Il 2017 sarà un anno denso di rischi. Di più: sarà un anno difficile sia per le imprese che per le famiglie. Ci sono “consistenti rischi di rallentamento” e la crescita del Pil sarà inferiore all’1%. I consumi passeranno dal più +1,3%-1,4% del 2016 ad un più modesto +0,6%. Per gran parte degli italiani la misura più invocata per migliorare la condizione economica della propria famiglia è un taglio delle tasse: la politica dei bonus non sembra intaccare più di tanto la situazione familiare. A dirlo è un report Confcommercio-Censis sul clima di fiducia e aspettative di famiglie e imprese, consumi e prospettive economiche. Immediatamente ripreso dall’Unione Nazionale Consumatori, che per voce del suo presidente Massimiliano Dona commenta: “Se la Confcommercio, solitamente più generosa nelle previsioni rispetto ad altri istituti di ricerca, prevede dati così catastrofici, con un dimezzamento dei consumi rispetto all’andamento già non esaltante del 2016, è bene che il Governo si preoccupi e cambi rotta”.

TasseNell’Outolook Censis-Confcommercio, alla voce “percezione della pressione fiscale”, emerge che per il 56% dei consumatori da due anni a questa parte la pressione fiscale è aumentata, per il 28,6% è rimasta invariata, per il 15,4% è diminuita. “I bonus non hanno veicolato il messaggio di riduzione della pressione fiscale”, afferma lo studio. Allo stesso tempo, per il 71,5% degli intervistati la misura più efficace per migliorare la condizione economica della famiglia sarebbe proprio la riduzione delle tasse; le misure di contrasto alla povertà sono indicate solo dal 16,1% del campione.

Sostiene il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio Mariano Bella: “Il 2017 non sarà un anno facile. Non facciamo riferimento solo ai diversi appuntamenti elettorali che potrebbero ridurre ulteriormente la coesione dei paesi europei e aprire scenari davvero imprevedibili; anche sul piano interno ci sono più incognite che certezze. Nel 2016 c’è stato un miglioramento della capacità di spesa delle famiglie ma al tempo stesso il clima di fiducia è peggiorato creando una dicotomia forte tra reddito disponibile e fiducia. Da questo punto di vista – ha osservato Bella – è interessante ribadire il ruolo, più volte sottolineato delle spese obbligate; il tema è caldo, perché l’incremento delle materie prime petrolifere potrebbe fare tornare a crescere queste spese che hanno un impatto sul bilancio e sulla fiducia nelle effettive possibilità di scelta offerte dal proprio reddito disponibile”.

Un po’ di reddito si è recuperato ma la fiducia rimane debole e l’occupazione dovrebbe crescere solo dello 0,4%. I bonus non hanno risolto i problemi. Prosegue Bella: “I bonus spiace dirlo ma è una cosa ben nota: provocano una specie di assuefazione. Hai bisogno di sempre maggiori bonus per ottenere un certo effetto, oppure, ridotto il bonus si riduce la risposta. Proprio la politica dei bonus – ha detto Bella – non ha funzionato in termini di messaggio esteso a tutti i cittadini che si stesse intraprendendo un percorso di vera riduzione fiscale. Nella legge di Stabilità ci sono tanti provvedimenti, ottimi presi uno per volta, ma forse slegati, incapaci di testimoniare una strategia efficace, di cui fidarsi e su cui, puntare”.

Per Confcommercio la soluzione è dunque quella di “un taglio generalizzato della pressione fiscale”. Per l’Unione Nazionale Consumatori i dati diffusi dalla sigla sono “catastrofici” perché, spiega Dona, “non solo nel 2017 non ci sarà alcun miglioramento, ma perché si assiste ad un pericoloso tracollo dei consumi che rappresentano il 60% del Pil, con evidenti possibili effetti a catena sulla disoccupazione e sul reddito disponibile delle famiglie. Per questo, invece che anche solo balenare di possibili aumenti delle accise sui carburanti, che non rispettano nemmeno il criterio della capacità contributiva, è auspicabile una riforma fiscale che abbia come obiettivo quello di ridare capacità di spesa alle famiglie più in difficoltà e al ceto medio”.


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