeno non hanno ridotto il cibo acquistato e mangiano come lo scorso anno. Come dire, a gennaio hanno perlomeno sospeso la dieta forzata».
Il trend negativo delle vendite al dettaglio evidenzia le conseguenze dell’andamento dei prezzi.
«I numeri dell’Istat dimostrano ancora una volta l’impatto dell’inflazione sulle spese degli italiani – afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – La nuova fiammata dei prezzi al dettaglio registrata nell’ultimo periodo, infatti, porta le famiglie a spendere di più rispetto allo scorso anno, pur riducendo i volumi dei propri acquisti e dirottandoli verso esercizi commerciali come i discount che garantiscono maggiori risparmi. Un segnale preoccupante che il governo farebbe bene ad intercettare, studiando misure utili a sostenere i consumi delle famiglie che continuano a non ripartire».

