Telecomunicazioni, quale futuro: oggi il 7° convegno Cnit
Oggi, 9 aprile, si è svolto a Roma il convegno internazionale organizzato da Cnit sul futuro delle telecomunicazioni e dei possibili scenari evolutivi dell’ecosistema delle tlc in Italia e in Europa.
Le strategie per il rilancio del settore delle telecomunicazioni, come asset fondamentale per l’economia e abilitatore delle rivoluzioni tecnologiche in corso, sono al centro della Conferenza internazionale “Telecommunications of the Future“.
Nell’evento di oggi, 9 aprile a Roma, si è parlato di possibili scenari evolutivi dell’ecosistema delle tlc in Italia e in Europa.
La Conferenza, promossa dal Cnit- Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, è stata anche l’occasione per fare il punto sui risultati ottenuti nel Pnrr Pe-Restart, il più importante programma di ricerca e sviluppo pubblico realizzato in Italia nel settore delle Telecomunicazioni finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU nell’ambito del Pnrr.
Scenari futuri
Nell’ambito di questo programma, uno studio ha delineato cinque possibili scenari sullo sviluppo delle telco in Europa.
Il primo scenario vede il mantenimento del status quo che “impedisce e ostacola lo sviluppo di nuovi modelli di business e di tecnologia”, spiegano dal Cnit.
“Gli operatori vivono una situazione di difficoltà finanziaria in cui, a causa della concorrenza molto elevata, gli introiti sono molto bassi e non ci sono soldi per poter finanziare le nuove reti”.
La prima proposta è quindi quella di rimuovere gli ostacoli all’unione degli operatori e la nascita di un mercato unico nelle comunicazioni.
Un altro nodo da affrontare è la relazione con le grandi società statunitensi.
“Si può cercare di fare alleanze con loro un po’ meno svantaggiose, oppure arrivare a uno scenario in cui creiamo una piattaforma europea autonoma”.
Europa: tra difesa comune e innovazione delle tlc
A Bruxelles, da alcune settimane si parla di una stretta nei confronti degli Stati membri per bloccare o quanto meno ridimensionare i progetti del PNRR inattuabili entro il 2026 e spostare le risorse alla realizzazione della difesa Ue. In pratica, entro giugno chi vuole (e l’Italia sicuramente è fra coloro che vogliono) dovrebbe individuare i progetti che ritiene non realizzabili entro il termine del 2026 e “dirottare” quelle risorse sulla sicurezza militare e sulle altre voci di spesa connesse, che potrebbero riguardare anche se indirettamente l’innovazione e il digitale.
Anche per sviluppare una difesa comune, infatti, le telecomunicazioni sono una parte sostanziale.
“Pensiamo allo sviluppo del radar dalla Prima Guerra Mondiale o a Starlink adesso, senza telecomunicazioni i sistemi moderni non hanno modo di operare”.
Come verosimilmente accadrà, se si decidesse di procedere verso questa direzione, l’Italia “continuerà a collaborare con la Commissione e le Istituzioni europee, le altre Autorità di settore nell’ambito degli organismi europei, in particolare nel BEREC per affrontare in modo efficace le potenziali sfide competitive legate allo sviluppo delle reti e dei servizi del nuovo ecosistema digitale ed assicurare una transizione efficiente, economicamente e socialmente sostenibile”, ha sottolineato il presidente AGCOM, Giacomo Lasorella.
Ciò nella certezza che, se correttamente governata, questa evoluzione possa diventare un potente motore di crescita per il Paese, promuovendone la competitività e, nel contempo, un mezzo per promuovere il benessere sociale e ridurre le disuguaglianze.
Il PNRR in Italia
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’Italia ha destinato fondi significativi per migliorare la connettività digitale del Paese, in particolare attraverso i programmi “Italia a 1 Giga” e “Italia 5G”.
Piano Italia a 1 Giga
Questo programma mira a garantire una connettività ad almeno 1 Gbps a circa 8,5 milioni di famiglie, imprese ed enti nelle aree a fallimento di mercato. Il 24 maggio 2022 sono stati assegnati 14 lotti del bando “Italia a 1 Giga”, con un ulteriore lotto assegnato il 28 giugno 2022, per un totale di 3,4 miliardi di euro. Tuttavia, al novembre 2024, solo il 29% dei lavori era stato completato, con meno di un anno e mezzo rimanente per rispettare le scadenze previste.
Piano Italia 5G
Questo piano prevede un investimento di 2,02 miliardi di euro per incentivare lo sviluppo delle infrastrutture di rete mobile 5G nelle aree a fallimento di mercato. Al novembre 2024, il programma “Italia 5G Backhauling” aveva collegato 5.286 stazioni radio base, raggiungendo il 56% dell’obiettivo (in linea con il cronoprogramma), mentre il programma “Italia 5G Densificazione” aveva coperto 288 aree, pari al 21% del target previsto.
In sintesi, mentre una parte significativa dei fondi PNRR è stata assegnata ai programmi “Italia a 1 Giga” e “Italia 5G”, l’effettivo utilizzo e avanzamento dei lavori varia, con alcune aree che mostrano progressi più lenti rispetto agli obiettivi prefissati.

