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A Natale mangiamo pesce. Sì ma solo sostenibile
Ad oggi circa l’80% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato in modo non sostenibile. A Natale meglio consumare pesce “sostenibile”
Sulle tavole di Natale, oltre al Pandoro e al Panettone, ai tortellini in brodo e roastbeef , gli italiani serviranno grandi portate a base di pesce. Che siano pescati o allevati, crostacei, vongole, cozze e pesci di ogni tipo saranno rivisitati con ricette speciali o secondo la tradizione regionale, dal Nord al Sud d’Italia.
Dato il grande consumo che si farà di questi prodotti, è bene ricordare ai consumatori che anche a tavola si può fare molto per fare del bene all’ambiente, oltre che al palato.
Il costante aumento della domanda di prodotti ittici mette sotto pressione i nostri mari, tanto che ad oggi circa l’80% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato in modo non sostenibile, nonostante la pesca garantisca la sussistenza di 180.000 persone in questa area.
Il Natale è dunque un’ottima occasione per ricordare ai consumatori di acquistare prodotti ittici pescati sostenibilmente o allevati in modo responsabile.

Come riconoscere il pesce “sostenibile”
L’organizzazione non profit Marine Stewardship Council MSC attraverso il suo programma di certificazione in mare e di tracciabilità durante l’intera catena offre ai consumatori un modo semplice e rapido di fare la scelta giusta: il marchio blu MSC sui prodotti ittici garantisce che quel prodotto è stato pescato nel rispetto del mare, o in alternativa il marchio ASC (Aquaculture Stewardship Council) che garantisce la sua provenienza da allevamento responsabile.
Il primo passo è dunque quello di cercare la sostenibilità quando si fa la spesa nei supermercati o dal pescivendolo, e quando si acquistano tipologie differenti di prodotti freschi, surgelati o conserve di tonno ed acciughe.
La situazione nel Mediterraneo
Storicamente i paesi dell’Europa meridionale sono stati più lenti delle controparti settentrionali nell’intraprendere un percorso di certificazione di sostenibilità, nonostante circa il 80% degli stock ittici nel Mediterraneo risultino sfruttati e gestiti in modo poco lungimirante e nonostante la pesca garantisca la sussistenza di 180.000 persone in questa area.
“Affinché il Mediterraneo torni ad essere un mare in salute e pieno di vita, e la pesca possa continuare a garantire cibo e lavoro, è necessario che vengano intrapresi miglioramenti sostanziali nella gestione degli stock ittici e del sistema delle attività di pesca”, afferma Francesca Oppia, Program Director di MSC in Italia.
Qualcosa sta già cambiando: il volume di prodotti certificati venduti in Italia è cresciuto di un terzo tra il 2018 e il 2019 e ora il nostro paese è al quinto posto per fatturato e al settimo per volume di prodotti ittici certificati MSC.
“Il marchio blu di MSC è riconosciuto da quasi la metà dei consumatori italiani” continua Oppia, “anche grazie all’impegno di molte aziende e retailer che hanno scelto l’approvvigionamento da fonti sostenibili”.

