minori online

https://www.pexels.com/it-it/foto/smartphone-internet-seduto-giovane-7414068/ (Foto Kampus Production per Pexels)

La crescente esposizione dei minori ai contenuti digitali e alle dinamiche dei social media preoccupa sempre di più le istituzioni europee. Con un utilizzo quotidiano quasi universale e fenomeni di dipendenza in aumento, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione  su minori online che chiede nuove e incisive misure per tutelare la salute mentale e fisica dei giovani. Il testo, non vincolante ma politicamente rilevante, punta a ridefinire le responsabilità delle piattaforme e a fissare standard comuni per un ambiente digitale più sicuro.

Limite minimo di 16 anni e maggiore responsabilità delle piattaforme

La proposta centrale della risoluzione è elevare a 16 anni l’età minima per accedere ai social media e alle piattaforme digitali, inclusi servizi basati su IA e compagni virtuali. I minori tra i 13 e i 16 anni potrebbero accedervi soltanto con l’autorizzazione dei genitori.

I deputati apprezzano il lavoro della Commissione su strumenti come l’app UE per la verifica dell’età e l’identità digitale europea, ma ricordano che tali sistemi devono essere affidabili, rispettare la privacy e non esonerare le piattaforme dalla responsabilità principale: garantire prodotti sicuri e adeguati ai minori.

Per rafforzare la conformità, il Parlamento propone anche che il top management delle aziende possa essere chiamato a rispondere personalmente in caso di violazioni gravi e persistenti, soprattutto in ambito di protezione dei minori.

Stop alle pratiche che creano dipendenza

La risoluzione sui minori online chiede un’azione decisa contro le funzioni che alimentano comportamenti compulsivi: scorrimento infinito, autoplay, aggiornamento a trascinamento, cicli di ricompensa e forme dannose di gamification. Alcune dovrebbero essere vietate, altre disattivate per default.

Il Parlamento sollecita inoltre un intervento nella futura legge sull’equità digitale per regolamentare tecnologie persuasive come annunci mirati, design manipolativi, pubblicità degli influencer e dark patterns.

Tra le misure più forti figurano il divieto dei sistemi di raccomandazione basati sul coinvolgimento per i minori e l’applicazione del DSA anche ai videogiochi online, con il bando di loot box e contenuti randomizzati che incentivano spese ripetute.

Protezione dallo sfruttamento commerciale e rischi dell’IA

La risoluzione affronta anche lo sfruttamento economico dei più giovani, chiedendo di vietare incentivi finanziari ai cosiddetti “bambini influencer”. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il Parlamento invita a intervenire con urgenza contro deepfake, chatbot da compagnia, agenti autonomi e app che generano contenuti manipolati senza consenso, inclusi i pericolosi strumenti di “nudificazione”.

Un’emergenza percepita da famiglie e cittadini

La relatrice Christel Schaldemose ha sottolineato in aula che il Parlamento “sta finalmente tracciando un limite” e che i servizi digitali “non sono pensati per i minori”. Le sue parole si inseriscono in un contesto di forte allarme: il 97% dei giovani usa Internet ogni giorno e un quarto dei minori ha un rapporto problematico con lo smartphone.

Secondo l’Eurobarometro 2025, oltre il 90% degli europei ritiene urgente intervenire contro i rischi dei social: impatto sulla salute mentale, bullismo, esposizione a contenuti inappropriati. Anche gli Stati membri stanno iniziando a introdurre limiti e verifiche, ma il Parlamento europeo chiede un’azione coordinata e ambiziosa, all’altezza delle sfide della nuova infanzia digitale.

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