Maternità, Save The Children: in Italia madri sempre più sole e penalizzate (foto Pixabay)
Maternità, Save The Children: in Italia madri sempre più sole e penalizzate
Nel 2024 il divario tra padri e madri che lavorano, con un almeno un figlio minore, è di quasi 29 punti percentuali. Poco più di 1 mamma single su 2, tra i 25 e i 34 anni, lavora
In Italia le madri sono sempre più sole e penalizzate, e quelle che si trovano spesso ad affrontare ulteriori difficoltà in termini di supporto sociale e stabilità economica sono le mamme single: poco più di 1 mamma single su 2, tra i 25 e i 34 anni, lavora. È quanto emerso dalla 10ma edizione di “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2025”, il rapporto di Save The Children che ogni anno traccia un bilancio sulle sfide che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme e i dati sulla maternità.
Le Equilibriste, i dati sulla maternità nell’indagine di Save The Children
Ssecondo l’analisi di Save The Children in Italia più di una donna su quattro, il 26,6%, nel nostro Paese è a rischio di lavoro a basso reddito, mentre la stessa condizione interessa un uomo su sei, cioè il 16,8%. Inoltre su 146 Paesi nel mondo, l’Italia occupa il 96° posto per partecipazione femminile al mondo del lavoro; se guardiamo invece il dato sul gender gap retributivo, ci troviamo alla 95esima posizione.
I dati sul divario salariale a sfavore delle donne aumentano ancora di più quando queste decidono di mettere al mondo un figlio.
Il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri (92,1% per chi ha un figlio minore e 91,8% per chi ne ha due o più), mentre per le donne la situazione è molto diversa, poiché lavora il 68,9% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 62,3% tra le madri (65,6% per chi ha un figlio minore e 60,1% con due o più). Il 20% delle donne, infatti, smette di lavorare dopo essere diventata madre, spesso a causa dell’assenza di servizi per la prima infanzia e della mancanza di condivisione dei compiti di cura nelle famiglie, che rendono inconciliabile lavoro e vita familiare.
Secondo alcune stime preliminari, inoltre, questa percentuale salirebbe di 15 punti, arrivando al 35%, tra le madri di figli con disabilità.
“Servono politiche strutturali, integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale – ha affermato Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children. – È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, in una logica di corresponsabilità. Solo così potremo costruire un futuro in cui la genitorialità, il lavoro e la vita privata non siano in conflitto, ma possano coesistere come parte di un progetto di benessere individuale e collettivo”.
Disparità territoriali e sociali
I dati del Rapporto, oltre allo squilibrio di genere, evidenziano anche forti disparità territoriali e sociali.
In particolare, al Nord il tasso di occupazione maschile è dell’87% per gli uomini senza figli e 96,3% per quelli con almeno un figlio minore. Mentre per le donne si attesta all’80,2% per le donne senza figli, e al 74,2% per quelle con almeno un figlio minore.
Anche nelle regioni del Centro emerge uno svantaggio femminile nei tassi di occupazione: per le donne senza figli è del 74,3% e quelle con figli minori è del 69,2%.
Nel Mezzogiorno, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è molto più bassa e presenta comunque una differenza tra le donne senza figli (49,4%) e quelle con almeno un figlio minore (44,3%), in linea con quelle del Centro e del Nord.

