Stati generali green economy domani al via (Foto Pixabay)
Stati generali della green economy, si parte domani
Sono “troppo poche le risorse per la transizione ecologica europea”. Risorse e investimenti nel green deal sono al centro degli Stati generali della green economy che si svolgeranno il 4 e 5 novembre nell’ambito di Ecomondo
Domani all’interno di Ecomondo prendono il via gli Stati Generali delle green economy 2025, l’evento annuale di riferimento per i protagonisti dell’economia decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale.
L’Unione europea dovrebbe tenere ferma la rotta per “l’ineludibile transizione a una green economy, decarbonizzata, circolare e rigenerativa del capitale naturale”, spiegano gli organizzatori, nonostante le criticità del contesto attuale: tensioni geopolitiche, competitività crescente nei mercati per la politica dei dazi Usa, perdita di servizi ecosistemi, rallentamento nell’adattamento alla crisi climatica e aumento dei costi delle materie prime.
Gli Stati generali della green economy vedranno domani la presentazione della Relazione sullo stato della green economy 2025, con un focus sulla green economy europea, nel contesto della retromarcia del Presidente Trump e dell’accelerazione cinese. Il 5 novembre ci sarà la plenaria internazionale “Green economy: driving the future in times of uncertainties”. E ci sarà anche un focus sul finanziamento della transizione (Qui il programma).
L’evento è promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
L’Europa ha interesse alla transizione ecologica
Nel lancio dell’evento, i promotori sottolineano subito il nodo cruciale delle risorse che a oggi mette a rischio il green deal europeo. L’Europa ha un forte interesse alla decarbonizzazione: è il continente che si sta scaldando più rapidamente, il 2024 è stato l’anno più caldo da oltre 100mila anni, con temperature a +1,6°C rispetto ai livelli preindustriali. Nel periodo 1980-2023 gli eventi meteo estremi legati alla crisi climatica sono arrivati a costare 738 miliardi di euro. Gli alti costi della dipendenza dall’importazione di combustibili fossili sono, inoltre, un rilevante ostacolo alla competitività europea: nel 2024 l’Ue ha speso ben 375,9 miliardi di euro per l’import di combustibili fossili.
Le risorse stanziate non bastano
Bisogna dunque aumentare gli investimenti europei per proseguire nella transizione ecologica. Ma le risorse attualmente stanziate, spiegano dagli Stati generali, non bastano. Anzi c’è a oggi una riduzione. E il nodo delle risorse può essere “il driver di una possibile retromarcia sul green deal europeo”.
“La proposta di Quadro Finanziario Pluriennale (QFP, 2028-2034), presentata dalla Presidente Von der Leyen, comporta una riduzione degli investimenti green – informa la nota di lancio dell’evento – Il nuovo Fondo Europeo per la competitività del QFP avrebbe una dotazione di soli 409 miliardi, da ripartire in 5 settori: transizione green e decarbonizzazione; transizione digitale; salute; biotecnologie, agricoltura e bioeconomia; difesa e spazio (cui sono destinati 131 miliardi di euro, il 32% del Fondo). L’aumento del programma europeo Horizon per la ricerca a 175 miliardi di euro non sarà certamente sufficiente a sopperire alla modestia del Fondo Europeo per la competitività. Insufficiente anche la raccolta, stimata in 58,5 miliardi all’anno, di risorse europee aggiuntive per finanziare il nuovo QFP che va decisamente aumentata, riprendendo la proposta, ribadita ripetutamente da Draghi, di ricorrere al debito comune europeo con l’emissione di Eurobond ed esaminando la possibilità dell’applicazione di una global minimum tax e di una digital tax europee”.
Spiega Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile: «Dobbiamo valorizzare, e non buttare, i buoni risultati raggiunti. Dal 1990 al 2023 le emissioni di gas serra nella UE sono state tagliate del 37%: un successo ambientale, di rilievo mondiale, raggiunto in modo economicamente e socialmente sostenibile. C’è ancora molto da fare. Il Green Deal europeo è stato impegnativo e non privo di qualche errore, ma ha ottenuto risultati importanti e sostenuto la ripresa, dopo il crollo causato dal Covid-19. Il ruolo dell’Europa può essere rilevante per affrontare la crisi climatica globale, se continua a tagliare le emissioni, invece di tornare ad aumentarle, se svolge un ruolo di traino invece che di freno internazionale alla transizione climatica».

