Le parole del consumatore: Wangiri
La chiamata cade dopo un solo rapido squillo, rispondere in tempo è impossibile e chi riceve la telefonata viene spinto in questo modo a richiamare il numero sconosciuto: è la truffa telefonica chiamata “Wangiri”
“Un squillo e giù”: è la traduzione della parola giapponese “Wangiri”, che indica una truffa telefonica ormai molto diffusa. La chiamata cade dopo un solo rapido squillo, rispondere in tempo è impossibile e chi riceve la telefonata viene spinto in questo modo a richiamare il numero sconosciuto. Il problema è che dietro quell’unico squillo può nascondersi la cosiddetta truffa della “telefonata fantasma”.
Wangiri, in cosa consiste la truffa?
Come spiegato dall’Unione Nazionale Consumatori, spesso queste chiamate arrivano in momenti in cui la vittima non può rispondere, durante le ore di lavoro o di notte. Il consumatore, quindi, si ritrova sul telefono una chiamata senza risposta, e richiamare quel numero può costare caro.
“Quando la vittima richiama – spiega l’UNC – viene automaticamente indirizzato su un numero a pagamento. Nessuna voce in risposta, solo musica di attesa o il silenzio. Nel frattempo, però, il suo credito telefonico viene svuotato. Secondo la Polizia Postale il costo di queste chiamate può arrivare a 1,50 euro al secondo. E il prezzo da pagare può essere ancora più alto se il nostro conto corrente è collegato all’utenza mobile. In quel caso, i truffatori possono anche rubarci soldi dal conto”.
Lo scopo della truffa Wangiri, quindi, è quella di tenere la vittima al telefono il più a lungo possibile. Per non destare sospetti, la chiamata può riprodurre ripetutamente il suono di uno squillo, portando il malcapitato a pensare di essere in attesa di risposta. In realtà, però, la chiamata è già in corso e gli hacker stanno già rubando soldi.
Attenzione anche agli SMS. L’UNC spiega, infatti, che una versione evoluta della truffa utilizza anche l’invio di messaggi dal tono amichevole, come: “Ciao, ho provato a chiamarti, richiamami quando puoi!”. Il consumatore anche in questo caso viene spinto a richiamare il mittente dell’SMS, ritrovandosi collegato con un numero a pagamento.
Come tutelarsi?
Ecco, quindi, i consigli dell’UNC per difendersi dalla truffa “Wangiri”. Il primo consiglio è quello di non richiamare mai e non inviare messaggi a numeri sconosciuti.
“Non apriamo i link contenuti in sms o messaggi WhatsApp e blocchiamo subito il numero – afferma l’UNC. – Possiamo anche chiedere al nostro operatore di bloccare le chiamate provenienti dall’estero”.
In caso di dubbi sul numero che ci ha chiamato, è possibile verificarlo attraverso il Registro degli Operatori di Comunicazione, lo strumento dell’Agcom che ci dice se un numero è legittimo.
“Scarichiamo delle applicazioni anti-spam, che identificano e bloccano le chiamate – prosegue l’associazione. – Le più diffuse sono Truecaller o Hiya che rilevano chiamate e voci generate con l’AI, Call Blocker e Should I Answer, basate su un database di segnalazioni degli utenti”.
È consigliabile, inoltre, “controllare regolarmente il credito telefonico, per vedere se ci sono stati eventuali addebiti non autorizzati”: in questo caso “contattiamo immediatamente il nostro operatore per contestare le tariffe. Molti gestori telefonici prevedono procedure per recuperare le somme rubate”.
Infine – conclude l’UNC – “se siamo caduti nella trappola, segnaliamo la truffa alla Polizia Postale o all’Agcom, per monitorare il fenomeno e proteggere altri consumatori”.

