lavatrice

Ci sono elettrodomestici da smaltire che prendono strade diverse da quelle regolari. Frigoriferi, lavatrici, congelatori, lavastoviglie e asciugatrici: questi i grandi elettrodomestici monitorati da Altroconsumo che ha fotografato «il viaggio illecito dei rifiuti elettronici» di casa. Quasi quattro elettrodomestici su dieci, infatti, quando vengono smaltiti non finiscono negli impianti di trattamento ma prendono strade illecite.

«Il 39% dei grandi elettrodomestici dismessi dai cittadini italiani non arriva mai agli impianti di trattamento autorizzati».

Questo è il dato più significativo emerso dall’indagine condotta da Altroconsumo in collaborazione con il consorzio Ecodom su 205 RAEE provenienti da località distribuite su tutto il territorio nazionale.

 

inchiesta elettrodomestici altroconsumo
Infografica inchiesta elettrodomestici. Altroconsumo 2019

 

La rotta legale

Ma qual è il percorso giusto di un elettrodomestico da smaltire? Il cittadino per smaltire un rifiuto elettronico (i cosiddetti Raee) ha due possibilità: il ritiro da parte degli addetti del comune oppure il servizio di ritiro gratuito da parte del negozio presso cui acquista il nuovo apparecchio, ricorda Altroconsumo.

La prassi corretta vuole che gli elettrodomestici da buttare siano consegnati nell’isola ecologica o nei luoghi di raggruppamento previsti per i negozi. Dopo una sosta in queste piazzole, il Raee è destinato a un impianto di trattamento per il riciclo.

Tutto quello che non arriva qui finisce in una serie di destinazioni parallele, come rottamai, abitazioni private, parcheggi, magazzini anonimi o mercatini dell’usato. Alcuni elettrodomestici, diventati rifiuti, vengono infatti rivenduti come usato, naturalmente senza garanzie in tema di sicurezza. E senza controlli.

Nell’inchiesta dell’associazione emerge che su 174 apparecchi geolocalizzati, solo 107 hanno raggiunto l’impianto di trattamento atteso.

 

 

Il monitoraggio satellitare

L’inchiesta ha sfruttato la tecnologia satellitare per monitorare le rotte dei rifiuti elettronici domestici e per capire dove finiscono lavatrici e frigoriferi consegnati alle isole ecologiche o ai negozianti.

Altroconsumo ed Ecodom hanno così nascosto un tracker GPS su ognuno dei 205 RAEE oggetto dell’indagine così da poterne monitorare gli spostamenti in tempo reale, dal momento della loro uscita dalle case dei consumatori fino alla distruzione finale.

«Su un campione valido di 174 RAEE (per altri 31 non è stato possibile effettuare un’analisi completa, perché il dispositivo GPS ha interrotto anticipatamente la trasmissione o perché il RAEE è ancora in viaggio) solo 107 esemplari (pari al 61% del totale) sono effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli altri 67 esemplari (il 39% del totale) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private».

Gli aspetti critici

L’indagine ha portato alla luce molti degli elementi che pregiudicano il corretto funzionamento della filiera italiana dei RAEE, dalla mancanza – soprattutto in alcune zone di Italia – di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini, fino al comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera. Sono stati infatti rilevati alcuni casi anomali all’interno di alcune isole ecologiche e di alcuni impianti di trattamento.

I due aspetti più critici, spiega l’associazione, sono un quadro normativo incompleto e l’insufficiente livello di controlli sulla filiera.

Commenta Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo: «Questa indagine dimostra che a fronte di un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità. Urge un intervento coordinato delle istituzioni per fermare chi lucra e potenzialmente scoraggia i comportamenti corretti. Da parte nostra abbiamo segnalato i risultati dell’inchiesta al Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a collaborare con le Forze dell’Ordine».

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