Salute, Rapporto Istat: aumenta la rinuncia alle prestazioni sanitarie (foto Pixabay)
Salute, Rapporto Istat: aumenta la rinuncia alle prestazioni sanitarie
Secondo il Rapporto annuale Istat, nel 2024 circa una persona su 10 ha rinunciato a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste di attesa o per motivi economici
In Italia la rinuncia alle prestazioni sanitarie è in aumento, in particolare a causa delle lunghe liste di attesa o per motivi economici. Il disagio psicologico cresce e le condizioni di salute soggettive dichiarate dalle persone con disabilità restano critiche: è quanto emerso dal Rapporto annuale Istat, diffuso oggi (qui il documento completo).
Rapporto Istat, un focus sulla salute
Secondo il Rapporto Istat, nel 2024 circa una persona su 10 (9,9 per cento) ha rinunciato a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste di attesa (6,8 per cento) e per le difficoltà nel pagare le prestazioni sanitarie (5,3 per cento).
Inoltre la rinuncia alle prestazioni sanitarie risulta in crescita sia rispetto al 2023 (7,5 per cento), sia rispetto al periodo pre-pandemico (6,3 per cento nel 2019), soprattutto per l’aggravarsi delle difficoltà di prenotazione.
Per quanto riguarda la salute mentale, secondo l’Istat nel 2024 l’indice di salute mentale si attesta a 68,4 punti in media. In particolare, il valore medio più elevato dell’indice si riscontra tra i giovani di 14-24 anni (70,4 punti) e raggiunge il minimo (65,1) tra le persone di 75 anni e oltre. Il disagio psicologico peggiora con l’aumentare dell’età.
“Le disuguaglianze di genere nel disagio psicologico sono marcate, soprattutto tra giovani e anziani – analizza l’Istat -. Tra i 14-24enni il divario tra donne e uomini è di 6,1 punti (67,2 contro 73,3). Anche tra gli over 75 il disagio psicologico delle donne è superiore a quello degli uomini (indice di salute mentale più basso 62,7 contro 68,5)”.
Solo il 9,8% delle persone con disabilità dichiara di stare bene
Le condizioni di disabilità, secondo il Rapporto Istat, interessano 2,9 milioni di persone in Italia nel 2023 (5,0 per cento della popolazione), di cui 1 milione 690mila donne. La quota più elevata di persone con disabilità si riscontra nelle classi di età più anziane: 6,9 per cento nella classe 65-74 anni e 19,2 per cento tra gli anziani di 75 anni e più.
In particolare, tra le donne si osserva una prevalenza inferiore a quella degli uomini fino ai 64 anni, mentre per le classi di età successiva la quota di donne con disabilità supera quella degli uomini.
Dal 2010 al 2023, la percentuale di persone con disabilità con almeno una patologia cronica ha oscillato intorno all’88 per cento (33 per cento nel resto della popolazione). La quota aumenta con l’età raggiungendo, nel 2023, il 95,5 per cento per gli individui di 75 anni e più (69,8 per cento nel resto della popolazione).
L’Istat sottolinea che solo il 9,8 per cento delle persone con disabilità dichiara di stare bene o molto bene, contro l’83,1 per cento del resto della popolazione. Tuttavia, nel corso degli anni, la quota di persone con disabilità che dichiarano di stare male o molto male è diminuita (dal 61,0 per cento del 2010 al 57,3 per cento del 2023).

