Barbie autistica, fa discutere la bambola Mattel. Inclusione o stereotipo? (Credit Mattel https://images.contentstack.io/v3/assets/bltc12136c3b9f23503/blt1fb1e6a7f2e4e41a/69615c84e0bbd400086c1557/BAR_FNS_2026_S26Merch_KeyArt_Horizontal_RGB.jpg)
Barbie autistica, fa discutere la nuova bambola Mattel. Inclusione o stereotipo?
Mattel ha presentato nei giorni scorsi la sua prima Barbie autistica, creata con la consulenza della comunità autistica. Ma l’operazione fa discutere. Le critiche: è uno stereotipo scorretto
Inclusione attraverso il gioco o marketing che sfrutta stereotipi? Fa discutere la Barbie autistica presentata qualche giorno fa dal colosso dei giocattoli Mattel, che amplia la proposta di bambole dedicate a vario titolo alla diversità e alla pluralità di corpi e condizioni e lancia sul mercato la sua prima Barbie autistica.
La bambola, spiega Mattel in una nota, è “creata con la consulenza della comunità autistica per rappresentare i modi comuni in cui le persone autistiche possono sperimentare, elaborare e comunicare il mondo che le circonda”. Ma non tutti, almeno in Italia, sono d’accordo con l’operazione. Il giornalista Gianluca Nicoletti la boccia sonoramente. Assoutenti e le associazioni delle famiglie con disabilità dell’Anffas parlano di uno “stereotipo offensivo” e sono pronti a lanciare un boicottaggio nazionale.
Le caratteristiche di Barbie autistica
Barbie autistica si unisce alla collezione delle Barbie Fashionistas, che rappresenta la diversità in diverse forme, fra cui etnia e condizioni mediche o di disabilità. Negli anni Mattel ha presentato ad esempio Barbie con diabete di tipo 1, sindrome di Down e cecità.
“Barbie ha sempre cercato di riflettere il mondo che i bambini vedono e le possibilità che immaginano, e siamo orgogliosi di presentare la nostra prima Barbie autistica come parte di questo lavoro continuo – ha affermato Jamie Cygielman, Global Head of Dolls, Mattel – La bambola, progettata con la consulenza dell’Autistic Self Advocacy Network, contribuisce ad ampliare il significato dell’inclusione nel reparto giocattoli e oltre, perché ogni bambino merita di vedersi in Barbie”.
L’azienda ha dichiarato di aver collaborato per 18 mesi con un’organizzazione, ASAN, che si occupa di persone autistiche, gestita da persone autistiche.
Barbie autistica ha un design particolare. È dotata di articolazione del gomito e del polso che, spiega Mattel, “le consente di stimolare, sbattere le mani e compiere altri gesti con le mani che alcuni membri della comunità autistica usano per elaborare informazioni sensoriali o esprimere eccitazione”. Ha lo sguardo un po’ inclinato per rappresentare come a volte le persone autistiche evitino il contatto visivo. E ha dei gadget quali uno spinner antistress, cuffie antirumore rosa in testa e un tablet che mostra sullo schermo applicazioni di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA).
Una Barbie, tante critiche: stereotipo
Non tutti hanno apprezzato. Una voce molto critica è quella del giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti, padre di un figlio autistico, molto impegnato sul tema, che all’Huffington Post ha definito la Barbie autistica “un’operazione scorrettissima, che edulcora la realtà e allo stesso tempo congela gli stereotipi”. Spiega Nicoletti: “Rappresenta un modello finto di disabilità, Un modello fashion carino, divertente, simpatico con il vestito largo e la trottolina in mano. Un’immagine di felicità, un’ilare divertente rappresentazione in cui tutti gli aspetti problematici legati alla disabilità scompaiono. L’inclusione deve passare dalla quotidianità della vita reale”.
Critiche sono anche Assoutenti e Anffas (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo). L’importanza dell’inclusione non basta a far apprezzare il progetto della Barbie autistica.
“La rappresentazione proposta, attraverso accessori e caratterizzazioni stereotipate, non contribuisce a una reale comprensione della complessità dello spettro autistico, né favorisce un’autentica cultura dell’inclusione – spiega Assoutenti – Al contrario, rischia di ridurre una condizione complessa e delicata a un simbolo commerciale, con effetti potenzialmente dannosi sul piano educativo, sociale e relazionale”.
L’associazione chiede a Mattel di ritirare la bambola dal mercato e si dichiara pronta a lanciare un boicottaggio nazionale. Avvierà poi un confronto con le associazioni rappresentative, come Anffas, per una posizione comune e chiederà alle autorità di aprire “una riflessione istituzionale sul confine tra inclusione reale e operazioni meramente commerciali che utilizzano temi socialmente sensibili”.
“L’inclusione non è un giocattolo”
Afferma il presidente Assoutenti Gabriele Melluso: “Una vera iniziativa inclusiva avrebbe dovuto seguire una strada completamente diversa. Non una bambola con stereotipi riferiti allo spettro autistico, ma piuttosto una bambola normodotata accompagnata da progetti concreti di inclusione lavorativa, di coinvolgimento nella produzione di lavoratori con disabilità o con spettro autistico, o di sostegno reale alle famiglie e ai servizi dedicati. Questo sì avrebbe dato credibilità, valore sociale e reale impatto positivo all’iniziativa. L’inclusione non è un giocattolo e la disabilità non è una strategia di marketing: rappresentare senza comprendere significa creare distanza, non abbattere barriere”.
Iniziativa inadeguata, aggiunge Anffas. “Come associazione rappresentativa delle persone nello spettro autistico e delle loro famiglie, esprimiamo profondo rammarico per la superficialità con cui non sono state valutate le implicazioni di una simile operazione – afferma il presidente Anffas, Roberto Speziale – La promozione della conoscenza dei disturbi dello spettro autistico può e deve avvenire attraverso iniziative realmente inclusive”.

