AI su WhatsApp, Commissione apre indagine antitrust su Meta (Foto di Pete Linforth da Pixabay)
Lavoro e AI: in Italia cresce la prudenza, non la voglia di cambiare
Il Global Talent Barometer di ManpowerGroup evidenzia un’Italia ancora soddisfatta del proprio impiego, ma preoccupata dall’impatto dell’AI: molti restano nel posto attuale ma continuano a monitorare il mercato.
Il 63% dei lavoratori italiani valuta positivamente il proprio lavoro, ma la fiducia nelle proprie capacità è in calo rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla terza edizione del Global Talent Barometer di ManpowerGroup, che analizza percezioni e aspettative professionali in 19 Paesi e pubblicato in occasione del World Economic Forum di Davos.
La novità più significativa è l’ambivalenza tra chi non intende cambiare lavoro e chi, al tempo stesso, continua a monitorare il mercato. Questo comportamento è legato soprattutto all’incertezza generata dall’arrivo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie: le persone vogliono restare nel proprio ruolo, ma si sentono prudenti e desiderano essere pronti a eventuali cambiamenti.
Job hugging e monitoraggio del mercato: un’ambivalenza sempre più diffusa
Dall’analisi emergono due tendenze apparentemente contrastanti: il 67% delle persone pratica il cosiddetto job hugging, ovvero pianifica di restare nel proprio attuale impiego senza cambiare datore di lavoro nei prossimi mesi. Al contempo, però, il 62% continua a monitorare il mercato alla ricerca di possibili alternative professionali.
Un’ambivalenza che riflette un crescente senso di incertezza legato all’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, soprattutto tra le generazioni più senior. In sostanza, le persone non desiderano cambiare lavoro, ma ritengono prudente essere preparate a eventuali cambiamenti.
Benessere e soddisfazione stabili, ma cala la fiducia nelle competenze
In generale, il Global Talent Barometer mostra che in Italia quasi due persone su tre (63%) esprimono un giudizio positivo sul proprio lavoro, un valore leggermente inferiore alla media globale (67%).
Gli indicatori che compongono questo risultato sono sostanzialmente stabili: il benessere sul luogo di lavoro si attesta al 62%, mentre la soddisfazione professionale resta pressoché invariata al 58%. Più significativo, invece, il calo dell’indice di fiducia nelle proprie capacità e nel proprio ruolo, che passa dal 75% al 68% rispetto al 2025, soprattutto per via delle incertezze legate alle sfide tecnologiche.
Tecnologia e AI: la fiducia cala soprattutto tra i profili meno specializzati
Se da un lato i livelli di fiducia in sé e nel proprio ruolo restano elevati, dall’altro emergono segnali di preoccupazione verso l’utilizzo di nuove tecnologie. In Italia l’85% delle persone si sente competente per le mansioni svolte, il 71% ritiene di avere opportunità di acquisire nuove abilità in azienda e il 56% crede nelle proprie possibilità di carriera.
Ma la fiducia nell’uso di strumenti recenti e tecnologie, incluse le competenze in ambito AI, cala drasticamente dal 80% al 61%. I profili più dubbiosi risultano essere quelli a bassa specializzazione (51%) e le generazioni più senior: boomer (42%) e GenX (56%).
Benessere: scopo e valori riconosciuti, ma rischio burnout
Sul fronte del benessere, la maggior parte dei lavoratori percepisce il proprio lavoro come significativo (78%), si riconosce nei valori e nella visione dell’azienda (69%) e riceve supporto per mantenere un equilibrio tra vita privata e professionale (62%). Tuttavia, oltre la metà degli intervistati (56%) dichiara di aver vissuto recentemente episodi di burnout, dovuti soprattutto a stress (27%) e carichi di lavoro elevati (18%). Un segnale che mette in evidenza come il benessere percepito possa convivere con condizioni di forte pressione.
Analizzando l’indice di soddisfazione lavorativa, il 61% delle persone si sente supportato dai propri manager per le opportunità di crescita, mentre il 65% è convinto della sicurezza del proprio impiego. Parallelamente, però, il 53% dichiara di essere fiducioso di riuscire a trovare un lavoro più adatto alle proprie esigenze nei prossimi sei mesi, dimostrando un mercato ancora dinamico.
Nella ricerca di lavoro, inoltre, resta fondamentale il rapporto umano: quasi la totalità dei candidati (94%) ritiene importante che il proprio curriculum sia esaminato da una persona, e il 91% considera importante parlare direttamente con qualcuno durante il processo di assunzione.
Formazione e mentorship: il gap che limita l’adattamento all’innovazione
Un elemento centrale che emerge dal rapporto riguarda la formazione: oltre la metà delle lavoratrici e dei lavoratori dichiara di non aver ricevuto recentemente attività di training (57%) o di mentorship (72%). Proprio per questo, secondo Anna Gionfriddo, Amministratrice Delegata di ManpowerGroup Italia, “l’adozione dell’intelligenza artificiale e di nuovi strumenti non può prescindere da percorsi strutturati di formazione”. In un contesto di innovazione crescente, la formazione diventa quindi un fattore chiave per rafforzare fiducia e competenze.

