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Conti correnti, Banca d’Italia: spese stabili ma cambiano le voci
Dall’analisi dei conti tradizionali a quelli online e postali, l’indagine 2025 fotografa i costi reali sostenuti dalle famiglie: canoni in calo, commissioni in aumento e un’operatività sempre più intensa.
L’indagine sulla spesa dei conti correnti si basa su dati concreti: le spese di gestione effettivamente sostenute dalle famiglie nel corso di un anno, così come risultano dagli estratti conto di fine esercizio. Per ogni conto e per ciascun servizio associato vengono rilevati il numero di operazioni effettuate e il costo complessivo, consentendo di calcolare il costo unitario reale. L’analisi della Banca d’Italia include anche le commissioni applicate in caso di scoperti o affidamenti, offrendo una fotografia aderente ai comportamenti effettivi dei correntisti, non a ipotetici modelli di utilizzo.
Dati reali, non scenari teorici
A differenza di molte simulazioni basate su “panieri tipo”, la spesa di gestione viene calcolata sulle condizioni concretamente applicate dagli intermediari e sulle scelte effettive dei clienti osservate nell’arco di un anno intero. Questo approccio permette di cogliere l’impatto reale delle commissioni e dell’operatività sull’economia delle famiglie.
La rilevazione condotta nel 2025 ha analizzato 12.053 conti correnti bancari riferibili a 604 sportelli, 1.490 conti online non collegati a sportelli fisici e 998 conti correnti postali selezionati presso 50 uffici postali.
Conti tradizionali: canoni in calo, commissioni in salita
Nel 2024 i conti correnti di tipo tradizionale hanno registrato una diminuzione dei canoni di base e dei costi per l’emissione delle carte di debito. Allo stesso tempo, però, sono aumentate le commissioni medie sulle operazioni e l’operatività dei correntisti. Il risultato di questi fattori contrapposti è una spesa media di gestione sostanzialmente stabile: 101,1 euro, contro i 100,7 euro del 2023.
Per i conti correnti online si osserva una dinamica diversa. I prezzi unitari dei servizi sono diminuiti, ma l’aumento dell’operatività ha portato a una crescita della spesa media di gestione, salita di 1,7 euro e attestata a 30,6 euro. Un dato che conferma la convenienza strutturale di questa tipologia di conto, pur in presenza di un utilizzo sempre più intenso.
Nel caso dei conti correnti postali, l’incremento ha riguardato sia le commissioni unitarie sia il numero di operazioni. La spesa media di gestione è così passata da 67,3 a 71,6 euro, segnando un aumento più significativo rispetto alle altre tipologie.
La spesa media complessiva
Considerando insieme conti tradizionali, online e postali, la spesa media ponderata si è attestata a 85,3 euro, in calo di 2,5 euro rispetto all’anno precedente. La diminuzione è spiegata soprattutto dal maggiore peso dei conti online nella popolazione (-3,6 euro), che ha più che compensato l’aumento dei prezzi unitari (+1,0 euro) e dell’operatività (+0,1 euro).
Scoperti e affidamenti: le commissioni critiche
Sul fronte del credito in conto corrente, la commissione per la messa a disposizione dei fondi (MDF) è rimasta pressoché stabile all’1,6% del credito accordato. Più marcato invece l’aumento della commissione di istruttoria veloce (CIV) applicata sugli sconfinamenti e sugli scoperti, salita da 13,7 a 16,2 euro. Una voce che incide in modo rilevante soprattutto sui correntisti più fragili.
Il quadro che emerge è quello di costi complessivamente stabili, ma con una composizione che cambia: meno canoni fissi, più commissioni legate all’uso e maggiore intensità delle operazioni. Un’evoluzione che rende sempre più importante per i consumatori conoscere le proprie abitudini bancarie e confrontare le diverse tipologie di conto per contenere la spesa complessiva.

