Device digitali sempre più diffusi in Italia, per acquisti, salute e tempo libero

Device digitali sempre più diffusi in Italia, per acquisti, salute e tempo libero

Device digitali sempre più diffusi in Italia, per acquisti, salute e tempo libero

Cresce sempre di più, secondo un sondaggio Deloitte, l’utilizzo dei device digitali: 9 intervistati su 10 utilizzano quotidianamente lo smartphone; il 64% di chi possiede uno smartwatch o un braccialetto per il fitness lo utilizza per monitorare il numero di passi effettuati

Intrattenimento, pagamenti, salute, tutto passa attraverso i device digitali e con la pandemia la tendenza si è rafforzata ulteriormente, facendo evolvere abitudini e stili di vita. È quanto emerge dal Digital Consumer Trends Survey 2021 di Deloitte, un’indagine basata su oltre 2 mila interviste a persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni.

Device digitali per monitorare la salute

Tra i dispositivi più utilizzati troviamo quelli indossabili: se nel 2017, in Italia, solo il 10% dei rispondenti possedeva uno smartwatch, nel 2021 questa percentuale è salita al 25%. Nel 2021 uno su quattro possiede uno smartwatch, mentre 1 su 5 ha un braccialetto per il fitness.

Per cosa vengono utilizzati, dunque, questi dispositivi digitali? Secondo la survey di Deloitte, il 64% di chi possiede un dispositivo mobile dichiara di monitorare il numero di passi effettuati, il proprio ritmo del sonno o il battito cardiaco. Questo dato arriva all’86% per i giovani, mentre solo 1 su 2 tra gli over 65 effettua un qualche monitoraggio di questi aspetti. In particolare, è il numero di passi la funzione più monitorata (53%), mentre il monitoraggio del battito cardiaco e del ritmo del sonno riguarda il 35% e il 24% dei rispondenti.

Nonostante le nuove generazioni siano molto attente anche alla salute mentale, solo il 3% degli intervistati dichiara di pagare per un’app di mindfulness e per il benessere mentale, contro un 4% disposto a pagare per applicazioni e programmi per il fitness e l’allenamento.

 

Attività monitorate su device digitali (Fonte: Deloitte)
Attività monitorate su device digitali (Fonte: Deloitte)

 

Intrattenimento

Negli ultimi anni si è registrato un incremento costante nella fruizione di contenuti video in streaming: se nel 2018 il 40% dei rispondenti in Italia dichiarava di fruire di contenuti Streaming Video On Demand (SVOD), questa percentuale è salita al 63% nel 2021. Anche il mondo dei videogiochi e degli e-sport continua la sua crescita anno dopo anno. In Italia, infatti, nel 2020 il mercato dei videogiochi ha generato più di 2 miliardi di euro, con una crescita del 21,9% rispetto all’anno precedente.

Questo trend positivo vale anche per la fruizione di giochi e videogiochi su smartphone. In Italia, infatti, il 57% dei consumatori dichiara di giocare sul proprio smartphone. Ma tra chi dichiara di giocare sul proprio smartphone, solo il 18% ammette di aver effettuato un acquisto in-app, con una spesa media di circa 28 euro.

Utenti insoddisfatti delle piattaforme social

Dubbi sul trattamento dei dati personali e fake news sempre più diffuse sono alcune delle motivazioni che hanno portato una parte degli intervistati ad allontanarsi dai social.

Nell’ultimo anno il 73% di chi possiede uno smartphone in Italia ha utilizzato piattaforme social media o app di messaging su base giornaliera. Tuttavia, il 22% dei rispondenti italiani ha smesso di utilizzare almeno una piattaforma social, temporaneamente o in modo permanente: le tre ragioni principali sono l’essersi stancati dei contenuti (35%), la presenza eccessiva di fake news (25%) e le preoccupazioni per la propria privacy (21%).

Allo stesso tempo, però, i social media sono diventati fonte primaria per accedere alle notizie per una quota significativa di rispondenti (23%), poco al di sotto del risultato raggiunto dai media più tradizionali, come i giornali cartacei e i siti di notizie. La TV, però, resta però la fonte più citata, con il 37% dei rispondenti che la identifica come canale preferito di informazione.

 

Social media (Fonte: Deloitte)
Social media (Fonte: Deloitte)

 

Device digitali per i pagamenti

I dispositivi elettronici vengono utilizzati anche per gli acquisti. Oltre 4 rispondenti su 5, infatti, dichiarano di utilizzare lo smartphone per acquistare un prodotto online, per lo più almeno una volta al mese. Anche in questo caso, sono i più giovani quelli che si affidano maggiormente a questo canale: il 93% dei rispondenti tra i 18 e i 24 anni dichiara infatti di acquistare online tramite smartphone, contro il 68% degli over 65.

Chi acquista prodotti o servizi con il proprio smartphone tende ad utilizzare le app dei marketplace: questo è infatti il canale più citato dai rispondenti (64%) per l’acquisto online. Al contrario, tra il sito e l’app di un rivenditore si tende a preferire il sito web, anche se di poco (21% vs 20% dei rispondenti).

Anche in Italia comincia a diffondersi il fenomeno del Social Shopping: un rispondente su 10, infatti, dichiara di utilizzare le app dei social media per fare acquisti.

Per quanto riguarda i metodi di pagamento tramite smartphone, quasi 3 rispondenti su 5 dichiarano di utilizzare solitamente carte di credito o debito, mentre 2 su 5 si affidano a provider per il pagamento o il trasferimento di denaro online. Meno frequente è invece l’utilizzo dell’app della propria banca o di altre applicazioni contactless.

…ed anche per gestire i propri conti

Smartphone e device digitali non sono però solo strumenti di pagamento (online e offline), ma si stanno affermando anche come piattaforme per la gestione dei propri conti e dei risparmi e per trasferire denaro.

L’83% dei rispondenti italiani al sondaggio Deloitte dichiara, infatti, di controllare il proprio conto corrente sul proprio cellulare, mentre il 73% di fare altre transazioni sul proprio online banking. Questi dispositivi vengono utilizzati anche per il trasferimento di denaro sia tra persone nello stesso paese (59% dei rispondenti) sia al di fuori del proprio paese (31%).

Inoltre, possono essere usati anche per attività finanziarie più complesse: comprare e vendere azioni (23%), gestire i propri investimenti (33%) o gestire le proprie polizze assicurative (43%).


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Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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