Salute, indagine rivela PFAS nel sangue e nelle giacche dei Vigili del fuoco (Foto Pixabay)
Salute, indagine rivela PFAS nel sangue e nelle giacche dei Vigili del fuoco
Un’indagine di Greenpeace e del sindacato USB ha trovato PFAS nei dispositivi di sicurezza dei Vigili del fuoco. Presenti tracce anche nel sangue. Il sindacato chiede la mappatura dei siti contaminati, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, la transizione PFAS-free nelle divise e nelle schiume antincendio
I PFAS finiscono nel sangue e nelle giacche dei Vigili del fuoco. Queste pericolose sostanze, inquinanti eterni, mettono a rischio la salute dei Vigili del fuoco, esposti agli inquinanti nell’attività quotidiana, nelle schiume antincendio e negli abiti da lavoro.
“Esiste un problema PFAS per il settore dei Vigili del fuoco, una questione che non può più essere ignorata – denuncia Greenpeace – Non è possibile mettere in pericolo la vita di chi già rischia molto per tutelare la collettività”.
I PFAS sono chiamati anche forever chemicals perché persistono nell’ambiente più a lungo di qualsiasi altra sostanza sintetica. Di conseguenza, finché i PFAS continueranno a essere rilasciati nell’ambiente, gli esseri umani e altre specie saranno esposti a concentrazioni sempre maggiori. La contaminazione da PFAS è fenomeno preoccupante perché queste sostanze si accumulano nell’uomo, negli animali e nelle piante, causando effetti tossici. Alcuni PFAS sono tossici per la riproduzione e possono danneggiare lo sviluppo fetale. Diversi PFAS possono causare il cancro negli esseri umani, aumentare il colesterolo e si sospetta inoltre che alcuni interferiscano con il sistema endocrino umano.
PFAS nei dispositivi di protezione e nel sangue
Con il sindacato USB Vigili del Fuoco, Greenpeace ha realizzato un monitoraggio indipendente sui livelli di PFAS presenti nei loro dispositivi di protezione individuale e nel sangue di Vigili del fuoco di diversi comandi.
I dati sui dispositivi di protezione individuale, rivela Greenpeace, “confermano la presenza di un’alta concentrazione di PFAS e di Fluoro Organico, un parametro che stima la presenza di tutti PFAS (ne esistono oltre 10 mila molecole) non misurabili singolarmente”.
L’esposizione professionale dei Vigili del fuoco è stata classificata come cancerogena per gli esseri umani (gruppo 1) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). I Vigili del fuoco sono dunque doppiamente esposti ai PFAS, per ragioni professionali e perché, come tutti gli altri cittadini, entrano in contatto con queste sostanze che contaminano acqua, aria, alimenti e prodotti quotidiani.
L’indagine ha poi trovato che i PFAS finiscono nel sangue dei Vigili del fuoco.
“La nostra indagine – prosegue Greenpeace – ha monitorato anche i livelli di PFAS nel sangue di 16 Vigili del Fuoco provenienti dai comandi di Catania, Padova, Verona, Alessandria, Genova e Pisa. Le analisi sono state effettuate presso l’ospedale Universitario di Aquisgrana (Aachen) in Germania. Pur non evidenziando valori particolarmente elevati, i dati sierologici (analisi sul siero estratto dal sangue) superano la prima soglia di rischio individuata dalla National Academy of Sciences e suggeriscono l’avvio di un biomonitoraggio periodico per il personale”.
A destare preoccupazione sono il Pfoa, cancerogeno, e il Pfos, possibile cancerogeno. Nel siero è stato poi trovato uno specifico composto, l’Adv, che in base alle notizie disponibili viene prodotto solo nello stabilimento ex Solvay, oggi Syensqo, di Alessandria.
PFAS, le richieste del sindacato
Alla luce di queste evidenze il coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco chiede “la mappatura dei siti contaminati da PFAS, l’analisi delle Sedi di Servizio e di tutte le attrezzature per la presenza di questi pericolosi inquinanti, la sorveglianza sanitaria degli operatori, un piano per l’eliminazione all’esposizione lavorativa attraverso una transizione PFAS-free nelle divise, nei dispositivi di protezione individuale e nelle schiume antincendio. Questi passi non sono più rinviabili e devono condurre al riconoscimento di categoria esposta e l’inserimento dei Vigili del Fuoco nei parametri INAIL per un effettivo archivio delle malattie professionali.”
PFAS e Vigili del fuoco, quanta contaminazione?
Lo scorso aprile un gruppo di associazioni impegnate nella tutela della salute e dell’ambiente (ADiC Toscana, Movimento Consumatori, ISDE Italia Associazione Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica) ha presentato un esposto alla Procura di Arezzo, e ad altre 35 Procure, per chiedere verifiche sulla possibile contaminazione da PFAS nei presidi antincendio dei Vigili del Fuoco, in particolare durante le esercitazioni con schiumogeni contenenti PFOA (una delle sostanze PFAS).
L’iniziativa è nata anche dalla mobilitazione dei familiari di tre vigili del fuoco del comando di Arezzo, deceduti per glioblastoma in meno di due anni, fra ottobre 2022 e dicembre 2023. Le associazioni che hanno firmato l’esposto chiedono accertamenti sanitari sui vigili del fuoco, analisi ambientali nei 36 presidi antincendio italiani e l’avvio di un’indagine epidemiologica nazionale.

