Sicurezza in acqua, Iss: oltre metà degli annegamenti in piscina riguarda bambini (Foto Pixabay)

Oltre metà degli annegamenti in piscina riguarda bambini fino a 12 anni. Ogni anno in Italia circa 330 persone muoiono per annegamento e il 12% ha meno di 18 anni. L’acqua è un forte richiamo per bambini e adolescenti ma può diventare una trappola mortale. E una delle prime difese per limitare le tragedie è attuare una sorveglianza costante e senza distrazioni. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sta per pubblicare il secondo rapporto dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione. In vista delle vacanze estive, l’ISS ha lanciato insieme a 9 Regioni  un video con i consigli per i genitori, che in diversi casi commettono errori nella sorveglianza basandosi su false convinzioni.

«L’acqua, anche quando è una pozza d’acqua o “uno stagno”, esercita un’attrazione fatale su qualsiasi bambino – spiega Fulvio Ferrara, che ha curato il rapporto – Nelle piscinette gonfiabili il rischio che un bambino piccolo, che ha da poco cominciato a camminare, si rovesci dentro è molto elevato. Dobbiamo ricordare qui che un bambino caduto in acqua, scomparirà dalla vista entro 20 secondi».

Annegamenti in piscina, lo studio

Il rapporto raccoglie dati di diversa provenienza, tra cui i database dell’ISTAT e un’indagine condotta dall’ISS attraverso l’analisi degli articoli sugli incidenti da annegamento sui diversi media nazionali. Ogni anno in Italia muoiono per annegamento circa 328 persone, di tutte le età. Nei 5 anni dal 2017 al 2021 (dati Istat), sono morte per annegamento 1642 persone. Di queste, il 12.5% (ovvero 206) aveva un’età dagli 0 ai 19 anni. Sono circa 41 decessi ogni anno che riguardano bambini o ragazzi adolescenti.

“I casi – spiega l’ISS – aumentano con l’aumentare dell’età, anche se non in maniera lineare (la fascia di età 1-4 anni presenta più casi di quella 5-9 anni), fino ad arrivare agli adolescenti, che da soli coprono il 53.4% di tutti gli annegamenti da 0 a 19 anni. Nella quasi totalità dei casi, il bambino – che non sa nuotare – annega perché sfuggito all’attenzione dei genitori, cade in acqua o finisce, giocando in acqua, nell’acqua fonda. Anche le piscine domestiche hanno contribuito a elevare il numero di incidenti e di annegamenti, e il 53% degli annegati nelle piscine sono bambini fino a 9 anni”.

L’ISS ha analizzato articoli che riportano casi di annegamento. Spesso ha trovato scritto espressioni quali “il bambino/a è “sfuggito/a” al genitore, che lo ha perso di vista per pochi istanti.

“Una delle cause più comuni di annegamento infantile è proprio la mancata o inadeguata supervisione da parte degli adulti – spiega l’ISS – In uno studio riportato nel rapporto questi ammettevano, mentre sorvegliavano il loro bambino vicino all’acqua, di aver parlato con altri (38%), di dover sorvegliare un altro bambino, di essere occupati a leggere (18%), di mangiare (17%) e/o di parlare al telefono (11%). Tra i genitori di bambini tra 0 e 12 anni quasi la metà (48%) credeva erroneamente che avrebbero sentito rumori e schizzi o piangere il loro bambino, se si fosse trovato in difficoltà in acqua. Inoltre il 56% credeva che un bagnino, se presente, fosse la persona principale responsabile della supervisione del proprio bambino, e il 32% ha riferito di lasciare il proprio bambino completamente incustodito in una piscina per 2 minuti o più”.

 

 

Come limitare gli annegamenti in piscina

Dall’ISS e dalle Regioni arrivano dunque una serie di indicazioni per prevenire gli annegamenti e gli incidenti in piscina.

Ecco i consigli principali:

  • Immergersi preferibilmente in acque sorvegliate dove è presente personale qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza;
  • Evitare di immergersi in caso di mare mosso o in prossimità di specchi d’acqua dove sono presenti correnti di ritorno. È essenziale essere consapevoli delle condizioni del mare prima di immergersi;
  • Osservare attentamente la segnaletica e seguire le indicazioni dei sorveglianti. Questo può aiutare a identificare zone pericolose e comportamenti da evitare;
  • Sorvegliare sempre in maniera continuata i bambini in acqua o in prossimità di un qualsiasi specchio d’acqua soprattutto nelle piscine domestiche o private;
  • Educare i bambini all’acquaticità fin da piccoli. Insegnare loro a nuotare e a comportarsi in acqua in modo sicuro può ridurre in maniera significativa il rischio di incidenti;
  • Evitare di tuffarsi in acqua repentinamente dopo aver mangiato o dopo un’esposizione prolungata al sole;
  • Evitare tuffi da scogliere o in zone non protette e prestare attenzione a immergersi solo in acque di profondità adeguata.

Nel video i consigli sono affidati a un pesciolino di nome Salvo.

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