Google, Corte Ue: l'avvocata generale propone di confermare la multa di 4,124 miliardi (Foto di AS Photograpy da Pixabay)
Google, Corte Ue: l’avvocata generale propone di confermare la multa di 4,12 miliardi
Nella causa che ha coinvolto Google, l’avvocata generale Kokott propone alla Corte Ue di respingere l’impugnazione dell’azienda e di confermare la nuova ammenda di euro 4,124 miliardi fissata dal Tribunale
L’avvocata generale Kokott propone alla Corte di Giustizia dell’Ue, nella causa Google Android, di respingere l’impugnazione di Google e, pertanto, di confermare la nuova ammenda di euro 4,124 miliardi fissata dal Tribunale dell’Unione Europea: è quanto si apprende da una nota diffusa dalla Corte Ue.
Causa Google, la vicenda
La Corte Ue ripercorre, quindi, i passaggi del caso che ha coinvolto Google.
Con decisione del 18 luglio 2018 la Commissione aveva inflitto a Google un’ammenda di quasi euro 4,343 miliardi, per aver abusato della sua posizione dominante imponendo restrizioni contrattuali anticoncorrenziali ai produttori di dispositivi mobili e agli operatori di reti mobili, in parte sin dal 1° gennaio 2011.
In particolare – si legge – “i produttori potevano ottenere una licenza per «Play Store», l’App Store di Google, solo se preinstallavano la sua applicazione di ricerca generale «Google Search» e il suo browser «Chrome» («pacchetto»). Inoltre, al fine di ottenere una licenza per Play Store e per Google Search, essi dovevano impegnarsi a non vendere dispositivi equipaggiati con versioni del sistema operativo Android non approvate da Google («antiframmentazione»). Infine, Google vincolava la partecipazione dei produttori e degli operatori di rete agli introiti pubblicitari alla condizione che non preinstallassero un altro servizio di ricerca generale su un portafoglio determinato di dispositivi («ripartizione dei ricavi»)”.
Secondo la Commissione, con tutte queste restrizioni, “Google perseguiva l’obiettivo di proteggere e di rafforzare la sua posizione dominante in materia di servizi di ricerca generale e, pertanto, i suoi introiti derivanti da annunci pubblicitari collegati a tali ricerche, e ciò in un momento in cui l’importanza di Internet mobile stava aumentando in modo significativo”.
Google, quindi, ha contestato la decisione della Commissione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea, con un successo limitato: con sentenza del 14 settembre 2022 il Tribunale ha annullato la decisione (unicamente) per quanto riguarda il regime di ripartizione dei ricavi e ha fissato nuovamente l’ammenda in euro 4,124 miliardi.
L’azienda ha proposto, quindi, l’impugnazione dinanzi alla Corte. Nelle sue conclusioni, come detto, l’avvocata generale Juliane Kokott propone alla Corte di respingere l’impugnazione di Google e, pertanto, di confermare la sentenza del Tribunale.
L’avvocata – si legge nella nota della Corte Ue – “afferma, da un lato, che la valutazione dei fatti e degli elementi di prova da parte del Tribunale non può, in linea di principio, essere contestata dinanzi alla Corte e dall’altro, che gli argomenti giuridici invocati da Google sono inoperanti”.

