La fame è diventata arma di guerra e fame zero è fallita (Acqua a Gaza, foto Cesvi)

La fame come arma di guerra. E la fame come conseguenza dei conflitti armati. C’è uno stretto legame fra fame e armi. Solo nell’ultimo anno, guerre e conflitti armati hanno innescato 20 crisi alimentari e gettato in condizioni di fame acuta 140 milioni di persone, pari al doppio dell’intera popolazione italiana. Solo nel 2024 quasi la metà (47%) dei casi di fame acuta in tutto il mondo sono stati provocati da scontri armati.

La fame viene usata come arma di guerra. E questo è evidente a Gaza, dove c’è carestia, manca tutto e ci sono già centinaia di decessi fra i bambini a causa della malnutrizione. Nel 2024 in tutto il mondo le persone che hanno sofferto di fame acuta sono state oltre 295 milioni in 53 Paesi e territori, 13,7 milioni in più rispetto al 2023.

Oggi la Giornata dell’alimentazione: fame zero fra oltre cento anni

I dati vengono dall’Indice globale della fame (Global Hunger Index – GHI), tra i principali rapporti internazionali sulla fame, presentato nei giorni scorsi in Italia da Fondazione Cesvi. Il documento è stato rilasciato in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si celebra oggi e che coincide con gli 80 anni della Fao.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Mano nella mano per un’alimentazione e un futuro migliori”. I sistemi agroalimentari sono al centro di sfide crescenti, fra necessità di rispondere alla domanda alimentare, impatto e conseguenze della crisi climatica e peso degli sprechi alimentari mondiali.

Ma la sfida di arrivare alla Fame Zero che il mondo si era dato con gli obiettivi di sviluppo sostenibili – “Entro il 2030, eliminare la fame e assicurare a tutte le persone, in particolare i poveri e le persone in situazioni vulnerabili, tra cui i bambini, l’accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente per tutto l’anno” – ormai è disatteso. Secondo il GHI del Cesvi, se si procedesse ai ritmi attuali la scomparsa della fame verrebbe raggiunta nel lontano 2137, con oltre un secondo di ritardo.

La fame ha raggiunto livelli allarmanti in 7 paesi, grave in 35 paesi. In alcuni paesi tra cui Palestina e Sudan, oltre a Burundi, Corea del Nord e Yemen, la situazione è così critica che probabilmente la realtà è anche peggiore rispetto a quella fotografabile da dati lacunosi.

Gaza, la fame come arma di guerra

L’Indice Globale della Fame denuncia che “in diversi contesti, la fame non è stata soltanto una conseguenza “collaterale” della violenza armata, ma è stata deliberatamente inflitta attraverso assedi, blocchi degli aiuti e distruzione delle infrastrutture agricole, ovvero utilizzata come una vera e propria arma di guerra. Gaza è l’esempio più emblematico: negli ultimi due anni il Ministero della Salute locale (MoH) ha documentato 461 decessi correlati alla malnutrizione (oltre 270 solo nel 2025), tra cui 157 minori. Attualmente 320mila bambini sotto i 5 anni a rischio di malnutrizione acuta e oltre 20mila persone sono rimaste uccise (2.580) o ferite (18. 930) nel tentativo di procurarsi del cibo e accedere agli aiuti”.

Dopo due anni di attacchi da parte dell’esercito israeliano e blocco degli aiuti a Gaza c’è la carestia. Secondo le proiezioni disponibili, nei prossimi mesi quasi un terzo della popolazione – circa 641.000 persone – si troverà in condizione di catastrofe mentre 1,14 milioni di individui saranno in emergenza. La malnutrizione infantile è rapidamente aumentata e nel corso dell’estate di quest’anno sono stati individuati 28 mila casi di malnutrizione acuta fra i bambini con meno di 5 anni.

La guerra moltiplica la fame. E, ricorda il Cesvi, “i conflitti a Gaza e in Sudan dimostrano chiaramente come la violenza armata possa distruggere rapidamente la sicurezza alimentare: tra il 2023 e il 2024 le persone esposte a livelli di carestia sono più che raddoppiate, raggiungendo quasi due milioni, di cui il 95% vive proprio in questi due contesti”.

Il GHI 2025 richiama l’attenzione sul “rischio di “normalizzazione” dell’utilizzo della fame come arma di guerra e invita al rispetto del diritto internazionale e al rafforzamento dei meccanismi di controllo e responsabilità in relazione a questa pratica”.

Crescono le spese militari

«La guerra è il più crudele moltiplicatore della fame – ha detto il direttore generale di CESVI, Stefano Piziali – Dove scoppiano i conflitti, i sistemi alimentari collassano, le famiglie sono costrette a fuggire e milioni di persone vengono spinte nell’insicurezza alimentare. A rendere la situazione ancora più drammatica negli ultimi anni è stato registrato un forte calo degli aiuti umanitari, mentre le spese militari hanno continuato a crescere, superando nel 2024 i 2.700 miliardi di dollari: oltre cento volte l’ammontare destinato agli aiuti umanitari. Un’inversione di priorità che compromette la capacità della comunità internazionale di rispondere alla fame e che si unisce all’inaccettabile pratica, sempre più frequente, di utilizzare la privazione di acqua e cibo come un’arma contro la popolazione civile».

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