PFAS nel sangue dei Vigili del fuoco, associazioni: bisogna aprire subito le indagini (Foto PIxabay)

Indagini immediate da parte delle autorità giudiziarie. È quanto chiede un gruppo di associazioni di fronte ai risultati dell’indagine svolte dal sindacato Usb e da Greenpeace che hanno trovato tracce di PFAS, sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche e inquinanti eterni, nel sangue di 16 Vigili del fuoco e nei dispositivi di protezione individuale. Movimento Consumatori, ADiC, ISDE – Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica chiedono con forza l’apertura immediata di indagini da parte delle autorità giudiziarie.

 

Salute, indagine rivela PFAS nel sangue e nelle giacche dei Vigili del fuoco (Foto Pixabay)

 

PFAS, Vigili del fuoco a rischio

Con il sindacato USB Vigili del Fuoco, Greenpeace ha realizzato un monitoraggio indipendente sui livelli di PFAS presenti nei dispositivi di protezione individuale e nel sangue di Vigili del fuoco di diversi comandi. I

I dati sui dispositivi di protezione individuale, rivela Greenpeace, “confermano la presenza di un’alta concentrazione di PFAS e di Fluoro Organico, un parametro che stima la presenza di tutti PFAS (ne esistono oltre 10 mila molecole) non misurabili singolarmente”. Per quanto riguarda le tracce di PFAS nel sangue, i dati sierologici “superano la prima soglia di rischio individuata dalla National Academy of Sciences e suggeriscono l’avvio di un biomonitoraggio periodico per il personale”.

In primavera Movimento Consumatori, ADiC, ISDE – Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica avevano presentato un esposto a 36 Procure per chiedere proprio verifiche urgenti sulla possibile contaminazione da PFAS nei presidi antincendio, in particolare durante esercitazioni con schiumogeni contenenti PFOA, sostanza vietata dal Regolamento UE 2020/784.

Nell’esposto, nato dalla mobilitazione dei familiari di tre vigili del fuoco morti per un tumore raro fra ottobre 2022 e dicembre 2023, le associazioni hanno chiesto di verificare se ci sia stata esposizione anche per la cittadinanza, se anche dopo il regolamento europeo si sia continuato a usare queste sostanze in contesti operativi, se il decesso dei tre vigili del fuoco ad Arezzo sia riconducibile all’eventuale esposizione a PFAS o ad altre fonti di cancerogeni nell’ambiente di lavoro.

Alla luce di quanto trovato dal recente monitoraggio di Greenpeace e USB, le associazioni ritengono “necessario e non più rinviabile un intervento delle procure per fare chiarezza su un potenziale rischio sanitario e ambientale che riguarda lavoratori e cittadini”.

Parliamone ;-)