scaffali vuoti

Cosa manca sugli scaffali dei supemercati?

Il 20% dei consumatori non ha trovato l’olio di semi di girasole sugli scaffali dei supermercati. Alcuni segnalano carenze per olio di mais e farina bianca, oppure per il pesce fresco. Ma dipende davvero dalla guerra in Ucraina? I comportamenti di acquisto dei consumatori in realtà si sono avvitati in una spirale di paura. Il timore che alcuni prodotti fossero meno disponibili sugli scaffali dei supermercati per la guerra in Ucraina (ma l’impatto del conflitto non è ancora arrivato a questo punto) ha riguardato più o meno la metà dei consumatori, che probabilmente sono corsi all’acquisto in supermercati e discount, hanno fatto scorta, col risultato che alcuni prodotti sono davvero diminuiti sugli scaffali.

La percezione della guerra e i comportamenti di acquisto

L’influenza della guerra (o meglio: della percezione delle conseguenze della guerra) e i comportamenti di acquisto dei consumatori sono al centro di un’indagine fatta da Altroconsumo su circa 1.500 consumatori iscritti alla sua piattaforma ACmakers, che hanno raccontato cosa hanno realmente trovato negli scaffali durante la loro ultima spesa presso supermercati, ipermercati e discount.

Dall’inchiesta emerge che ci sono dei prodotti meno disponibili ma non a livello davvero allarmanti. Emerge anche che i prezzi di alcuni prodotti stavano aumentando già prima del conflitto.

La diminuzione di disponibilità per alcuni prodotti alimentari nei supermercati, conclude Altroconsumo, è causata soprattutto dalla paura di non poterne reperire per limiti di approvvigionamento legati al conflitto. «Su alcune categorie si sta sviluppando una percezione falsata che porta a un aumento ingiustificato della preoccupazione dei consumatori e a conseguenti comportamenti non necessari», spiega l’associazione.

E così «il 50-60% dei rispondenti crede e teme che ci sia già una minore disponibilità di prodotti sugli scaffali dei supermercati. L’impatto del conflitto non è al momento arrivato fino a questo punto. A preoccupare realmente nei supermercati sono gli aumenti dei prezzi di vendita di tali prodotti che invece hanno subito dei rialzi».

Anche in questo caso, però, la diffusa percezione che i rincari dipendano dalla guerra non è corretta. I prezzi avevano iniziato ad aumentare già da prima.

 

grafico altroconsumo
Altroconsumo indagine marzo 2022

 

Cosa manca sugli scaffali e perché

L’olio di girasole è in effetti il prodotto che più manca sugli scaffali dei supermercati, ma viene segnalato solo dal 20% dei consumatori intervistati.

Fra gli articoli di prima necessità meno reperibili, spiega Altroconsumo, ci sono l’olio di semi di girasole (mancante nel 20% dei casi), l’olio di mais (15%) e la farina bianca (11%). «Questi sono i prodotti di cui si teme di più la mancanza in quanto se ne parla molto in relazione al conflitto; in realtà, per quanto riguarda il mais e l’olio di girasole, abbiamo ancora scorte, mentre, per quanto riguarda la farina bianca, le importazioni italiane da Russia e Ucraina sono davvero ridotte e poco impattanti».

Il 18% degli intervistati, inoltre, non ha trovato disponibilità di branzini freschi e il 17% di orate fresche.Questo fenomeno, probabilmente, è dovuto al fermo dei pescherecci delle scorse settimane a causa dal caro benzina. Naturalmente questi dati riguardano la disponibilità a scaffale. Per alcuni prodotti andrà seguita la filiera produttiva e le conseguenze in futuro del conflitto e delle tensioni sui mercati e sugli scambi.

 

grafico altroconsumo
Altroconsumo indagine marzo 2022

 

I prezzi? In aumento già prima

Se si parla di prezzi, invece, va considerato che questi stavano aumentando già prima della guerra. Fra l’altro in un contesto internazionale complesso che mette insieme effetti della crisi climatica (sulla produzione di grano) e aumento dei prezzi dell’energia, anch’essi già in salita nel post pandemia.

«La ripresa economica del Paese nell’ultima fase della pandemia si è scontrata con una serie di difficoltà nel reperimento di alcune materie prime a causa di eventi climatici particolari e di raccolti non soddisfacenti da parte di alcuni paesi importatori storici (ad esempio gli scarsi raccolti di frumento tenero del Canada nel 2021). A questo – spiega Altroconsumo – si è aggiunto il conflitto russo-ucraino che, ha portato con sé una forte impennata dei costi energetici e di forniture di gas che ha colpito non solo il settore del trasporto ma anche la produzione diretta di beni, soprattutto nelle aziende più energivore, come ad esempio proprio quella dei prodotti da forno e dei pastifici».

L’indagine ha preso in considerazione sette prodotti: pasta di semola, farina 00, olio di oliva, zucchero da barbabietola, caffè in polvere, latte a lunga conservazione e passata di pomodoro. Ha analizzato la crescita di prezzi fino al mese di febbraio 2022, a guerra già iniziata.

«In realtà il dato più significativo che emerge è che gli aumenti di prodotti come pasta, farina, olio extravergine d’oliva e zucchero sono in crescita costante già dallo scorso anno, rispettivamente del 14%, 11%, 9% e 7%», dice Altroconsumo.

Nel mese di febbraio qualche prezzo a scaffale è in lieve calo. È il caso della farina 00 (passata 0,74 euro al chilo di gennaio allo 0,72 euro al chilo di febbraio), ma anche dell’olio extravergine di oliva (passato da 4,39 euro al litro ai 4,29 euro al litro di febbraio).

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