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Pil in calo e inflazione in risalita: famiglie e consumi sotto pressione
Il secondo trimestre del 2025 segna un arretramento dello 0,1% del Pil italiano. Mentre il rallentamento dell’inflazione sembra offrire un’illusione di respiro, i prezzi dei beni essenziali continuano a crescere, mettendo in difficoltà le famiglie e frenando i consumi.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel secondo trimestre del 2025 il Pil italiano ha registrato una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, pur segnando un incremento dello 0,4% su base annua. Si tratta di un’inversione rispetto alla crescita dello 0,3% registrata nel primo trimestre.
La crescita acquisita per l’intero anno, se non si verificassero ulteriori variazioni, si attesterebbe intorno allo 0,5%. Un valore che fotografa una fase di debolezza economica, con consumi interni stagnanti e un commercio estero che non riesce a trainare la ripresa.
Consumi delle famiglie fermi: il campanello d’allarme
La nota di Confesercenti evidenzia come il nodo cruciale rimanga la spesa delle famiglie. Nel secondo trimestre la crescita è stata pari a zero rispetto al periodo precedente, mentre, al netto del contributo positivo del turismo, la domanda interna ha registrato un calo dello 0,1%.
I beni essenziali, come alimentari ed energia, continuano a drenare risorse importanti, riducendo la capacità di spesa in altri settori. La conseguenza è un ulteriore indebolimento delle imprese di vicinato, il cui valore aggiunto è sceso per il terzo trimestre consecutivo, attestandosi in terreno negativo anche su base annua.
Inflazione: respiro apparente, spese reali in crescita
Ad agosto, l’inflazione annua si è attestata all’1,6%, in lieve calo rispetto all’1,7% di luglio. Ma la riduzione è soltanto apparente: i dati mostrano aumenti significativi proprio nelle voci che incidono maggiormente sul bilancio familiare.
I prodotti alimentari e le bevande analcoliche segnano un +4,2% su base annua, il carrello della spesa cresce del 3,5%, mentre i servizi ricettivi e di ristorazione aumentano del 3,1%. A pesare sono anche i rincari estivi: stabilimenti balneari (+7,2% su base annua), pacchetti vacanza nazionali (+14% in un solo mese) e trasporti marittimi (+30% rispetto a luglio).
Il costo della vita per le famiglie
Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, l’inflazione al +1,6% comporta un aggravio medio di 611 euro annui per una coppia con due figli, di cui 384 euro legati ai soli prodotti alimentari e alle bevande.
Per una famiglia con un figlio la spesa aggiuntiva stimata è pari a 546 euro, mentre in media il costo di mangiare e bere incide per circa 265 euro in più all’anno. Un impatto che mostra come, nonostante il calo tecnico dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie resti sotto pressione.
Vacanze estive 2025: il caro-prezzi confermato
Il Codacons, parla di un vero e proprio “caro-vacanze”, con rincari record proprio nel comparto turistico: voli nazionali a +23,5% su anno, traghetti +7,8%, pacchetti vacanza nazionali +10,4%, case vacanza e B&B +6%, servizi ricreativi e sportivi +6,8%.
Alle spese estive si aggiungono inoltre quelle legate al ritorno a scuola: il materiale scolastico è aumentato del +4,8% su anno, mentre i libri segnano un +3,8%. Un doppio colpo per i bilanci familiari, già sotto pressione.
Il ruolo della spesa pubblica e delle scelte politiche
L’arretramento del Pil è stato parzialmente compensato dall’aumento dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,2%) e dal contributo positivo delle costruzioni nelle opere pubbliche (+0,7%). Tuttavia, la sola domanda privata ha segnato un calo dello 0,2%, confermando la debolezza del mercato interno.
In questo scenario, la prossima legge di bilancio sarà cruciale: liberare risorse a favore delle famiglie e sostenere i consumi appare l’unica strada per evitare un ulteriore rallentamento economico.

