La società diventa più anziana, il Notariato presenta il mandato di protezione per futura incapacità (Foto Kampus Production per Pexels)
Mandato di protezione per futura incapacità, Notariato: uno strumento per la società che invecchia
Il mandato di protezione per futura incapacità è uno strumento con cui ogni persona può scegliere a chi affidare i propri interessi personali e patrimoniali in anticipo rispetto a una possibile perdita della capacità di autodeterminazione
Il mandato di protezione per futura incapacità è una soluzione con cui, con l’intervento dei notaio, ogni persona può scegliere a chi affidare i propri interessi personali e patrimoniali, in anticipo rispetto a una eventuale incapacità di intendere e di volere, e senza la necessità di nomina da parte di un giudice. Si tratta di uno strumento, spiegano dal Notariato, che permette di scegliere a chi affidarsi in caso di perdita della capacità di autodeterminazione.
Con una società che progressivamente invecchia, può essere uno strumento che risponde all’evoluzione demografica. Il mandato di protezione per futura incapacità viene infatti presentato dal Notariato come “uno strumento giuridico di prevenzione in grado di rispondere alle esigenze di una società che invecchia sempre di più e che mette al centro la tutela personale e patrimoniale, permettendo all’individuo di anticipare decisioni fondamentali per la propria vita e la gestione dei propri beni”.
L’istituto è stato al centro di un convegno che si è svolto a Milano, organizzato dal Consiglio Notarile di Milano e dal Comitato regionale notarile Lombardo con il patrocinio e la collaborazione del Consiglio Nazionale del Notariato.
Il mandato di protezione secondo il Notariato
Questa misura di protezione, spiega il Notariato, “è già diffusamente applicata in altri Stati europei come Francia, Spagna e Germania e andrebbe ad integrare il nostro ordinamento che finora non ha ratificato la Convenzione internazionale dell’Aja del 2000 per la protezione degli adulti vulnerabili”.
Risulta poi un’urgenza alla luce dei dati sull’invecchiamento della popolazione: l’Istat stima infatti che la quota di individui di 65 anni o più passerà dal 23,5% (2021) al 34,9% nel 2050. La tutela delle persone anziane e vulnerabili diventerà quindi un tema ancora più centrale nei prossimi anni, soprattutto perché, sempre da una stima dell’Istat, risulta che nel 2043 gli anziani in una condizione di solitudine saranno 6,2 milioni.
In questo scenario, il Notariato è intervenuto con lo studio n. 114-2023/C sostenendo che il mandato di protezione per futura incapacità sia applicabile – richiamato il principio del “ragionevole accomodamento” –anche nell’ordinamento italiano.
“Una soluzione con cui, con l’intervento del notaio, ognuno può scegliere – in anticipo rispetto alla possibile insorgenza di un’incapacità di intendere e volere – a chi affidare la gestione dei propri interessi personali e patrimoniali, senza necessità di una nomina da parte dal giudice”, spiega il Notariato.
Lo studio esordisce affermando che, in relazione al mandato di protezione, “si sollecita da più parti un intervento del legislatore che colmi quello che si avverte come un vuoto normativo ed una lacuna del nostro sistema di protezione dei soggetti fragili, sulla decisiva considerazione che tale istituto è diffusamente applicato in ambito europeo e internazionale. Ciò consentirebbe di rispondere alle sempre più frequenti istanze, provenienti dagli operatori del diritto e dalla società civile, volte all’introduzione di uno strumento che permetta di decidere con anticipo – in base alla capacità di autodeterminarsi – con quali modalità e da chi verrà amministrato il proprio patrimonio, nel caso di una sopravvenuta incapacità di intendere e di volere”.
In attesa dell’intervento del legislatore, che potrebbe approntare anche adeguate ed opportune forme di pubblicità, è quindi possibile – prosegue il Notariato – individuare con un atto negoziale il soggetto incaricato della gestione dei propri interessi.
Il mandato di protezione futura riguarda tanto la cura della persona quanto dei beni patrimoniali, quindi l’amministrazione dei beni mobili e immobili; questi ultimi in particolare continuano ad essere l’investimento principale per gli italiani. Secondo il rapporto 2022 dell’Istat e della Banca d’Italia sulla ricchezza dei settori istituzionali, le abitazioni rappresentano circa la metà della ricchezza netta delle famiglie (€5.163 miliardi su €10.422 miliardi). Nello specifico, l’80,47% delle famiglie italiane (circa 20,36 milioni di famiglie) sono proprietarie della casa in cui abitano. Inoltre, su un totale di 8,36 milioni di persone che vivono da sole, 4,12 milioni hanno 65 anni o più e di queste ben l’88,6% (circa 3,68 milioni) è proprietaria della casa in cui abita.

