Oggi la Giornata contro l’AIDS, dal 1984 più di 35 milioni di vittime nel mondo
Secondo le stime dell’OMS, nel 2020 sono 37.700.000 le persone con l’HIV, 680.000 i morti per cause legate a questo virus. Crescono le disuguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali per l’HIV e restano, ancora oggi, fenomeni quali stigmatizzazione e discriminazione
L’HIV rimane un grave problema di salute pubblica che colpisce milioni di persone in tutto il mondo; un virus che da quando è stato identificato per la prima volta, nel 1984, ha causato più di 35 milioni di vittime. Secondo le stime dell’OMS, nel 2020 sono 37.700.000 le persone con l’HIV, 680.000 i morti per cause legate a questo virus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS che ricorre oggi, evidenzia dunque le crescenti disuguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali per l’HIV, a cui si affiancano, ancora oggi, fenomeni quali stigmatizzazione e discriminazione.
HIV, gravi ritardi nelle diagnosi
Un nuovo rapporto pubblicato congiuntamente dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), mostra un calo del 24% del tasso di nuovi casi di HIV diagnosticati tra il 2019 e il 2020. Un calo dovuto in gran parte alla riduzione dei test HIV nel 2020 causata dalle restrizioni COVID-19 e dalle interruzioni del servizio.
Nonostante la potenziale sottodiagnosi e sottosegnalazione nel 2020, sono state diagnosticate 104.765 nuove infezioni da HIV in 46 dei 53 Paesi della regione europea, di cui 14.971 provenienti da paesi dell’Unione europea/Spazio economico europeo (UE/SEE).
“I nuovi dati, raccolti da quando è scoppiata l’emergenza COVID-19, dipingono un quadro preoccupante: molti casi di persone che vivono con l’HIV non vengono diagnosticati in tempo, il che potrebbe avere conseguenze a lungo termine sulla qualità della loro vita – ha affermato il dott. Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa. – C’è ancora troppa stigmatizzazione, discriminazione e disinformazione intorno a questo virus, con enormi disparità nella diagnosi e nel trattamento all’interno della Regione Europea”.
Più di 6mila telefonate nel 2021 al Telefono Verde AIDS e IST dell’ISS
Nel 2021 il Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore di Sanità ha ricevuto 6.219 telefonate. Un servizio ancora oggi necessario per rispondere alle esigenze informative degli utenti, che fornisce, in modo personalizzato, risposte supportate da solide basi scientifiche. Le domande rivolte agli esperti riguardano, infatti, dubbi su rapporti occasionali, modalità di trasmissione, procedure di testing per le infezioni. Inoltre in circa il 10% delle telefonate emerge, ancora oggi, un’evidente disinformazione relativamente ai fattori di rischio.
Fondamentale anche la consulenza di tipo legale, fornita tramite il telefono verde due giorni alla settimana, il lunedì e il giovedì dalle 14.00 alle 18.00, per quanto riguarda aspetti relativi a discriminazione o problematiche in ambito lavorativo e assistenziale.

Una netta prevalenza (67,5%) di persone con infezione da HIV, infatti, si rivolge al Servizio per problematiche di discriminazione, stigma e/o violazione della riservatezza dei propri dati sanitari.
Rilevanti anche le richieste relative ai diritti previdenziali e assistenziali e alle problematiche di accesso alle cure, mentre contenuto, anche se significativo, è il numero di richieste attinenti ai profili di responsabilità penale da trasmissione del virus.
Autorità Infanzia e Adolescenza: “Test HIV in autonomia anche per i minori”
In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids l’Autorità per l’Infanzia e l’Adolescenza ha richiamato l’attenzione sulla necessità di permettere anche ai minori di effettuare i test HIV in autonomia.
Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF, nel 2020 almeno 300.000 bambini sono stati contagiati dall’HIV. Altri 120.000 sono morti per cause legate all’AIDS durante lo stesso periodo. E sono almeno 150.000 gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni che hanno contratto l’HIV.
“La mia preoccupazione – spiega l’Autorità Carla Garlatti – è che qualora abbiano un dubbio sull’essere entrati in contatto con il virus, per la paura di parlarne con i propri genitori, i ragazzi rinuncino a sottoporsi al test o sottovalutino i rischi di una mancata diagnosi. Un accesso in autonomia ai test, invece, permetterebbe loro di ricevere una diagnosi precoce e di tutelare se stessi e gli altri in maniera efficace”.
“Questo a condizione che ciò avvenga in un contesto protetto e dedicato nell’ambito del Servizio sanitario nazionale – prosegue – e che, in caso di positività al test, i genitori o il tutore siano immediatamente avvertiti al fine di garantire un adeguato supporto ai ragazzi nel gestire le emozioni provocate dalla notizia e nell’affrontare la terapia. Qualora il risultato fosse negativo, in ogni caso, i ragazzi dovrebbero seguire percorsi di consapevolezza e sostegno psico-sociale nell’ambito dei servizi offerti dalla sanità pubblica”.
L’Autorità chiede, inoltre, che siano introdotte azioni di informazione e sensibilizzazione a scuola, con l’intervento di personale specializzato, negli studi medici e nei consultori.
“Si tratta di iniziative che dovrebbero andare nella direzione auspicata dal Comitato Onu sui diritti dell’infanzia che, nel commento generale n. 14 del 2013, ha sollecitato gli Stati parte ad assicurare che i minorenni abbiano accesso a informazioni adeguate ed essenziali al loro sviluppo e alla loro salute, al fine di compiere scelte consapevoli. Informazioni che dovrebbero riguardare, secondo il Comitato, anche HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili”, conclude Carla Garlatti.

