Bacino del fiume Sacco, la tappa di Ecogiustizia Subito (Foto Legambiente)
Ecogiustizia Subito arriva nel Bacino del Fiume Sacco: bonifiche ferme da anni
Nel Bacino del Fiume Sacco solo lo 0,2% di suoli e falde è stato bonificato. Oggi la mobilitazione di Ecogiustizia Subito ad Anagni: subito bonifiche, riconversione industriale, no all’industria bellica
Nel Bacino del fiume Sacco le bonifiche sono ferme al palo. In 21 anni è stato bonificato solo lo 0,2% di suoli e falde e meno del 10% è stato oggetto di caratterizzazione ambientale. Preoccupano i nuovi sversamenti e il progetto di rilanciare l’industria bellica. Così oggi ha fatto tappa nel SIN (Sito di interesse nazionale) Bacino del fiume Sacco la nuova tappa della campagna Ecogiustizia Subito con il flash mob di ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera davanti all’ex stabilimento Winchester ad Anagni.
“In nome del popolo inquinato, chiediamo Ecogiustizia subito. Bonificare è un dovere verso chi abita, lavora e cresce in questo territorio. Si acceleri sul fronte delle bonifiche e della analisi avviando al tempo stesso una riconversione industriale in chiave di green economy abbandonando l’industria bellica, presente in quest’area dal 1912, e puntando su una transizione ecologica ed energetica basata sulle rinnovabili”.
Bonifiche ferme
Le associazioni denunciano appunto bonifiche ferme. Nel bacino del fiume Sacco, in provincia di Frosinone – un’area con un perimetro di 60 km lungo il fiume e in cui sono compresi 19 comuni – in 21 anni, dal 2005 al 2026, su un totale di 7.235 ettari a terra e falda, è stato bonificato appena lo 0,2% e solo il 9,8% (711 ettari) dell’area è stato oggetto di caratterizzazione ambientale, ossia di indagine per definire la tipologia e diffusione dell’inquinamento, uno step fondamentale per progettare gli interventi necessari da fare. Sono quattro i filoni giudiziari avviati sulla Valle del Sacco.

Mobilitazione per l’Ecogiustizia e contro l’industria bellica
La mobilitazione di oggi si è svolta nell’ambito della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito”, davanti all’ex stabilimento Winchester ad Anagni, uno dei 19 comuni compresi nel perimento del SIN, segnato da anni di inquinamento e veleni industriali, scarichi abusivi, rifiuti tombati, incendi di capannoni, discariche di rifiuti pericolosi e non.
Le associazioni chiedono che si faccia luce sugli ultimi recenti sversamenti, con una moria sospetta di pesci, e di abbandonare l’industria bellica puntando a una riconversione industriale con al centro le fonti rinnovabili. Nella Valle del Sacco dall’inizio del ‘900 sono presenti diverse industrie belliche. E l’ex impianto Winchester, di cui è proprietaria la KNDS (una delle principali società europee di difesa militare terrestre), finora destinato al disinnesco di esplosivi militari scaduti, potrebbe essere riconvertito per la produzione di nitro gelatina per polveri di lancio. La mobilitazione contro l’industria bellica continuerà anche il 19 aprile con un ulteriore presidio convocato questa volta dal movimento No Kings e da Stop ReArmEurope.
Tornare a produrre futuro
“La Valle del Sacco deve tornare a produrre futuro: subito bonifiche, riconversione industriale e un costante tavolo di confronto insieme ad un monitoraggio civico”, chiedono le associazioni.
Le associazioni hanno dunque annunciato l’impegno ad attivare un costante monitoraggio civico per verificare la concreta attuazione degli impegni assunti dalle istituzioni sui tempi e i processi di bonifica, sul completamento delle fasi di caratterizzazione ambientale; sulle procedure di appalto e i controlli sui lavori da svolgere; sui piani di recupero, riconversione e riqualificazione delle aree da bonificare.
“Nonostante il trambusto amministrativo che il SIN Bacino del Fiume Sacco ha subìto nel corso di questi anni – dichiarano le associazioni – l’area non solo non è stata bonificata ma anzi, periodicamente, si verificano nuove emergenze ambientali che riguardano il fiume compromettendone ancor di più lo stato. La crisi che ha colpito la Valle del Sacco ha inoltre indebolito il tessuto sociale del territorio e in questi anni l’inquinamento prodotto ha avuto anche effetti sulla salute delle persone.”
Alla sua seconda edizione, Ecogiustizia Subito sta facendo tappa da due anni nei luoghi simbolo delle mancate bonifiche dell’Italia inquinata.
“Con la nostra campagna “Ecogiustizia Subito” – concludono le associazioni – chiediamo che nella Valle del Sacco si volti al più presto pagina, facendo ripartire le bonifiche, ascoltando i territori, le comunità locali, le associazioni e i comitati nati in questa area e abbandonando la strada dell’industria bellica per svoltare verso produzioni utili alla transizione ecologica della Regione e del Paese”.

