Polizze catastrofali e ciclone Harry (Foto Pixabay)

Ciclone Harry e polizze catastrofali, Assoutenti: non c’è reale copertura dei danni

Dopo il ciclone Harry si accende il dibattito sulle polizze catastrofali obbligatorie per le imprese. Fra gli eventi assicurabili non rientrano le mareggiate. Assoutenti: “obbligo assicurativo senza copertura reale, troppe esclusioni e nessuna strategia di adattamento climatico”

Con il ciclone Harry si accende il dibattito sulle polizze catastrofali per le imprese. Chi è assicurato rischia di non essere rimborsato perché le mareggiate non rientrano nelle coperture. Ha detto il ministro della Protezione civile Nello Musumeci dopo i danni del ciclone: “Bisogna capire quante sono le attività danneggiate, quali quelle coperte con assicurazione. Ricordo che da qualche mese in Italia l’assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria, quindi la ricognizione va fatta attentamente”. Ma Assoutenti ribatte: è un obbligo assicurativo senza copertura reale. Il problema è che le polizze catastrofali obbligatorie, così come previste dalla normativa, non coprono le mareggiate, insieme ad altri eventi come le “bombe d’acqua”.

Le polizze catastrofali per le imprese

La legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa per i danni causati da sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni per tutte le imprese con sede legale o stabile organizzazione in Italia, tenute all’iscrizione al Registro delle imprese. Sono escluse dall’obbligo le imprese agricole.

I beni da assicurare sono terreni, fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali. La legge di Bilancio 2024 ha inoltre stabilito che dell’inadempimento dell’obbligo di assicurazione da parte delle imprese si deve tener conto nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali. Le tempistiche sono scaglionate a seconda di piccole, medie e grandi imprese, con alcune scadenze già passate e altre che sono state prorogate.

Assoutenti: troppe esclusioni nelle coperture

Intervenendo sulle polizze catastrofali, Assoutenti parla di un obbligo assicurativo senza copertura reale, con troppe esclusioni e nessuna strategia di adattamento climatico. Le dichiarazioni istituzionali, afferma l’associazione, “rischiano di trasformare uno strumento ancora sperimentale in un fattore di disuguaglianza sociale ed economica”.

«Il sistema delle polizze catastrofali è ancora in una fase chiaramente sperimentale, e utilizzarlo oggi per discriminare tra imprese “meritevoli” o meno di ristori pubblici è profondamente sbagliato, soprattutto quando l’obbligo assicurativo non corrisponde a una copertura reale ed efficace dei rischi che colpiscono il territorio – ha detto Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti – Da un lato si impone un obbligo alle imprese, dall’altro si escludono dalla copertura proprio quegli eventi che oggi producono i danni più rilevanti, realizzando una contraddizione evidente”.

La normativa, ricorda Assoutenti, prevede come rischi assicurabili obbligatori esclusivamente alluvione, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane. Rimangono invece esclusi fenomeni ricorrenti e devastanti quali appunto mareggiate, penetrazione di acqua marina, allagamenti causati da piogge brevi e di intensità eccezionale, le cosiddette “bombe d’acqua”, infiltrazioni, trasudamenti, umidità e variazioni della falda, numerosi danni indiretti come l’interruzione di energia o servizi essenziali, le spese di demolizione e sgombero, sempre escluse dalla polizza obbligatoria.

«È un paradosso evidente – sottolinea Melluso – Eventi che oggi vengono definiti “estremi” ma che in realtà sono diventati ordinari, restano fuori dalla copertura assicurativa. In questo modo si obbligano le imprese ad assicurarsi contro rischi che, nei fatti, non sono assicurati».

Il pericolo paventato è che le polizze catastrofali diventino un modo per spostare di fatto sui privati il costo di una politica che non interviene.

«Le assicurazioni non fermano frane, alluvioni o mareggiate: le fermano le scelte politiche – aggiunge Melluso – Se le polizze obbligatorie servono solo a esentare il decisore pubblico dall’investire seriamente nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, allora è meglio sospenderle o ripensarle radicalmente. Per questo chiediamo un tavolo di confronto tra governo, assicurazioni, associazioni dei consumatori e rappresentanze delle imprese, per verificare la coerenza tra obbligo assicurativo e reale copertura dei rischi naturali».

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