Shock petroliferi e crisi energetica, le misure proposte dall’Agenzia internazionale per l'energia (Foto Pixabay)

Come proteggersi dagli shock petroliferi e dalla crisi energetica? È il tema che i paesi si trovano ad affrontare davanti al conflitto in Medio Oriente e alle sue conseguenze, in un periodo di grande incertezza sull’esito dei colloqui negoziali. Gli allarmi si susseguono: ci potrebbero essere carenze di carburante per gli aerei nell’arco di sei settimane; ci vorrà tempo per tornare alla normalità; servono misure per affrontare la crisi, come l’opzione del telelavoro per un giorno a settimana, un taglio dei consumi energetici su riscaldamento e trasporti, una riduzione del costo del trasporto pubblico.

Mentre le agenzie anticipano dunque alcune misure che l’Europa starebbe per raccomandare già dalla prossima settimana, anche l’Agenzia internazionale per l’energia ha diffuso il documento “Sheltering from Oil Shocks” con la proposta di una serie di misure per famiglie e imprese.

Shock petrolifero, misure per famiglie e imprese

Il conflitto in Medio Oriente ha creato la più grande interruzione del mercato petrolifero globale, a causa dell’interruzione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Nel rapporto l’IEA elenca 10 opzioni per famiglie, imprese e governi per proteggersi dallo shock petrolifero.

Ad esempio sul versante del trasporto su strada, le opzioni comprendono il lavorare da casa dove possibile: questo potrebbe ridurre il consumo di carburante dal 2 al 6% a livello nazionale e fino al 20% a livello individuale. Altro suggerimento è quello di ridurre i limiti di velocità di almeno 10 km/h in autostrada, per una riduzione del consumo di carburante stimata dal 5 al 10% a livello di singolo conducente e fra l’1 e il 6% per il trasporto automobilistico privato. Insieme a questo, incoraggiare il trasporto pubblico dirottando gli spostamenti privati sui mezzi pubblici, autobus e treni, per ridurre il consumo nazionale di petrolio dall’1 al 3%.

A livello di trasporto aereo, il suggerimento è di evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative: una riduzione di circa il 40% dei voli effettuati per motivi di lavoro viene considerata fattibile a breve termine e, con un’elevata partecipazione alle campagne di riduzione dei voli per motivi di lavoro, potrebbe ridurre la domanda di cherosene per aerei dal 7% al 15%.

“Come si è visto nel 2022, i governi – afferma l’Agenzia – possono intervenire con misure per aiutare i consumatori a far fronte alle bollette energetiche durante i picchi di prezzo, ma le risorse fiscali sono limitate ed è fondamentale che le misure siano mirate a coloro che ne hanno più bisogno”.

Movimento Consumatori: Governo attui misure su limiti di velocità e pendolari

A questo documento fa riferimento il Movimento Consumatori, che chiede al Governo di attuare subito almeno due delle raccomandazioni proposte. Per l’associazione è fondamentale “almeno ridurre il limite di velocità in autostrada, come misura immediata per contenere i consumi di carburante e dirottare eventuali altre risorse non tanto e non solo al taglio delle accise, ma all’abbattimento dei costi di trasporto per i pendolari delle grandi città”.

“Sarebbero due misure importanti ed efficaci – afferma Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori – la prima, a costo zero, di alto impatto e realizzabile in tempi brevissimi, la seconda favorirebbe anche un ‘balzo evolutivo’ serio nella diffusione del trasporto locale pubblico tramite rotaia e inciderebbe positivamente sulle abitudini dei pendolari anche nel post crisi. Non capiamo perché il Governo ci stia ancora pensando. Portare a 110 km/h il limite dei 130 km/h e finanziare gli abbonamenti del trasporto pubblico locale ferroviario regionale, sarebbero misure concrete e non contributi a pioggia”.

I tempi della crisi

Qualche giorno fa i capi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, del Fondo Monetario Internazionale e del Gruppo della Banca Mondiale si sono riuniti nell’ambito del gruppo di coordinamento istituito all’inizio di aprile per massimizzare la risposta delle rispettive istituzioni all’impatto energetico ed economico della guerra in Medio Oriente.

“Lo shock – hanno dichiarato in una nota congiunta – ha portato a un aumento dei prezzi del petrolio, del gas e dei fertilizzanti, suscitando preoccupazioni per la sicurezza alimentare e la perdita di posti di lavoro”.

Ma dalla crisi complessiva che si è innescata servirà del tempo per tornare alla normalità anche una volta che dallo stretto di Hormuz ripartiranno i flussi commerciali.

“Anche dopo la ripresa dei flussi marittimi regolari attraverso lo Stretto, ci vorrà del tempo prima che le forniture globali di materie prime essenziali tornino ai livelli prebellici, e i prezzi di carburante e fertilizzanti potrebbero rimanere elevati per un periodo prolungato, dati i danni alle infrastrutture – hanno dichiarato IEA, FMI e Banca Mondiale – A causa delle interruzioni delle forniture, è probabile che la carenza di materie prime chiave abbia ripercussioni sui settori energetico, alimentare e altri ancora. La guerra ha inoltre causato lo sfollamento forzato di persone, ha avuto un impatto sull’occupazione e ha ridotto i viaggi e il turismo, una situazione che potrebbe richiedere tempo per essere risolta”.

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