Asvis - Save the Children

Trasformare una novità normativa in uno strumento realmente capace di orientare le politiche pubbliche. È questo l’obiettivo del Future Paper presentato a Roma da Asvis – Save the Children, che propone dieci raccomandazioni per evitare che la Valutazione di impatto generazionale (Vig) resti soltanto sulla carta.

Il documento è stato illustrato durante l’incontro “La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia”, ospitato all’Auditorium di Save the Children. L’iniziativa rientra nella partnership Ecosistema Futuro, nata nel maggio 2025 e che oggi coinvolge oltre 60 organizzazioni.

Il paper arriva in un momento decisivo: dopo l’approvazione, nel novembre 2025, della legge che introduce la Vig nel processo legislativo, il Governo è ora chiamato a definire con un Dpcm le modalità operative dello strumento. Da questo passaggio dipenderà la reale capacità della nuova norma di incidere sulle decisioni pubbliche.

Un percorso che parte dalla Costituzione

L’introduzione della Valutazione di impatto generazionale rappresenta il risultato di un percorso istituzionale avviato negli ultimi anni e sostenuto con forza dall’Asvis sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 2016.

Un passaggio chiave è stato la riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata nel 2022, che ha introdotto tra i compiti espliciti della Repubblica la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi «anche nell’interesse delle future generazioni». Un cambiamento che ha portato per la prima volta il futuro all’interno della Carta costituzionale.

Coerentemente con questa impostazione, l’Asvis ha promosso l’introduzione della Vig, poi inserita nella legge n.167 del 2025. L’obiettivo è modificare profondamente il modo in cui vengono disegnate e valutate le politiche pubbliche, introducendo una prospettiva di lungo periodo.

Una nuova infrastruttura per le decisioni pubbliche

Secondo il Future Paper, la Vig non deve essere considerata un semplice strumento tecnico o un adempimento formale. Al contrario, dovrebbe diventare una vera e propria “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo.

Questo significa integrare stabilmente la prospettiva intergenerazionale nelle scelte pubbliche, superando una visione limitata alle politiche giovanili. L’obiettivo è valutare gli effetti delle decisioni sull’intero ciclo di vita delle generazioni presenti e future.

In un Paese segnato da forti squilibri demografici, sottolinea il documento, ignorare l’impatto generazionale delle decisioni rischia di sottostimare i costi e le opportunità nel lungo periodo. Per questo il paper propone anche di rafforzare strumenti come la futures literacy, cioè la capacità di immaginare e valutare scenari futuri.

Dalla tutela dei giovani a politiche generative

Uno degli elementi centrali del documento riguarda il superamento di un approccio puramente difensivo all’equità intergenerazionale. La Vig dovrebbe infatti non solo prevenire danni per le generazioni future, ma anche valutare quanto le politiche contribuiscano a rafforzare le opportunità dei giovani.

In questa prospettiva, lo strumento può orientare investimenti pubblici e privati verso alcune fasi cruciali del percorso di vita: istruzione, transizione scuola-lavoro, accesso alla casa e genitorialità. Politiche capaci di incidere su questi passaggi, spiegano gli autori, possono contribuire a rafforzare la fiducia nel futuro e la sostenibilità demografica ed economica del Paese.

Partecipazione, dati e indipendenza

Tra le raccomandazioni del Future Paper vi è anche la necessità di rafforzare la partecipazione dei cittadini, in particolare dei giovani, nelle diverse fasi della valutazione. Non una consultazione simbolica, ma un contributo strutturato alla progettazione delle politiche.

Un altro punto chiave riguarda l’indipendenza tecnica degli organismi chiamati a effettuare la Vig, che dovrebbero disporre di risorse adeguate, linee guida chiare e programmi di formazione specifici. Allo stesso tempo, il Parlamento dovrebbe essere messo nelle condizioni di utilizzare pienamente i risultati delle valutazioni, anche durante la fase emendativa delle leggi.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza di rafforzare il sistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali e di sviluppare modelli di analisi che integrino dimensioni economiche, sociali e ambientali.

La sfida dell’equità tra generazioni

Nel suo intervento di apertura, il presidente di Save the Children, Claudio Tesauro, ha ricordato come le disuguaglianze generazionali siano già oggi una realtà concreta: «Nel nostro lavoro quotidiano incontriamo ragazzi e ragazze che rinunciano ai propri sogni e talenti, soprattutto nei territori più svantaggiati».

Per Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Asvis, l’equità intergenerazionale non è un principio simbolico ma un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche. Se applicata con rigore, la Valutazione di impatto generazionale potrà evitare che le generazioni futuri paghino i costi economici, sociali e ambientali delle scelte di oggi.

Il Future Paper guarda anche alle esperienze già avviate in diversi Paesi europei, dove la prospettiva intergenerazionale è stata integrata nei processi decisionali. L’obiettivo, spiegano i promotori, è aprire un confronto tra istituzioni e società civile per accompagnare l’Italia in questa trasformazione. Una sfida che riguarda non solo le politiche per i giovani, ma la sostenibilità stessa del futuro del Paese.

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