End the Cage Age, udienza pubblica alla Corte di giustizia Ue (Foto Pixabay)
End the Cage Age, il 5 marzo udienza pubblica alla Corte di giustizia Ue
La Corte di giustizia dell’Ue terrà un’udienza pubblica il prossimo 5 marzo con il Comitato di End the Cage Age, l’iniziativa dei cittadini europei che chiede lo stop alle gabbie negli allevamenti. La Coalizione: ““Porteremo la voce dei 300 milioni di animali ancora rinchiusi nelle gabbie”
La voce degli animali e dell’iniziativa contro le gabbie arriva alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il prossimo 5 marzo la Corte ascolterà la posizione del Comitato dei cittadini promotore dell’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age e delle associazioni ammesse in qualità di ‘interveners’ al ricorso contro la Commissione europea.
A dare notizia dell’udienza è la coalizione italiana End the Cage Age, che promette: “Porteremo la voce dei 300 milioni di animali ancora rinchiusi nelle gabbie”.
Stop gabbie, quando?
È il primo ricorso nella storia della Ue in cui la Commissione è chiamata a rispondere della propria inazione in merito a un’Iniziativa dei cittadini europei. Il ricorso è stato presentato dal Comitato dei cittadini promotore di End the Cage Age nel marzo 2024 e guidato da CIWF. A gennaio 2025 le associazioni Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV sono state ammesse a intervenire al ricorso in qualità di ‘interveners’ in quanto danneggiate dalla promessa non mantenuta dell’esecutivo europeo.
“Sono passati quasi cinque anni da quando la Commissione europea si è impegnata a presentare la proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie – spiega la Coalizione – Tuttavia, i 300 milioni di animali che ogni anno vivono ancora rinchiusi in gabbia continuano ad aspettare. Così come stanno aspettando gli 1,4 milioni di cittadini europei che hanno usato la propria voce in loro difesa sostenendo l’Iniziativa.”
L’iniziativa contro le gabbie
Il ricorso trae origine da End the Cage Age. È una iniziativa dei cittadini europei che ha chiesto alla Commissione una legislazione per eliminare gradualmente l’uso delle gabbie negli allevamenti dell’Ue. È stata firmata da oltre 1 milione e 400 mila cittadini e sostenuta da 170 associazioni. Un vero successo. Nel 2021 la Commissione europea si è dunque impegnata a presentare una proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie entro il 2023. Ma l’impegno è venuto meno. Nel 2024 era stato rinnovato l’impegno a presentare una proposta legislativa entro la fine del 2026.
Ma anche a ottobre 2025, la coalizione End the Cage Age ha denunciato che nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2026 non c’era ancora la riforma della legislazione sul benessere animale, ma solo una misura non legislativa su “zootecnia, con inclusi elementi in materia di benessere animale”.
Rispettare l’impegno in tempi chiari
Secondo la Coalizione, a oggi oltre 300 milioni di animali tra suini, galline, conigli, oche, vitelli, quaglie e anatre soffrono ancora rinchiusi in gabbie negli allevamenti dell’Unione europea. End the Cage Age chiede alla Commissione di rispettare l’impegno assunto nel 2021 per lo stop alle gabbie negli allevamenti, presentando “una tempistica chiara e ragionevole” per la proposta legislativa sul divieto dell’utilizzo delle gabbie per tutte le specie allevate. Inoltre, gli attivisti chiedono di accedere al dossier sull’Iniziativa End the Cage Age.
“Questa udienza è la nostra occasione per spiegare nel dettaglio come l’inazione della Commissione stia prolungando la sofferenza di milioni di animali, mettendo al contempo a rischio la democrazia partecipativa,” commenta Annamaria Pisapia, portavoce del Comitato dei cittadini e direttrice di CIWF Italia.
La decisione di aprire un’udienza pubblica per permettere alle parti di esprimere le proprie ragioni viene dunque accolta con favore. “Le Iniziative dei cittadini europei sono nate per permettere a cittadini e cittadine di partecipare attivamente alle politiche europee – commentano – Venir meno all’impegno di vietare le gabbie vanifica il senso stesso di questo strumento democratico, minando la fiducia dei cittadini nella Commissione.”

