I consumi delle famiglie non ripartono (Foto Pixabay)
I consumi delle famiglie non ripartono. Più 0,5% nel 2024
Secondo i dati dell’Istat, nel 2024 la spesa per i consumi delle famiglie aumenta in volume dello 0,5%. Scendono le spese per abbigliamento, calzature e quelle per la salute
I consumi delle famiglie non ripartono. Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, nel 2024 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta, in volume, dello 0,5%, contro un Pil che aumenta in volume dello 0,7%.
L’Istat ha diffuso oggi i Conti economici nazionali relativi al 2023/2024. I consumi finali delle famiglie rappresentano il valore della spesa che le famiglie sostengono per l’acquisto di beni e servizi necessari per soddisfare i propri bisogni. Nel 2024, spiega l’Istat, la spesa per i consumi finali delle famiglie è aumentata dello 0,5% in volume.
L’andamento è diverso per le diverse voci. Nell’ambito dei consumi finali interni, la componente dei servizi è salita dello 0,8% e quella dei beni dello 0,5%. Gli aumenti più significativi, in volume, si registrano nelle spese per trasporti (+3,9%), per informazione e comunicazioni (+4,3%) e per alberghi e ristoranti (+2,0%). In flessione marcata invece ci sono le spese per vestiario e calzature (-3,4%) e quelle per servizi sanitari (-3,8%).
Meno vestiti e scarpe, giù anche la spesa per la salute
Su questi dati, le associazioni dei consumatori sottolineano la mancata ripartenza dei consumi in Italia. La spesa per i consumi finali delle famiglie, sottolinea il Codacons, registra una “crescita irrilevante”.
“Ma ciò che desta particolare preoccupazione – spiega l’associazione – è come le famiglie abbiano modificato le proprie abitudini di acquisto: si comprano sempre meno vestiti e meno scarpe, col settore abbigliamento e calzature che ha registrato una flessione dei consumi del -3,4%. Ma in sensibile calo è anche la spesa per la salute (servizi sanitari -3,8%) e quella per lo svago, con la componente ricreazione, sport e cultura che segna una contrazione del -1,4%. Il calo anche la cura della persona: -0,5%”.
Sulla mancata ripartenza dei consumi pesa l’aumento dei prezzi dello scorso anno, prosegue il Codacons, che chiede interventi per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie.
I consumi sono al palo, prosegue l’Unione Nazionale Consumatori.
“I dati di oggi dell’Istat confermano per l’ennesima volta che i consumi frenano la crescita del Pil – afferma il presidente UNC Massimiliano Dona – Siccome rappresentano, secondo i dati di oggi, il 56,6% del Pil, è evidente che se non si rilancia la domanda interna e la capacità di spesa delle famiglie, la crescita sarà sempre asfittica, sotto l’1 per cento. Per farlo è inutile aiutare chi guadagna 50 mila e che, quindi, non avendo problemi ad arrivare a fine del mese, ha una bassa propensione marginale al consumo. Se proprio si vogliono toccare le aliquote Irpef andrebbe abbassata semmai la prima al 23%. Sarebbe molto meglio, però, ritoccare le imposte che in questi anni hanno contributo a impoverire il ceto medio, dall’Iva agli oneri di sistema delle bollette di luce e gas”.

