La bufala delle criptovalute: come riconoscere una fake news
Da Sigfrido Ranucci a Belen Rodriguez: tornano online le false storie dei “famosi” che sponsorizzano piattaforme di investimento “miracolose”. Bankitalia, Mattarella e giornalisti coinvolti in un copione sempre più assurdo.
Non è vero che Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, abbia mai promosso una piattaforma di criptovalute. Eppure, la rete è tornata a diffondere una delle fake news più ricorrenti degli ultimi anni: quella del “personaggio famoso” che, in diretta TV, lancia un presunto sistema d’investimento basato sull’intelligenza artificiale capace di rendere miliardari in pochi minuti.
In questa narrazione fittizia, la scena si conclude sempre con l’intervento di Bankitalia, descritta come un’oscura entità che censura la trasmissione, minaccia i protagonisti e distrugge le registrazioni per impedire la diffusione del “segreto finanziario”.
La trama è sempre la stessa, cambiano solo i protagonisti: da Ranucci a Belen Rodriguez, da Angelo Duro a Geppi Cucciari, fino a conduttori come Carlo Conti o Antonella Clerici, accusati di aver “ceduto” alle pressioni dei poteri forti dopo aver “guadagnato troppo” con le criptovalute.
Dal racconto grottesco alla manipolazione online
Dietro la fantasia quasi cinematografica di questi post si nasconde una macchina di disinformazione ben organizzata.
Le storie seguono uno schema preciso:
- individuare un volto noto e riconoscibile;
- attribuirgli un’azione eroica o ribelle contro le istituzioni;
- creare un finale “censurato” che alimenti il senso di mistero e indignazione.
In alcuni casi le bufale arrivano a toccare il paradosso, con racconti di aggressioni in diretta TV, complotti politici o lettere fasulle della RAI, tutte costruite per legittimare un prodotto inesistente.
Il vero obiettivo non è informare ma attirare clic, vendere piattaforme truffaldine e rubare dati personali.
Come riconoscere una fake news di questo tipo
Le bufale sulle criptovalute sfruttano due leve psicologiche: la fiducia nel personaggio pubblico e il fascino del guadagno facile.
Per non cadere nella trappola, è importante seguire alcune regole di base:
- Verificare la fonte: se una notizia clamorosa non compare su testate affidabili o sui canali ufficiali del protagonista, è quasi certamente falsa.
- Diffidare di titoli sensazionalistici o che contengono frasi come “episodio segreto”, “censura in diretta” o “Bankitalia blocca tutto”.
- Non cliccare su link sospetti: molti di questi post rimandano a siti clonati che imitano giornali o emittenti TV per ottenere informazioni personali o bancarie.
Un fenomeno che sfrutta la fiducia e la notorietà
Le fake news di questo tipo funzionano perché uniscono due elementi forti: la notorietà del personaggio e la sfiducia nelle istituzioni.
La promessa di un guadagno “alternativo” e “ribelle” alimenta il mito del cittadino che batte il sistema. È un racconto perfetto per i social network, dove la velocità di condivisione spesso supera la capacità di verifica.
Dietro però non ci sono complotti o rivelazioni censurate, ma truffe digitali sempre più sofisticate, che cambiano nomi, volti e loghi per sembrare credibili.
La realtà, come confermano le autorità e gli stessi VIP coinvolti loro malgrado, è molto più semplice: nessun volto noto ha mai promosso o utilizzato piattaforme di criptovalute bandite da Bankitalia.
Fake news, informarsi per difendersi
In un mondo dove la disinformazione corre veloce, saper riconoscere una fake news è un atto di autodifesa digitale.
Verificare prima di condividere, leggere con senso critico e fidarsi solo di fonti ufficiali sono gesti che proteggono non solo i nostri dati, ma anche la qualità del dibattito pubblico.
Perché la vera rivoluzione – quella autentica – non passa da una piattaforma segreta di criptovalute, ma da una consapevolezza collettiva che mette al centro verità, etica e informazione corretta.

