GDO e filiera agroalimentare, indagine Antitrust (Foto Pixabay)

L’Antitrust avvia un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla Grande distribuzione organizzata (GDO) nella filiera agroalimentare. Il ruolo delle catene distributive nella ripartizione del valore aggiunto e nella formazione dei prezzi finali sarà al centro dell’attività dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che lancia anche una consultazione pubblica su questi temi (gli interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it).

Il divario fra inflazione generale e inflazione sui beni alimentari

Alla base dell’indagine ci sono le considerazioni sulla divaricazione fra l’inflazione generale e l’inflazione dei beni alimentari che si è determinata negli ultimi anni.

I prezzi dei beni alimentari sono infatti rincarati di quasi il 25% dal 2021 a oggi. Sulla base dei dati Istat, da ottobre 2021 a ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono infatti aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%).

L’impennata dei prezzi è stata appunto più marcata per i beni alimentari. E anche negli ultimi due anni, ricorda l’Antitrust nel provvedimento di avvio, pur in presenza di una crescita dei prezzi più contenuta, “si è mantenuto un significativo divario tra l’inflazione generale e quella relativa ai soli prodotti alimentari. Nel mese di ottobre 2025, in particolare, l’inflazione tendenziale riferita all’intero paniere di spesa si è attestata su un valore dell’1,2%, a fronte di un valore tendenziale di crescita dei prezzi alimentari pari al 2,3%”.

L’indagine sulla GDO

Da qui prende le mosse l’indagine sul ruolo della GDO nell’ambito della filiera agroalimentare.

L’Antitrust spiega infatti: “A fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata”.

Alla base c’è un mondo produttivo frammentato, mentre a valle della catena c’è la distribuzione finale, caratterizzata da un “livello di concentrazione piuttosto elevato e crescente nel tempo, che potrebbe consentire alle catene della GDO di imporre unilateralmente le condizioni economiche e operative della fornitura”.

“Nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori – spiega ancora l’Autorità – rappresenta uno snodo cruciale sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori stessi – e, conseguentemente, della redditività delle attività produttive a monte della catena – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo.”

In questo contesto, l’indagine vuole approfondire fra l’altro le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della GDO, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label).

La gestione del potere d’acquisto da parte delle catene distributive ha rilievo sulla concorrenza, anche perché “la gestione degli acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti Private Label, rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della GDO e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali”.

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