cambiamento climatico

Il convegno di Kyoto Club

Secondo le ultime rilevazioni del NOAA e della NASA, il 2019 è stato il secondo anno più caldo in assoluto, mentre il periodo 2015-2019 è stato il quinquennio più torrido di sempre. Inoltre l’Organizzazione metereologica mondiale (OMM) afferma che nel 2018 le concentrazioni medie globali di anidride carbonica hanno raggiunto 407,8 parti per milione, in aumento quindi rispetto a 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici favoriti dalle azioni dell’uomo sono drammatiche; basti pensare agli incendi che hanno devastato l’Australia, al riscaldamento globale, all’innalzamento delle acque dovuto allo scioglimento dei ghiacciai, alla desertificazione, all’alterazione degli ecosistemi e quindi alla progressiva perdita della biodiversità.

I temi del convengno

Alla luce di questi fenomeni, in evidente e preoccupante accelerazione, si pone ormai necessario un cambiamento di rotta in tema di economia rinnovabile e circolare, con particolare riguardo alle fonti fossili e alla decarbonizzazione. Come contenere l’aumento delle temperature “al di sotto dei 1,5-2 gradi centigradi” previsto dall’Accordo di Parigi?

Questi i temi del convegno organizzato oggi a Roma da Kyoto Club Roma, per riflettere su come accelerare il processo di decarbonizzazione in Italia e in Europa e per celebrare l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Focus degli interventi gli strumenti che le istituzioni comunitarie e nazionali stanno implementando per affrontare la crisi climatica e ambientale.

 

tutela ambientale

 

Vito Borrelli (Capo f.f. – Rappresentanza in Italia della Commissione europea) ha introdotto in sede di convegno il nuovo Green Deal, presentato dalla Commissione Europea a metà gennaio, che prevede un ambizioso piano di investimenti verdi per riconvertire l’economia e puntare alla neutralità climatica entro il 2050. Il successivo voto di approvazione del Parlamento europeo, si è poi espresso per aumentare il target di taglio delle emissioni climalteranti al 2030 dal 40% previsto al 55%.

A tal proposito è intervenuto il Direttore scientifico di Kyoto ClubGianni Silvestrini, affrontando anche il tema “carbon tax”.

“E’ evidente la necessità di una forte accelerazione, e la proposta del Green Deal indica la volontà di trovare nuovi strumenti, nuove risorse – ha dichiarato – In questo senso, potrebbe essere discussa una proposta di tassazione del carbonio nei settori non ETS secondo la formula dei “carbon dividends” che prevede una redistribuzione delle entrate uguale per tutti i cittadini, consentendo così un guadagno netto per le fasce meno abbienti. Si potrebbe, volendo, ridurre la restituzione alla fascia più ricca della popolazione ed usare le entrate per accelerare il processo di decarbonizzazione”.

La posizione dell’Italia

In Italia intanto il Governo ha pubblicato la versione finale del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che fissa gli obiettivi nazionali al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2. I punti principali del piano sono stati presentati durante il convegno da Alessandro Carettoni (Dirigente Divisione III – Interventi Ambientali, efficienza energetica ed energie alternative – Direzione generale per il clima e l’energia – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare).

Ma secondo il Vicepresidente di Kyoto ClubFrancesco Ferrante “c’è ancora troppo scarto fra le dichiarazioni d’intenti e le concrete azioni politiche per affrontare la crisi climatica. Un giudizio che vale per il Green Deal europeo di cui vanno senz’altro apprezzate le novità e l’impostazione generale ma che resta davvero troppo nel vago quando affronta il nodo cruciale delle risorse. E che vale a maggior ragione per le scelte del Governo italiano il cui PNIEC è inadeguato sia in termini di targets, su riduzione emissioni, incremento dell’efficienza, e percentuali da rinnovabili, che di strumenti individuati per raggiungerli”.

Fridays For Future

Spazio è stato dato anche ai giovani del movimento “Fridays for Future Italia”, rappresentato al convegno da Andrea Drago di Fridays for future Roma, che ha presentato in una parola le tre richieste di cui si fa portavoce il movimento: “Futuro”. Ossia fuori dal fossile: “0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 (e in Italia nel 2030), per restare entro i +1.5 gradi”;
tutti insieme: “la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale secondo il principio della giustizia climatica” e rompiamo il silenzio.


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