Spesa online, Altroconsumo: poca trasparenza nelle piattaforme di vendita

Spesa online, Altroconsumo: poca trasparenza nelle piattaforme di vendita (Foto di Preis_King da Pixabay)

La spesa online è un servizio sempre più utilizzato per la sua comodità, tuttavia – secondo quanto emerso da un’indagine di Altroconsumo (qui l’indagine completa) – “non sempre consente ai consumatori di avere tutte le informazioni di legge sui prodotti alimentari che si va ad acquistare”.

L’organizzazione, infatti, ha analizzato le principali piattaforme di vendita online e ha riscontrato numerose violazioni della normativa europea in materia di acquisti online. A seguito dell’indagine, quindi, Altroconsumo ha segnalato le numerose violazioni rilevate al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf).

Spesa online, l’indagine sui siti e-commerce

L’inchiesta di Altroconsumo ha preso in considerazione 12 piattaforme di vendita online (Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Eurospin, Amazon/Amazon Unes, Cortilia, Eataly, Everli, app e sito Deliveroo, app Getir e app e sito Glovo), suddivise tra supermercati, discount, siti di ecommerce e app di consegna a domicilio, e ha monitorato 418 prodotti alimentari appartenenti a sette diverse categorie.

Oltre alla presenza delle informazioni di legge, come l’obbligo per il venditore di riportare sui siti le stesse informazioni presenti sulle etichette dei prodotti venduti nei supermercati e nei negozi, sono stati ricercati altri aspetti utili, come la presenza sul sito di foto delle confezioni o le indicazioni sulla durata del prodotto.

Cosa è emerso dall’indagine? Come spiegato da Altroconsumo, “non tutti i siti per fare la spesa offrono un buon grado di informazione alla clientela sugli articoli in vendita. In particolare, i siti più rispettosi del regolamento sono quelli dei supermercati e quello del discount Eurospin. Anche la piattaforma Cortilia e l’app di food delivery Getir si sono dimostrate attente nel riportare online le informazioni obbligatorie per legge“.

 

spesa online
Spesa online (Foto di Adrian da Pixabay)

 

Al contrario, “nel caso di Amazon Unes, è emerso che le informazioni sono disomogenee e disordinate, al punto da mettere in difficoltà il consumatore invece di orientarlo. Fino ad arrivare alle app di food delivery, Glovo e Deliveroo, che non riportano le informazioni minime richieste dalla normativa”.

In particolare – spiega l’Organizzazione – “molte piattaforme riducono la loro comunicazione sugli alimenti alle foto delle confezioni dei prodotti, che non sempre garantiscono le informazioni necessarie. In più, in molti casi, i siti si tutelano con frasi che mettono in guardia gli utilizzatori da eventuali difformità tra quanto riportato online e quanto indicato in etichetta“.

Mentre “solamente Cortilia e Coop si dimostrano attente dando indicazione, per esempio, della vita residua degli alimenti più deperibili, come latte e yogurt”.

Il Regolamento europeo n. 1169

È il Regolamento europeo n. 1169 – ricorda Altroconsumo – a stabilire quali devono essere le informazioni sugli alimenti da fornire ai consumatori sui siti di vendita online, in modo che siano comparabili con quelle che si ritrovano sulle etichette alimentari dei prodotti venduti in negozio. Ad esempio, l’elenco degli ingredienti o della quantità netta dell’alimento.

Allo stesso modo è obbligatorio riportare la presenza di allergeni e le dichiarazioni nutrizionali.

Alcune indicazioni, invece, non sono sempre obbligatorie. Ad esempio, le istruzioni per l’uso devono essere presenti solo nei casi in cui la loro mancanza possa rendere difficile un utilizzo adeguato dell’alimento. Anche l’origine del prodotto non è obbligatoria su tutti gli alimenti – spiega ancora Altroconsumo -, mentre l’indicazione della gradazione alcolica ci deve essere solo sulle bevande che hanno un tenore in alcol superiore all’1,2%.

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