commercio elettronico

Buy and Share, multa Antitrust per il sito gemshop

Nuovo intervento dell’Antitrust nel settore dell’e-commerce. L’autorità ha infatti bloccato in via cautelare tre siti Internet (sharazon.itsmart-shopping.it, gemshop.it) che svolgono attività di vendita on line di apparecchiature elettroniche utilizzando la modalità del buy and share.

L’offerta “Buy and share”

L’offerta commerciale proposta non consiste nella vendita di prodotti immediatamente disponibili ad un prezzo scontato, ma nell’ingresso in un “gruppo di acquisto”, in cui la condizione indispensabile per l’ottenimento del bene alle promesse condizioni di favore è l’adesione di altri consumatori.

L’importo versato dai consumatori costituisce una “prenotazione” che consente l’inserimento in una lista gestita e organizzata dai professionisti nella quale gli aderenti alle offerte vengono progressivamente inseriti al fine di “compensare” la prenotazione dei precedenti consumatori e consentirgli di ottenere il bene prescelto al prezzo scontato.

 

carrello spesa vuoto

La decisione dell’Antitrust

Nell’attesa della definizione dei tre procedimenti istruttori, l’Autorità ha ritenuto necessario un intervento di urgenza, non essendo fornite ai consumatori adeguate informazioni sui criteri di funzionamento del processo di acquisto, sulle modalità e tempi di scorrimento della lista di attesa, ai fini della procedura di compensazione, nonché – soprattutto – sull’effettiva possibilità di ottenere la consegna del bene prenotato.

Inoltre, è emerso che i consumatori che hanno effettuato prenotazioni nei tre diversi siti, non solo – solitamente – non hanno ricevuto il bene prenotato al prezzo scontato, ma risultano essere stati ostacolati nell’esercizio dei diritti contrattuali ed in particolare nella possibilità di esercitare il recesso e nell’ottenere il rimborso integrale delle somme versate.

Con l’intervento cautelare è stato, pertanto, ordinato agli operatori commerciali di sospendere ogni attività diretta all’utilizzo della modalità di vendita subordinata alla successiva adesione di altri consumatori, nonché alla vendita di prodotti presentati come disponibili ma in realtà non pronti per la consegna.

Per quanto riguarda la società Teknoacquisti S.r.l., l’Autorità ha adottato un ulteriore provvedimento cautelare per la mancata consegna di prodotti acquistati (e pagati) online.

Il commento delle associazioni: UNC

“Bene, vittoria dei consumatori!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Basta con la versione moderna delle vecchie catene di Sant’Antonio, ossia con offerte commerciali vantaggiose, ma condizionate in realtà dall’adesione di altri consumatori. Peggio ancora se poi i prodotti non sono realmente disponibili e non vengono nemmeno consegnati” prosegue Dona.

“L’E-commerce rappresenta l’unica forma distributiva del commercio in crescita, con incrementi delle vendite spesso a due cifre. Ma lo sviluppo delle vendite on line in Italia non ha ancora raggiunto i livelli di diffusione dei principali Paesi europei e questo anche perché, troppo spesso, viene tradita la fiducia del consumatore con pratiche scorrette. Da qui l’importanza dell’intervento di oggi dell’Authority” conclude Dona.

Il commento delle associazioni: Codacons

Il metodo di vendita “buy and share” è da tempo nel mirino del Codacons, che ha ricevuto numerose segnalazioni di utenti che hanno perso soldi attraverso siti specializzati in tale tipologia di compravendita.

“Siamo lieti l’Antitrust abbia adottato provvedimenti su alcuni operatori che utilizzano tale meccanismo di vendita, ma crediamo che l’intero sistema “buy and share” debba essere impedito in Italia, perché non garantisce adeguate tutele ai consumatori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Non è possibile infatti condizionare la conclusione del contratto vendita alla partecipazione di altri acquirenti, rendendo di fatto il consumatore un procacciatore di clienti: in tal modo si crea una distorsione del mercato dell’e-commerce con conseguenze negative per gli utenti i quali, in numerosi casi, hanno versato somme di denaro senza ottenere né il bene prescelto, né il rimborso di quanto pagato”.

“Crediamo che tali forme di compravendita debbano essere del tutto impedite in Italia, perché non forniscono adeguate tutele ai consumatori e non garantiscono i diritti basilari degli utenti” – conclude Rienzi.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

Parliamone ;-)