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Sono quattro scuole, dal Nord al Sud del Paese, le vincitrici della ventesima edizione del Premio Vito Scafidi per le Buone pratiche a scuola, promosso da Cittadinanzattiva e consegnato a Roma presso la libreria Spazio Sette. A ricevere il riconoscimento sono stati l’Istituto Lorenzo Lotto di Trescore Balneario (Bergamo), l’Istituto Cravetta Marconi di Savigliano (Cuneo), la scuola dell’infanzia Glicine di Genova e la scuola dell’infanzia Fantasilandia di Reggio Calabria.

Il contest fotografico

L’edizione 2026 del premio è stata dedicata alla fotografia. Le immagini vincitrici sono state selezionate tra 160 candidature nei quattro ambiti della sicurezza, salute globale, cittadinanza attiva e sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Tra gli scatti premiati, “E tu, resti a guardare o fai la differenza?” del Lorenzo Lotto affronta il tema del bullismo contrapponendo violenza ed empatia. “Dove lo sport diventa unione”, del Cravetta Marconi, racconta lo sport come strumento di inclusione e benessere. Da Genova arriva “Leg-Ami: un unico filo contro ogni pregiudizio”, dedicato ai valori di amicizia e rispetto, mentre la scuola Fantasilandia di Reggio Calabria ha vinto con “Dalla terra alle mani dei bambini”, fotografia che documenta un’attività di vendemmia svolta con i più piccoli.

Menzioni speciali anche per l’Istituto Severi di Arezzo, la De Amicis-Maresca di Locri, l’Istituto Camillo Golgi di Brescia e l’Istituto Sanseviero di Padula.

Le raccomandazioni civiche di Cittadinanzattiva

“Questa edizione del premio conferma quali siano oggi le principali urgenze educative”, spiega Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva.
L’associazione ha proposto a riguardo 5 Raccomandazioni civiche da tenere presenti sulle tematiche più urgenti che riguardano la scuola intesa anche e soprattutto come agenzia di formazione e educazione.

Come affrontare ad esempio l’aumento della violenza nelle scuole e online? “Serve un cambio di paradigma: non basta una risposta solo punitiva. Occorre una prevenzione strutturata fondata sull’alfabetizzazione socio-emotiva, sul supporto psicologico agli studenti e su esperienze di volontariato sociale ed educativo. In parallelo chiediamo regole più rigorose per i social media, con maggiore tutela dei minori”.

Altro tema fondamentale è il diritto all’inclusione che, spiega Bizzarri, deve essere davvero un diritto esigibile. “Vuol dire intervenire su tre fronti: abbattere le barriere architettoniche e sensoriali nelle scuole, garantire continuità didattica ai docenti di sostegno e formare tutto il personale scolastico. Inoltre anche i piani di emergenza devono essere realmente inclusivi e personalizzati”.

Sul tema della salute globale, “Proponiamo di introdurre nei programmi scolastici l’approccio One Health, che lega salute umana, animale e ambientale. Va poi rafforzata l’alfabetizzazione sanitaria, facendo conoscere meglio il Servizio sanitario nazionale. Fondamentale anche la presenza stabile dello psicologo a scuola”.

Quale ruolo può avere dunque la scuola nella crisi climatica?
“La scuola deve diventare un presidio di monitoraggio civico del territorio. I giovani possono contribuire al controllo dei rischi locali, alla verifica dei piani comunali di protezione civile e alla realizzazione di piccoli progetti verdi gestiti direttamente dagli studenti”.

Infine, fondamentale è rafforzare il più possibile il legame tra giovani e  territorio. “Trasformando le scuole in hub intergenerazionali, dove adulti e anziani trasmettono competenze pratiche alle nuove generazioni, e sostenendo progetti di microimprenditorialità giovanile nei settori turistico, culturale e ambientale. È una risposta concreta anche allo spopolamento delle aree interne”.

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