Siti porno, dal 12 novembre dovranno accertare l’età degli utenti (Foto di CatsWithGlasses da Pixabay)

Dal 12 novembre i siti porno dovranno accertare l’età degli utenti per impedire l’accesso ai minori. Non basterà affermare di avere 18 anni per accedere a siti web e piattaforme che diffondono contenuti porno. Entrerà infatti in vigore, per siti e piattaforme che diffondono contenuti pornografici dall’Italia, l’obbligo di verificare l’età degli utenti attraverso un sistema di age verification.

La lista dei siti e l’age verification

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato nei giorni scorsi una lista dei soggetti che ad oggi diffondono in Italia contenuti pornografici (e che verrà aggiornata) ai quali si applicheranno le norme. La lista a oggi contiene alcuni dei siti porno più diffusi, come Pornhub, Youporn e Onlyfans.

Secondo il decreto Caivano e il regolamento attuativo Agcom (delibera n. 96/25/CONS), questi soggetti “devono implementare sistemi di verifica dell’età (cd. age verification) per continuare a diffondere i loro contenuti nel nostro Paese – afferma l’Autorità – In caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’Autorità diffiderà il soggetto inadempiente e irrogherà, in caso di inottemperanza, le conseguenti sanzioni fino a 250.000 euro”.

Il Codacons sottolinea che la misura non arginerà il fenomeno, considerato che vale solo per le piattaforme a oggi individuate e che attraverso Vpn (Virtual Private Network) è possibile connettersi a un server remoto che assegna un indirizzo IP di un altro Paese e aggirare facilmente il blocco italiano.

Come si svolgerà la verifica dell’età?

La verifica dell’età non sarà svolta direttamente dai siti porno ma da “soggetti terzi certificati”. Il fornitore del sistema di verifica dell’età, spiega l’Agcom, deve essere “giuridicamente e tecnicamente indipendente dai gestori di siti web e dalle piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico”.

Nella verifica dell’età come disegnata dall’Autorità emergono delle fasi distinte.

Una riguarda l’emissione di una “prova dell’età”, che può essere rilasciata da soggetti che conoscono l’utente di Internet. Possono essere fornitori di servizi specializzati nella fornitura di identità digitale, o un’organizzazione o un soggetto che ha identificato l’utente di Internet in un altro contesto. Il soggetto che fornisce la “prova dell’età”, che può essere una banca, un operatore telefonico, un ente pubblico o un soggetto privato, non è conoscenza dell’utilizzo che l’utente ne farà.

Su richiesta dell’utente, questo soggetto fornisce “la prova dell’età” (una sorta di certificazione) che viene consegnata all’utente (nel caso, ad esempio, di scratch card), o inviata all’utente (nel caso di processo telematico). La “prova dell’età” non contiene alcun dato che identifica l’utente o che consente di ricondurre all’utente.

L’utente invia poi il codice ricevuto al sito o alla piattaforma alla quale vuole accedere. Il sito porno verifica la validità del codice e ottiene così una prova della maggiore età dell’utente. Pur conoscendo necessariamente il particolare contenuto online consultato dall’utente, non ha alcuna informazione circa la sua identità.

Dubbi sul sistema

Non basterà più affermare di avere 18 anni per accedere al sito. Il sistema si basa su un doppio anonimato (non permette di sapere per quale sito viene generata la prova dell’età e la prova non contiene dati personali dell’utente) ma pone dubbi sia sulla sua efficacia, sia sul sistema di controllo che in questo modo viene applicato alla libera navigazione online in nome della tutela dei minori.

Il Codacons considera poi che il divieto è facilmente aggirabile perché i contenuti porno viaggiano anche sulle app di messaggistica e sui social network, “piattaforme alle quali i minori possono accedere facilmente e senza alcuna restrizione – afferma l’associazione – Va poi considerato che il divieto per i siti individuati dall’Agcom vale per i minori che accedono a tali piattaforme dall’Italia, ma simili blocchi non sono previsti all’estero. Questo significa che tramite una VPN (Virtual Private Network) è possibile connettersi a un server remoto che assegna un indirizzo IP di un altro Paese e aggirare facilmente il blocco italiano”.

A questo si aggiunge il fatto che bloccare alcune decine di portali su “un bacino sterminato di siti porno non impedirà certo ai minori di fruire di tali materiali”.

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