Scuola, nella primaria tornano i giudizi sintetici (Foto di Juraj Varga da Pixabay)
Cittadinanzattiva in audizione alla Camera sul Ddl Valditara
Educazione all’affettività e alla sessualità: la scuola non può rinunciare al suo ruolo educativo
Durante l’audizione alla Commissione Cultura della Camera sul Disegno di legge Valditara, Cittadinanzattiva ha espresso con fermezza le proprie perplessità.
Al centro della critica, il riferimento, già nel titolo del Ddl, all’espressione “consenso informato” per i percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Un’espressione che, secondo l’associazione, è “fuorviante e pericolosa”, poiché suggerisce un rischio dove invece esiste un’urgenza educativa largamente riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
Dati, ricerche e, soprattutto, le richieste espresse da studenti e studentesse, soprattutto nel post-pandemia, mostrano chiaramente quanto sia fondamentale offrire percorsi strutturati e continui fin dall’infanzia. Percorsi costruiti in base all’età e allo sviluppo, con un approccio trasversale e olistico che favorisca la crescita libera e consapevole di ogni persona.
Il ruolo irrinunciabile della scuola pubblica
La scuola, sottolinea Cittadinanzattiva, è lo spazio naturale deputato a promuovere strumenti critici, rispetto, libertà e autonomia di pensiero. È dunque inaccettabile che venga ostacolata proprio nella sua funzione di comunità educante.
Il Disegno di legge, secondo Adriana Bizzarri – coordinatrice nazionale scuola dell’associazione – rischia di svuotare di significato e concretezza qualunque proposta di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. L’introduzione del consenso informato come prerequisito per partecipare a questi percorsi appare come un ostacolo formale e sostanziale, aggravato dal fatto che non sono previste risorse per attività alternative per gli studenti il cui consenso non viene firmato.
Non un freno, ma un patto educativo condiviso
Per Cittadinanzattiva, la strada giusta non è quella del blocco o del sospetto, ma del dialogo e della corresponsabilità. Servono strumenti condivisi come il Patto educativo di corresponsabilità, il Piano dell’offerta formativa (POF) e il Regolamento d’istituto: documenti che vanno rilanciati e discussi insieme alla comunità scolastica.
Inoltre, la qualità degli interventi formativi va garantita attraverso criteri più chiari e stringenti per la selezione degli esperti esterni, con controlli a campione per monitorare le attività svolte.
Cittadinanzattiva lancia un appello chiaro: il Disegno di legge, così com’è, non rafforza la scuola ma ne limita il potenziale educativo. Piuttosto che introdurre vincoli e ostacoli, è necessario investire sulla fiducia tra famiglie, scuole e istituzioni. Solo così sarà possibile tutelare davvero i più giovani, soprattutto quelli che vivono in contesti fragili, offrendo loro gli strumenti per comprendere, scegliere e rispettare sé stessi e gli altri

