Economia circolare

L’Italia si conferma tra i leader europei dell’economia circolare. Secondo i dati del Rapporto 2025 sull’economia circolare in Italia, curato dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, il nostro Paese conferma il suo ruolo di primo piano nel panorama europeo della circolarità.

Con un punteggio di 65,2 su 100, l’Italia occupa il secondo posto tra i 27 Stati membri dell’Unione Europea, superato solo dai Paesi Bassi, e si piazza saldamente in prima posizione nel confronto con le principali economie continentali come Germania, Francia e Spagna.

La leadership italiana riflette un sistema produttivo sempre più efficiente e attento alla sostenibilità, capace di generare più valore con meno risorse.

Nel 2023 l’Italia ha raggiunto una produttività delle risorse pari a 4,3 euro di PIL per ogni chilogrammo di materiali consumati. Una cifra ben superiore alla media europea (2,7 €/kg) e ai livelli di altri grandi Paesi come la Spagna (4,1 €/kg), la Francia (3,5 €/kg) e la Germania (3,4 €/kg).

“In un contesto economico e politico incerto, con l’aggravarsi di conflitti internazionali, in cui anche le materie prime giocano un ruolo fondamentale, l’Italia deve decidere se rafforzare la sua leadership nella circolarità o perdere questo vantaggio”, commenta Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Circolarità oltre il riciclo

Ronchi sottolinea come per far decollare davvero l’economia circolare si debba cambiare prospettiva: “Oggi si punta troppo sulla gestione dei rifiuti e troppo poco su azioni a monte, come progettare prodotti che durano di più, si riparano facilmente e si possono riutilizzare. In più, il mercato delle materie prime seconde è ancora debole, e mancano strumenti efficaci per monitorare i veri progressi sulla circolarità, che va oltre il riciclo dei rifiuti. Per superare questi ostacoli, bisogna rendere più convenienti per tutti, sia per chi produce che per chi consuma, le scelte sostenibili; usare la leva fiscale per premiare chi riduce gli sprechi e introdurre criteri circolari anche negli acquisti pubblici. Siamo ancora leader, ma ci sono altri Paesi che corrono più di noi”.

Materie prime seconde: un vantaggio competitivo

Il Rapporto evidenzia come l’efficienza nell’uso dei materiali, unita all’incremento del riciclo e del riutilizzo, rappresenti una leva cruciale per la competitività del sistema industriale italiano. L’adozione di pratiche circolari ha già prodotto risultati tangibili: nel 2024 le imprese manifatturiere italiane hanno risparmiato 16,4 miliardi di euro, secondo una stima della Cassa Depositi e Prestiti. Anche la Commissione europea sottolinea l’importanza della transizione: nei 27 Paesi UE il potenziale risparmio annuo sui costi energetici derivante da modelli più circolari è stimato in 45 miliardi di euro.

Tra i pilastri del nuovo modello industriale circolare ci sono il miglior utilizzo delle risorse, la valorizzazione delle materie prime seconde e la riduzione degli scarti. L’Italia si distingue con un tasso di utilizzo circolare delle risorse del 20,8%, il più alto tra le grandi economie europee e ben al di sopra della media UE (11,8%).

La questione irrisolta delle importazioni

A fronte di questi risultati eccellenti, persiste un nodo critico: l’elevata dipendenza dell’Italia dalle importazioni di materiali. Nel 2023, quasi la metà (48%) del fabbisogno nazionale è stato coperto da prodotti provenienti dall’estero, un valore più che doppio rispetto alla media europea (22%). E il conto per l’economia è salato: il costo delle importazioni è passato dai 424,2 miliardi di euro del 2019 ai 568,7 miliardi del 2024, con un incremento del 34%.

Questa vulnerabilità rischia di compromettere parte dei vantaggi ottenuti sul fronte della circolarità. Per diventare davvero competitivi e autonomi, serve puntare ancora di più sulla produzione interna di materie prime seconde e sulla riduzione della domanda di materiali vergini.

Rifiuti, meno scarti e più riciclo

Anche la gestione dei rifiuti è una voce positiva nel bilancio italiano. Il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani ha raggiunto nel 2023 il 50,8%, con una crescita di oltre tre punti percentuali rispetto al 2019. Una performance superata solo dalla Germania (68,2%) e nettamente superiore a quelle di Francia (42,2%) e Spagna (41,4%).

Un altro indicatore rilevante è il consumo di materiali per abitante, che in Italia si attesta a 11,1 tonnellate annue, al di sotto della media europea di 14,1 tonnellate. Tuttavia, a differenza di altri grandi Paesi europei che lo stanno riducendo, in Italia questo valore è in lieve aumento, segnalando la necessità di interventi più decisi anche sul fronte della domanda.

Fare di più, per contare di più

“Siamo su una strada in cui il consumo di risorse continuerà ad aumentare”, ha specificato il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, “La sfida da vincere è tecnologica, di consumo, di tutela. È necessario fare massa critica per creare efficienza e sostenibilità economica nella strada verso la transizione green”.

L’Italia dimostra di avere tutte le carte in regola per fare della circolarità uno dei punti di forza del proprio modello produttivo. Ma i margini di miglioramento restano ampi. Per consolidare il primato europeo e rendere più solido il “made in Italy” serve un’accelerazione decisa: più investimenti nell’innovazione circolare, meno dipendenza dall’estero e una strategia industriale che premi davvero chi riduce, riutilizza e ricicla.

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