sostenibilità

https://pixabay.com/it/photos/natura-terra-sostenibilit%C3%A0-foglia-3289812/ (Foto Pixabay)

Gli italiani e le italiane hanno le idee chiare: la competitività economica non può esistere senza la sostenibilità che passa attraverso il rispetto dei diritti umani, la tutela dell’ambiente e il contrasto al cambiamento climatico. È quanto emerge dal sondaggio “Le imprese tra tutela dei diritti umani e ambientali e competitività”, realizzato da SWG per WeWorld, Mani Tese, la Campagna Impresa 2030 e ASviS.

I dati arrivano in un momento delicato, con il pacchetto europeo “Omnibus” che rischia di ridurre le regole sulla sostenibilità in nome della semplificazione.

Imprese sotto esame: responsabilità lungo tutta la filiera

Secondo l’85% degli intervistati, le grandi imprese – europee e straniere che operano nel mercato comunitario – devono essere obbligate per legge a prevenire i danni causati dalle loro attività a persone, ambiente e clima, anche se ciò comporta maggiori costi.

Non solo: l’84% chiede che le aziende vigilino sull’intera catena del valore, assumendosi la responsabilità delle violazioni commesse da filiali, partner, fornitori e subfornitori. Una posizione che punta a contrastare pratiche come il caporalato in agricoltura o lo sfruttamento nella moda, emerso in recenti inchieste che hanno coinvolto anche grandi marchi del lusso.

Ambiente e clima: investire per ridurre le emissioni

Il 79% degli italiani ritiene che le imprese debbano presentare piani obbligatori di riduzione delle emissioni di CO2 e di contrasto al riscaldamento globale, anche se ciò richiede investimenti economici significativi. Un dato trasversale: oltre il 70% di chi si colloca politicamente a destra o centro-destra è d’accordo, a dimostrazione che il tema supera le divisioni ideologiche. Minime anche le differenze con lavoratori autonomi e imprenditori, segno di una sensibilità condivisa.

Nonostante l’ampio consenso, solo il 34% del campione ritiene che le autorità pubbliche stiano facendo abbastanza per obbligare le grandi aziende a ridurre il loro impatto negativo.

“È un segnale forte della crescente consapevolezza tra i cittadini e della necessità di un’azione istituzionale più incisiva”, osserva Elisa Lenhard di Mani Tese.

Margherita Romanelli di WeWorld denuncia invece il rischio che l’attuale pacchetto “Omnibus” finisca per smantellare conquiste democratiche già approvate, come la direttiva sul Dovere di Diligenza delle Imprese:

“Si sta tentando di cancellare norme senza consultare i cittadini, ma 3 italiani su 4 ribadiscono che la competitività non può prescindere da diritti e sostenibilità”.

Sostenibilità come leva di competitività

I dati Istat citati da Enrico Giovannini (ASviS) confermano che le imprese che hanno scelto la sostenibilità registrano anche una maggiore competitività e produttività. Per questo, avverte, la semplificazione amministrativa non deve trasformarsi in deregulation: significherebbe frenare l’innovazione e il percorso verso modelli produttivi più sostenibili, in linea con i principi del Trattato europeo.

Il sondaggio evidenzia inoltre che cattolici, giovani tra i 25 e i 34 anni e adulti sopra i 55 anni sono tra i più favorevoli a una regolamentazione stringente. Il consenso è particolarmente alto anche nel Nord-Est produttivo.
Ne emerge un quadro di forte convergenza: l’iniziativa economica, come ricorda l’articolo 41 della Costituzione, non può arrecare danno alla dignità umana o all’ambiente. È il messaggio che cittadini e cittadine lanciano alla politica italiana ed europea, alla vigilia di decisioni cruciali sul futuro della sostenibilità d’impresa.

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