Carburanti, guerra Usa-Iran fa balzare in alto i prezzi (Foto Pixabay)

C’è un balzo dei prezzi dei carburanti: dopo l’attacco degli Stati Uniti all’Iran, i listini dei carburanti si stanno impennando. Aumentano benzina e diesel self service, che sulle autostrade in modalità servito ormai superano i 2 euro al litro. Le associazioni dei consumatori stimano che, in una sola settimana, un pieno sia già aumentato di 2 euro per la benzina e di oltre 3 euro per il diesel.

I rialzi registrati venerdì sui listini, spiega oggi Staffetta online, “si riversano questa mattina sulle medie dei prezzi praticati alla pompa di benzina e gasolio, che balzano ai massimi da inizio aprile. Venerdì le quotazioni dei prodotti raffinati hanno chiuso in forte calo, compensando tuttavia solo in piccola parte i forti aumenti registrati in settimana. Questa mattina, dopo gli attacchi Usa all’Iran, gli indicatori hanno aperto tutti al rialzo”.

Le medie dei prezzi praticati sono i seguenti: benzina self service a 1,748 euro/litro (+21 millesimi); diesel self service a 1,670 euro/litro (+36, compagnie 1,677, pompe bianche 1,656). Benzina servito a 1,886 euro/litro (+20); diesel servito a 1,806 euro/litro (+34). Gpl servito a 0,707 euro/litro, metano servito a 1,441 euro/kg, Gnl 1,269 euro/kg.

Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,845 euro/litro (servito 2,108), gasolio self service 1,779 euro/litro (servito 2,047), Gpl 0,843 euro/litro, metano 1,507 euro/kg, Gnl 1,342 euro/kg.

Carburanti, il pieno è già rincarato

Analizzando i dati ufficiali del Ministero, l’Unione Nazionale Consumatori afferma che la benzina in una settimana è rincarata di 4 cent al litro, con un aumento pari a 2 euro per un pieno di 50 litri, mentre il gasolio, facendo sempre la media aritmetica semplice dei prezzi regionali, è salito di 6,16 cent, pari a 3 euro e 8 cent in più a rifornimento. Il Codacons sottolinea che “in autostrada la benzina in modalità servito ha già sfondato la soglia psicologica dei 2,3 euro al litro presso diversi distributori, e in molti impianti autostradali al self la verde si avvicina pericolosamente ai 2 euro al litro”.

L’andamento dei carburanti è in rialzo anche sulla rete autostradale, dove i prezzi sono più elevati rispetto alla rete urbana, spiega il Codacons, che riporta alcuni prezzi dal Mimit e dalla rete dei distributori: sulla A4 Milano-Brescia la benzina al self viene venduta a 2,389 euro al litro al servito, il gasolio a 2,284 euro. Sulla A21 Torino-Piacenza la verde raggiunge 2,369 euro/litro, il diesel 2,289 euro/litro. Sulla A1 Milano-Napoli la benzina al self costa fino a 2,349 euro al litro, 2,249 euro il gasolio. Sono numerosi gli impianti autostradali che vendono oggi la benzina in modalità servito sopra quota 2,2 euro al litro. Al self i prezzi della benzina si avvicinano ai 2 euro al litro.

“Non si tratta di prezzi medi, ma i nuovi picchi registrati presso alcuni impianti autostradali appaiono preoccupanti – afferma il Codacons – I rialzi dei listini che si verificano a ridosso del periodo estivo rischiano di determinare una stangata sulle vacanze degli italiani, aggravando le spese per gli spostamenti degli italiani. Una situazione su cui pesano come una spada di Damocle sia la possibile chiusura dello stretto di Hormuz, sia possibili fenomeni speculativi tesi a sfruttare il conflitto in Iran per alzare ingiustificatamente quotazioni e listini”.

Assoutenti: “Guerra pretesto per fenomeni speculativi”

Sullo stretto di Hormuz, situato fra l’Iran, l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti, passano oltre 20 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi il 30% del consumo globale di greggio, e l’eventuale chiusura o la restrizione della navigazione farebbe lievitare ancora i prezzi del barile. I consumatori però denunciano il rischio di speculazioni.

È il caso di Assoutenti e Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) che hanno provato ad analizzare gli effetti economici delle tensioni in atto sui portafogli degli italiani.

E spiegano: “La guerra scoppiata in Iran, come a suo tempo il conflitto ucraino, viene utilizzata come pretesto (in assenza di impedimenti reali quali il blocco della produzione o la chiusura dello stretto di Hormuz) per fenomeni speculativi sulle quotazioni dei prodotti energetici, ma il peggio deve ancora venire, e il conflitto in atto rischia di avere ripercussioni dirette per le tasche dei cittadini italiani e delle imprese”.

I carburanti sono già saliti e oggi un pieno costa circa 3 euro in più per la benzina e oltre 4 euro in più per il diesel, afferma Assoutenti.

“Secondo gli analisti – prosegue l’analisi – una eventuale chiusura dello stretto di Hormuz porterebbe il petrolio a schizzare ai 100 dollari al barile, una ipotesi che avrebbe effetti devastanti sui listini dei carburanti: a tali livelli la benzina arriverebbe a costare in media 2,024 euro al litro in Italia, con un aggravio pari a +16,7 euro a pieno rispetto ai listini di inizio giugno, +402 euro su base annua ipotizzando due pieni al mese. Il gasolio salirebbe invece a 1,953 euro al litro, con un aggravio di spesa da +18,4 euro a pieno rispetto ai valori pre-conflitto, +442 euro all’anno ad automobilista”.

Oltre all’innescarsi di fenomeni speculativi, c’è il rischio di nuovi rialzi delle tariffe energetiche e dei prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati su gomma. Per il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso “solo per i generi alimentari, un aumento medio dei prezzi dello 0,5% si tradurrebbe in una stangata sulla spesa alimentare da oltre 800 milioni di euro in capo alle famiglie italiane”.

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