Stati Generali della Green Economy: la decarbonizzazione non è solo un fatto europeo

Stati Generali della Green Economy: la decarbonizzazione non è solo un fatto europeo (Foto di Marcin da Pixabay)

Si sono conclusi gli Stati Generali della Green Economy, con oltre 1500 partecipanti e 100 fra relatrici e relatori, più di un migliaio di contatti con l’hashtag #statigreen24, con domande e commenti che hanno generato una copertura di oltre 255.000 utenti.

La sessione di oggi ha fatto il punto sul processo di decarbonizzazione nel resto del mondo. L’impegno climatico riguarda, infatti, tutte le principali economie del mondo: “i “grandi emettitori” come Cina, Usa, Eu hanno avviato ingenti investimenti e programmi per raggiungere l’obiettivo “net zero” – si legge in un comunicato degli Stati Generali della Green Economy -. Questi Stati con l’India sono responsabili del 60% delle emissioni di CO2 mondiali.

Decarbonizzazione, a che punto siamo?

“L’Unione Europea – si legge nel comunicato – con il Green Deal ha messo in campo misure normative e strumenti di regolazione incisivi, e i risultatiti cominciano a vedersi. Nel 2023 ha tagliato le emissioni di gas serra del 31% rispetto al 1990, riprendendo, dopo la parentesi del 2022, il processo di decarbonizzazione. Tra il 2022 e il 2023 le emissioni di gas serra sono diminuiti di quasi 200 milioni di tonnellate. E se l’Ue proseguisse di questo passo sarebbe in linea con il target del – 55% al 2030. E con la Legge europea sul clima ha stabilito l’obiettivo vincolante della neutralità entro il 2050″.

La Cina, principale emettitore mondiale di CO2, con un aumento significativo negli ultimi anni arrivato a + 39%, è comunque “impegnata nella transizione energetica, per diversi fattori: gli enormi impatti della crisi climatica sull’esteso territorio cinese, la crescita delle capacità tecnologiche e produttive cinesi, la scelta di puntare sulla leadership mondiale delle tecnologie di decarbonizzazione e i successi, industriali e delle esportazioni, ottenuti con tale scelta. Nel 2022 La Cina ha venduto il 60% delle auto elettriche su scala mondiale, il 50% degli impianti eolici e il 45% di quelli solari fotovoltaici. Ma resta ancora la principale utilizzatrice mondiale di carbone, responsabile di circa il 70% delle sue emissioni totali”.

Gli Stati Uniti, secondo emettitore mondiale, ma il primo pro capite, “ha ridotto le emissioni del 14,5% nel 2022. Grandi città e Stati si stanno muovendo verso una più rapida riduzione delle emissioni di gas serra“.

Infine – spiegano gli Stati Generali – “il livello totale delle emissioni dell’India è simile a quello dell’Unione europea, ma con una popolazione tre volte più numerosa: quindi con emissioni pro capite ancora basse, meno della metà della media mondiale e circa un quarto di quelle della Cina. Tuttavia, è anche la nazione più popolosa al mondo e uno dei paesi più colpiti dalla crisi climatica: gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti e gravi. Alla COP26 di Glasgow il governo indiano ha annunciato la sua intenzione di diventare un emettitore netto zero entro il 2070. Per raggiungere tale obiettivo ha messo in atto politiche per aumentare la produzione di energia rinnovabili e per lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio, programmando di raddoppiare al 2030 gli investimenti in energia pulita, rispetto ai circa 60 miliardi di dollari del 2022″.

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