Volkswagen, la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Dieselgate, CGUE: Volkswagen risponde dei danni in ogni Stato membro

L’associazione di consumatori austriaca VKI ha proposto un’azione risarcitoria contro Volkswagen. Corte Ue: “Un costruttore di automobili i cui veicoli illecitamente manipolati in uno Stato membro sono rivenduti in altri Stati membri può essere convenuto dinanzi agli organi giurisdizionali di questi ultimi”

“Un costruttore di automobili i cui veicoli illecitamente manipolati in uno Stato membro sono rivenduti in altri Stati membri può essere convenuto dinanzi agli organi giurisdizionali di questi ultimi“. È quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea a seguito di un’azione legale intrapresa dal Verein für Konsumenteninformation (VKI), associazione austriaca di tutela dei consumatori, contro Volkswagen.

“Infatti, il danno in capo all’acquirente si concretizza nello Stato membro in cui egli acquista il veicolo per un prezzo superiore al suo valore reale”

In particolare, il VKI ha proposto al Tribunale del Land ( Klagenfurt, Austria) un’azione risarcitoria contro la casa automobilistica tedesca, per i danni derivanti dall’incorporazione nei veicoli acquistati da consumatori austriaci di un software in grado di manipolare i dati relativi alle emissioni dei gas di scarico.

E ha chiesto che sia condannata a un risarcimento di 3.611.806 euro, oltre agli accessori, e che sia dichiarata responsabile di tutti i danni non ancora quantificabili e/o destinati a prodursi in futuro.

 

Volkswagen, la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Volkswagen, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Il caso Volkswagen in Austria

Secondo quanto affermato dall’associazione VKI, 574 consumatori avrebbero acquistato in Austria veicoli nuovi o d’occasione, equipaggiati di un motore EA 189, prima che venisse riferito al pubblico, il 18 settembre 2015, della manipolazione operata dalla Volkswagen sui dati relativi alle emissioni dei gas di scarico di tali veicoli.

“Secondo il VKI tali motori sono provvisti di un “impianto di manipolazione” illegale, alla luce del regolamento n° 715/2007 relativo all’omologazione dei veicoli a motore sulle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 ed Euro 6) – si legge nella nota stampa della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. –

Si tratterebbe di un software che permette di far apparire, in occasione dei test e delle misurazioni, emissioni di gas di scarico con valori rientranti nei limiti massimi imposti. Ma in condizioni reali, ossia in occasione dell’utilizzo su strada dei veicoli interessati, le sostanze inquinanti in concreto emesse raggiungono proporzioni notevolmente superiori ai limiti massimi prescritti. In questo modo la Volkswagen avrebbe potuto ottenere per i veicoli equipaggiati di un motore EA 189 l’omologazione per tipo prevista dalla normativa dell’Unione”.

Pertanto, secondo l’Associazione, il danno per i proprietari di tali veicoli consiste nel fatto che, se fossero stati a conoscenza di tale pratica, probabilmente avrebbero scelto di non acquistare il veicolo, oppure avrebbero ottenuto una riduzione del prezzo, almeno del 30%. Riduzione dovuta al fatto che, essendo i veicoli in questione difettosi fin dall’inizio, il loro valore di mercato e dunque il loro prezzo di acquisto e il loro valore sarebbero nettamente inferiori al prezzo effettivamente pagato. La differenza rappresenterebbe, quindi, un danno da cui scaturirebbe il diritto al risarcimento.

 

Volkswagen, Dieselgate, la sentenza della Corte di Giustizia dell'UE
Volkswagen, Dieselgate, la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE

Le contestazioni della Volkswagen

“La Volkswagen, che ha sede a Wolfsburg (Germania), contesta in particolare la competenza internazionale degli organi giurisdizionali austriaci”, si legge nella nota stampa.

Il Landesgericht Klagenfurt ha chiesto, quindi, alla Corte di giustizia di interpretare il regolamento n° 1215/2012 concernente la competenza giurisdizionale, secondo cui sono competenti, in via di principio, gli organi giurisdizionali dello Stato membro in cui il convenuto ha il domicilio.

“Tuttavia – si legge nella nota stampa – in materia di illeciti civili, detto regolamento attribuisce una competenza speciale all’organo giurisdizionale del luogo in cui si è concretizzato il danno e a quello del luogo in cui si è verificato l’evento generatore di tale danno. Di conseguenza, il convenuto può essere citato, a scelta dell’attore, dinanzi al giudice dell’uno o dell’altro luogo”.

Il Landesgericht Klagenfurt si chiede, dunque, se si debba ritenere l’Austria come luogo in cui il danno si è concretizzato, in ragione del fatto che i veicoli in questione sono stati acquistati e consegnati in Austria, con conseguente competenza degli organi giurisdizionali austriaci.

La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea

“Qualora taluni veicoli siano stati illegalmente equipaggiati in uno Stato membro (Germania), da parte del loro costruttore, di un software che manipola i dati relativi alle emissioni dei gas di scarico, per poi essere acquistati presso un soggetto terzo in un altro Stato membro (Austria), il luogo in cui il danno si è concretizzato si trova in quest’ultimo Stato membro (Austria) – ha risposto la Corte nella sentenza.

Nel caso specifico, il danno denunciato dal VKI consiste in una riduzione del valore dei veicoli risultante dalla differenza tra il prezzo che l’acquirente ha pagato per tale veicolo e il valore reale di quest’ultimo dovuto all’installazione del software.

“Di conseguenza, benché tali veicoli fossero affetti da un vizio sin dall’installazione di tale software, si deve ritenere che il danno lamentato si sia concretizzato solo al momento dell’acquisto di detti veicoli, con l’acquisizione per un prezzo superiore al loro valore reale – afferma la Corte.

Inoltre, la Corte osserva che “un costruttore di automobili stabilito in uno Stato membro, che proceda a manipolazioni illecite su veicoli commercializzati in altri Stati membri, può ragionevolmente attendersi di essere citato dinanzi agli organi giurisdizionali di tali Stati”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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