AI e lavoro (Foto Tara Winstead per Pexels)
AI sul lavoro: grande entusiasmo ma competenze ancora in salita
Una ricerca di Aulab fotografa l’approccio all’Intelligenza Artificiale di lavoratori e studenti italiani tra i 25 e i 44 anni: entusiasmo diffuso ma formazione insufficiente.
L’Intelligenza Artificiale è vista come una svolta epocale da quasi 9 italiani su 10. È quanto emerge da una ricerca condotta da Aulab, la prima Tech School italiana, che tra maggio e giugno 2025 ha raccolto le opinioni di 534 persone tra lavoratori attivi e studenti, prevalentemente tra i 25 e i 44 anni.
Il 40,7% degli intervistati paragona l’AI all’arrivo di internet o dello smartphone, mentre il 49,1% ne riconosce l’importanza, a patto che sia affiancata da regole e formazione. Solo il 3,4% mostra un atteggiamento scettico.
L’AI entra nelle decisioni quotidiane
L’indagine evidenzia come l’Intelligenza Artificiale non sia più una tecnologia lontana: il 53,4% del campione ha già visto l’AI influenzare scelte professionali, e il 42,4% afferma di utilizzarla attivamente nelle attività quotidiane. L’uso prevalente riguarda l’automazione di compiti ripetitivi, la gestione dei flussi di lavoro e l’ottimizzazione dei tempi. La direzione è chiara: l’AI sta diventando un alleato concreto nella produttività.
Un divario formativo ancora troppo ampio
Nonostante l’entusiasmo generale (l’87% si dichiara interessato a conoscere meglio l’AI), il 49% degli intervistati si sente poco o per nulla preparato ad affrontare le trasformazioni in atto. Solo il 16,9% ha seguito percorsi ufficiali di formazione — come corsi, master o programmi aziendali — mentre il 37,3% si è formato in modo informale, principalmente attraverso contenuti online. Ben il 41,5% dichiara di non avere alcuna esperienza formativa, pur mostrando la volontà di colmare il gap.
L’urgenza di formare il capitale umano
L’analisi di Aulab restituisce un messaggio chiaro: l’AI è già nel presente del lavoro, ma l’Italia rischia di affrontarla con strumenti insufficienti. Serve una strategia nazionale per aggiornare le competenze, soprattutto nei settori non STEM come comunicazione, finanza e pubblica amministrazione, da cui proviene la maggior parte del campione. In questo scenario, la formazione si conferma il vero snodo strategico: solo con investimenti mirati sarà possibile accompagnare la transizione digitale e sfruttarne appieno le potenzialità.

